Chimico accusa: «taroccati i controlli sull’acqua nel Trevigiano»

La segnalazione sulla fornitura idrica garantita da Ats è stata inviata al Noe nel 2014. Il laboratorio: «falsità»

Le analisi che certificano la salubrità dell’acqua dei comprensori di Treviso, Castelfranco, Asolo e Montebelluna sarebbero state artefatte. È l’accusa contenuta in un esposto presentato quattro anni fa ai carabinieri del Noe da un chimico che all’epoca operava presso la struttura privata incaricata di effettuare i controlli. Quest’ultima però parla di accuse false e si dice pronta a tutelarsi in ogni sede.

J’ACCUSE
Ad allertare le autorità è stato il chimico veneziano Giacomo Pelagatti che all’epoca dei fatti lavorava presso la Laboratori Giusto di Oderzo nel Trevigiano (in foto), una srl specializzata nei rilevamenti in campo ambientale, agricolo, zootecnico, chimico, industriale, medico e sui luoghi di lavoro, che fa riferimento alla omonima famiglia. In una memoria indirizzata il 12 febbraio 2014 al Nucleo operativo ambientale dei carabinieri della Marca Pelagatti argomenta così la sua accusa: «dal 3 settembre del 2012 al primo marzo 2013 ho prestato servizio come tirocinante presso il Laboratorio. Analisi Chimiche Giusto… Durante questo periodo di lavoro… ho potuto riscontrare varie pratiche scorrette dal punto di vista etico, normativo susseguirsi giornalmente con estrema normalità in quanto supportate dalla direzione dell’azienda…».

«PACCHETTO ANALITICO ARTEFATTO»
Poi l’esposto entra nel dettaglio: «I Giusto da circa un paio d’anni seguono l’aspetto delle analisi giornaliere delle acque potabili del comprensorio che risulta sotto la giurisdizione di Ats» ovvero il consorzio intercomunale della Marca che gestisce la fornitura dell’acqua in moltissimi Comuni della provincia, dalla zona del capoluogo a quella asolano, sino a giungere alle aree di Montebelluna e Castelfranco. «Il problema – si legge ancora – è che il pacchetto analitico che i Giusto producono giorno per giorno risulta del tutto artefatto, visto che almeno il 98% dei dati viene costruito passo passo» da un tecnico di laboratorio «che per motivi di costi e di tempi deve, del tutto consapevole di ciò che fa, inventare dati su metalli pesanti, Pcb, Ipa, Dro, Solventi azotati, clorurati».

I CONTROLLI NEGLI OSPEDALI
C’è poi un passaggio in cui Pelagatti prende di mira i controlli nelle strutture ospedaliere: «Personalmente ho svolto vari campionamenti in tempo reale della presenza di gas anestetici presso le cliniche Sogedin di Monastier» e poi presso gli ospedali di «di Bassano del Grappa, Vittorio Veneto, Feltre, De Gironcoli a Conegliano» e presso l’ospedale di Asiago. Il tutto a «operazione chirurgica in corso per mezzo di anestesia generale. Lo strumento che utilizzavo è un “Miran Sapphire”, che non era dedicato per gli ambienti ospedalieri, bensì per uso promiscuo, in quanto io stesso l’ho utilizzato presso discariche e ambienti di lavoro generici, non subendo mai alcuna pulizia adeguata prima di venir usato negli ospedali, ovviamente con i rischi sanitari che ne derivano». Il documento presenta anche alcuni rilievi in cui si mettono in dubbio i controlli sulle procedure di dialisi all’ospedale di Montagnana.

«ASCOLTATO DAI NAS»
Il chimico dal canto suo rimarca di conoscere bene la situazione perché «al laboratorio Giusto ci ho lavorato. Esperienza che ad ogni modo si è interrotta dal momento che il mio contratto, era l’anno 2013, non venne rinnovato. Peraltro ho impugnato questa decisione davanti al giudice del lavoro ma quest’ultimo non ha ritenuto ci fossero gli estremi per una mia riassunzione. Tuttavia i sei mesi passati lí sono stati piú che sufficienti per constatare coi miei occhi quanto accadesse». Ma quali sono i motivi che lo avrebbero spinto a denunciare? «Io credo – precisa il professionista – che chiunque, dopo una attenta meditazione, avrebbe fatto ciò che io ho fatto. Ovvero informare puntualmente le autoritá delle condotte tenute all’interno di quel centro». Appresso un’altra considerazione su come le autorità avrebbero preso in considerazione la sua denuncia: «noto con un certo stupore che sino ad oggi la magistratura con me non si sia fatta viva, mentre il 30 maggio 2016 sono stato ascoltato una seconda volta dai carabinieri, in quell’occasione dai Nas di Villorba. A questi ultimi, sentito per un paio d’ore come persona informata sui fatti, ho raccontato con maggiore dettaglio quanto riferito nell’esposto di due anni prima».

LA REPLICA: «SOLO FALSITÀ»
Noe, Nas e Procura di Treviso interpellati a riguardo non si sono espressi. Ben diversa è invece la replica del presidente della società  Giovanni Giusto, che spiega che i laboratori Giusto «operano da quarant’anni nel pieno rispetto della legge» e che quanto avrebbe riferito il dottor Pelagatti «è totalmente falso» tanto da ledere «gravemente l’immagine e la reputazione dei laboratori, della direzione e dei dipendenti. Abbiamo già incaricato i nostri legali – conclude il dottor Giusto – di assumere tutte le iniziative del caso nei confronti di chiunque diffonda simili falsità».