«Renzi si faccia pure il suo partito. E il Pd faccia la sinistra»

Il consigliere regionale veneto Azzalin: «doveva dimettersi subito, ma no all’appoggio al M5S. Sbagliato puntare solo su diritti civili e riforme istituzionali, priorità è il sociale»

«Basta con Renzi e il renzismo, dobbiamo ripartire dal fare opposizione e a parlare dei temi sociali». E’ un Graziano Azzalin che si scalda già per la battaglia interna al suo Partito Democratico, quello che ci parla arrivando ad accarezzare l’ipotesi di un segretario dimissionario «che si faccia il suo partito, anzichè usare il Pd per le sue ambizioni personali». Il consigliere regionale Dem di Rovigo è esponente di quell’ala sinistra che ora presenta il conto. Ma, a differenza ad esempio del governatore pugliese Michele Emiliano, è contrarissimo ad accordi ad un governo del Movimento 5 Stelle. «Assolutamente no», sbotta, «sarebbe il più grosso errore che potremmo compiere, cercare un’intesa innaturale coi 5 Stelle».

Neanche un appoggio esterno?
Cinque anni fa Bersani cercò di farlo, ma si accorse che non c’erano le condizioni. Oggi, i vincitori sono altri.

Quindi in questo la vede come il segretario dimissionario, che ha detto no a qualsiasi accordo con gli “estremisti”?
Non è questione di essere d’accordo con Renzi, ma di porsi il problema di far ritrovare un ruolo al Pd.

Che ne pensa delle “finte” dimissioni di Renzi?
E’ il solito Renzi, agisce pro domo sua. Doveva lasciare subito. Veltroni quella volta si dimise immediatamente col 31%…

In Veneto abbiamo forse l’unico caso di dimissioni di una dirigente del partito: la veneziana Scattolin. Un segnale positivo?
E’ un segnale che indica che la linea del partito va rimessa totalmente in discussione.

Come?
Il Pd non si è occupato dei problemi reali! Si è appiattito sui diritti e sulle riforme istituzionali, facendo scelte di destra come il Job’s Act, mentre la priorità è l’aumento delle disuguaglianze economiche e sociali. Se non cambiamo rotta radicalmente, non si va da nessuna parte.

O rischiate addirittura di scomparire. Qui in Veneto come giudica l’operato del segretario Bisato? A caldo il suo primo commento è stato che a Padova per il Pd è stato un successo.
Bisato non sa neanche perchè è lì… Il partito in Veneto non c’è. Vogliamo capirlo o no che dobbiamo fare opposizione vera al centrodestra? Rimangono apertissime questioni come il tipo di sviluppo che vogliamo, il consumo di suolo, la sanità, le banche, i servizi…

...e l’autonomia, su cui lei invece è sempre stato fra i più critici, a differenza della linea ufficiale del suo partito. Non crede che qui in Veneto il trionfo leghista e il travaso di voti dal Pd al M5S siano dovuti anche alla linea chiara e netta a favore dell’autonomia regionale?
Certo che il tema dell’autonomia ha rafforzato la Lega. Ma vorrei precisare: io non sono mai stato contro l’autonomia. Ma contro un referendum che Zaia ha utilizzato come strumento in sè inutile, ma utile a lui per farsi campagna elettorale.

O per dare voce al popolo.
Ha dato sfogo ad un’opinione pubblica sofferente, ma poi ha dovuto dire quello che dicevo io già prima, e cioè che ci vorranno tempi lunghi legate a trattative che sta conducendo con chi, come l’Emilia, non ha fatto nessun referendum. L’errore del Pd è stato nel modo in cui si è approcciato al referendum e alla gestione del tema autonomia. Un esempio? La mobilità: quella la cediamo a Roma, perchè vogliamo essere più autonomi sulla sanità? E’ assurdo.

Lei dice ripartire da zero. Ma non è che il Pd ha anche un problema di selezione di classe dirigente? L’ultima volta che avete provato il volto fresco giovane e “moderno”, con la Moretti alle regionali 2015, si sa com’è andata.
In politica come nella vita si raccoglie quel che si semina. O si riparte dai temi reali e solo poi si fanno proposte sulle persone, oppure, illudendosi di poter partire da uomini o donne che si credono vincenti, si fallisce. Guardi la Lega: era data al 5%, e ha saputo risollevarsi. Ma poi, scusi, di cosa parliamo? Si è fatto fatica a comporre le liste dei candidati, perchè oggi ci si candida solo se si è sicuri di essere eletti… Bisogna costruire prima una cultura politica e una classe dirigente preparata.

Tornare ad essere un partito, insomma.
Eh, invece abbiamo eletti, ora, che ce l’hanno fatta solo perchè in correnti vicine al capo… E poi c’è il quarto segreto di Fatima.

Cioè?
La legge elettorale, il Rosatellum. Ancora non si è capito come abbiano potuto escogitare una legge per suicidarsi.

Forse perchè al Pd, a Forza Italia e alla Lega bastava disinnescare la minaccia grillina.
Certo, l’intento era escludere dai giochi il M5S.

Missione fallita, a quanto pare.
L’altro motivo era avocare a Roma la scelta dei candidati. Per questo l’hanno voluta tutti, questa legge.

E per questo oggi Renzi ha in mano i gruppi parlamentari. Secondo lei farà un suo partito personale?
Già Ilvo Diamanti chiama da tempo il Pd il Partito di Renzi. Non è una ipotesi da escludere. Del resto mi pare si sia già appropriato del partito per i suoi fini personali.