Bollette più care, fra bufale e verità. Adusbef: «botta da 1 miliardo»

I possibili rincari dovuti ai debiti dei morosi accollati ai pagatori regolari agita consumatori e artigiani: «favore ai soliti noti»

Possibili rincari nella bolletta della luce, l’ultimo scontro di peso arriva dal Veneto dove Michele Croce, presidente della multiservizi di Verona Agsm, non le mandate a dire alla parlamentare Pd Alessia Rotta. «Mi rivolgo a tutte le altre multiutility d’Italia affinché si dissocino da una scelta che colpisce le famiglie italiane già in difficoltà in questi anni di pesante crisi economica» ha dichiarato Croce sui media. Replica della Rotta: «Spiace che Croce provi a strumentalizzare la notizia di presunti aumenti nelle bollette dell’energia elettrica, contribuendo a diffondere il panico tra i consumatori, già allertati dalla bufala sugli aumenti circolata in queste ore sul web». Il caso deriva dalla nuova disciplina sulle bollette, che in realtà è ancora in divenire. Il tutto mentre Adusbef parla già di batosta da mille milioni di euro.

L’ORIGINE DELLA DIATRIBA
All’origine della diatriba c’è un provvedimento dell’Arera, l’autorità di regolazione energia, reti ed ambiente. Il primo febbraio approva una delibera nella quale stabilisce il principio che i gestori del servizio energetico in determinati casi di morosità possono rivalersi nei mesi successivi spalmando il mancato pagamento sulle bollette di tutti gli utenti, privati ed imprese. Il termine scelto è quello di «oneri di sitema». L’espressione è soft, ma la sostanza fa scatenare la polemica, anzitutto sui social. C’è chi già quantifica il salasso in un 30 euro all’anno, chi a bimestre: bufale da WhatsApp. L’unica seria certezza è che tale principio, poiché è fissato in termini di regolamento valido in tutto il Paese, può dare origine ai più vari comportamenti e interpretazioni da parte dei gestori. La delibera, infatti, richiama a sua volta leggi e sentenze pregresse che la rendono un oggetto misterioso. Inoltre l’Arera non ha ancora fornito tutti i chiarimenti sulle modalità dell’applicazione, anche se ha una stima l’ha rilasciata: 2 euro in più.

COLOSSI ENERGIVORI
Al momento è parecchio difficile stimare quante siano gli arretrati da saldare e il monte complessivo dell’eventuale stangata. Il dato è sensibile e i gestori difficilmente lo rendono disponibile, anche perché spesso tali buchi sono coperti in qualche modo dalle banche che a loro volta possono ricartolizzare questi debiti. Una delle poche stime attendibili, secondo Il Sole 24 Ore, è quella del Politecnico di Milano che valuta in 61 miliardi il controvalore dei pagamenti complessivi in energia relativi al 2017. C’è poi un ignoto giuridico che per certi aspetti può essere ancora più preoccupante: se è vero infatti che Arera ha deliberato anche in ragione di un pronunciamento del Consiglio di Stato che pone in carico agli utenti finali il peso degli oneri di sistema, è altrettanto vero che gli scontenti potrebbero anche rivolgersi all’Europa identificando la condotta assunta dall’Italia come distorsiva della concorrenza. Un contenzioso che dura anni e poi finisce per sanzionare le scelte politiche e giuridiche dell’Italia, potrebbe avere effetti dirompenti simili a quelli delle quote latte o a quelli che a causa dei finanziamenti facili hanno portato sul lastrico alcune ex banche popolari, a partire da BpVi e Veneto Banca. Se a questo si aggiunge che una disciplina così congegnata finisce per tutelare principalmente alcune categorie come gestori, rivenditori di energia come Enel o produttori come Eni, ma anche i colossi energivori dell’industria e del trasporto a partire dal gruppo Fs, o persino le pubbliche amministrazioni o i soggetti ad esse collegate, allora si capiscono le inquietudini di molti.

ARTIGIANI IN RIVOLTA
Tra questi ci sono, ad esempio, gli artigiani che nel Veneto hanno trovato il coraggio di puntare l’indice contro la decisione dell’Arera. Che con la delibera contestata – è l’accusa – fa scaricare il rischio d’impresa di alcuni big player sulla collettività. «Alla fine a pagare sono i soliti noti. Per il 2018, infatti, sono previsti forti aumenti nelle bollette dell’energia elettrica dovuti, da un lato, alle agevolazioni concesse alle aziende energivore, dall’altro dalla decisione deliberata dall’Autorità per l’energia e il gas di ripartire fra tutti gli utenti gli oneri generali non pagati dai consumatori morosi. Nella sostanza famiglie e buona parte delle piccole imprese vedranno importanti aumenti nella bolletta elettrica». Non a caso sono queste le parole distillate una settimana fa da Agostino Bonomo, presidente di Confartigianato Veneto.

CONSUMATORI ARRABBIATI
Ovviamente la querelle non è sfuggita alle associazioni dei consumatori che sono intervenute a stretto giro. La più prudente di tutte è Adiconsum-Cisl il cui presidente nazionale Carlo De Masi fa sapere che la stessa Adiconsum ha provveduto a richiedere ad Arera «un incontro urgente per valutare insieme l’entità economica e numerica, attuale e futura, e quali correttivi mettere in campo per evitare che a pagare siano sempre i consumatori finali ed onesti, giustamente allarmati da questa incresciosa vicenda». Più pepato è il commento di Federconsumatori-Cgil, presieduta dal veneziano Emilio Viafora, che in una nota pubblicata pochi giorni fa sul portale affonda così il colpo: «Da tempo rivendichiamo una seria riforma degli oneri di sistema che, nelle recenti modifiche, al posto di essere ridimensionati sono stati accentuati a favore delle imprese energivore. È inconcepibile che i cittadini paghino salatamente incentivi ad imprese che consumano grandi quantità di energia e alla rete ferroviaria». La Cgil ha il suo cuore pulsante nella Fiom, il sindacato dei metalmeccanici che ha nelle acciaierie (tra le imprese più energivore) una delle sue roccaforti. Il prezzo “calmierato” della corrente elettrica è una delle condizioni per garantire i livelli occupazionali. Ma anche nei trasporti ferroviari il peso della Cgil non è poco. Per questo le parole di Federconsumatori vanno considerate attentamente.

«SCIPPO CON DESTREZZA»
Chi non va proprio per il sottile invece è l’Adusbef. Il cui presidente, l’avvocato Antonio Tanza, parla di «scippo con destrezza. Si è deciso di addossare sulle spalle di famiglie, consumatori e degli utenti dei servizi elettrici in regola con i pagamenti, gli oneri non recuperabili per mancato incasso degli oneri di sistema, quantificati in circa 1 miliardo di euro su base annua». Adusbef è l’unico soggetto in causa che ad alta voce abbozza una stima. Lo scenario è ancora da definire ma considerando i precedenti dell’associazione che con le banche ci ha sempre azzeccato, si capisce bene come la materia potrebbe diventare scottante. Non solo per le cifre in ballo, ma anche perché la stessa Adusbef annuncia azioni legali ad ampio spettro. Va infatti considerato che per la sua natura giuridica (in diritto amministrativo vale il principio dell’analogia), il provvedimento di Arera si potrebbe applicare in linea teorica anche alla nettezza urbana e all’acqua. E non è poco.

Ph: noiconsumatori.it

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