Se la Lega governerà l’Italia, rischia di perdere il Veneto

Il successo nazionale di Salvini si deve ai voti presi nel centro-sud. Mentre nella Regione di Zaia il M5S si candida a insidiarne il primato

Un’analisi del voto nel Veneto non può esaurirsi nei soli numeri. Il Veneto è per molti versi anomalo rispetto all’Italia. Anzitutto si deve prendere in considerazione il rapporto tra Stato e Regione che il successo trasversale del referendum sull’autonomia ha riportato in primo piano. In secondo luogo, la specificità veneta risiede anche nella debolezza storica di una sinistra mai di governo, ma nemmeno di vera opposizione. Infine, nell’esistenza e forza di una consolidata classe dirigente leghista moderata che mal sopporta l’estremismo e il “meridionalismo” rappresentati da Salvini. E soprattutto più europea come conviene alle imprese e ai giovani più evoluti che costituiscono una parte ormai consistente dell’economia veneta.

Costoro sono rappresentati meglio dal M5S piuttosto che dalla vecchia Lega sostenuta da un elettorato ormai anziano il cui modello economico di riferimento è più la Romania e la Grecia che la Germania. Tant’è che Salvini si ispira al gruppo di Visegrad composto da Paesi arretrati democraticamente e non paragonabili all’Italia quanto a sviluppo economico. A tutto questo si aggiunga il fatto che il voto non è più fidelizzato e grandi spostamenti sono possibili nell’arco di qualche anno se non pochi mesi. Da queste elezioni – e da quelle di altri Paesi europei – emerge chiaramente come i partiti tradizionali – Pd, Forza Italia, Spd, gollisti, socialisti ecc. – abbiano esaurito la loro funzione storica e sia necessario elaborare nuove forme e contenuti politici.

Nella contingenza veneta di queste elezioni, il fatto nuovo è che la Lega non solo ha sopravanzato Forza Italia, ma l’ha relegata al ruolo di un partito satellite. La Lega ha tre volte i voti di FI. La sinistra in Veneto non ha perso molto: è scesa dal 21,5 al 20,2; il Pe invece è caduto dal 21,3 al 16,6 seguendo il trend nazionale. Si deve tenere conto che si tratta tradizionalmente di una delle percentuali più basse d’Italia da sempre. Inoltre, la sinistra veneta ha sempre collaborato in posizione di debolezza con le maggioranze di centrodestra e leghiste partecipando alla gestione del sottogoverno e rimanendo implicata in numerosi scandali legati alle grandi opere tanto quanto i partiti di maggioranza. Questo le ha impedito di avere un’identità e un progetto politico regionale come dimostrato dalle divisioni sulla partecipazione al referendum per l’autonomia.

Il Movimento 5 Stelle ha riscosso un discreto successo – sia pure perdendo il 2,5% – ma non è riuscito a intercettare il voto della sinistra come in altre regioni, proprio perché la sinistra non ha mai governato in Veneto e perché è già ridotta a poca cosa in termini di numeri e di proposta politica. La protesta contro il governo nazionale ha rivitalizzato invece il voto leghista nel Veneto in cui la Lega ha ormai profonde radici organizzative. Allo stesso tempo ha beneficiato della risonanza della campagna nazionale. Il centrodestra, pur privo di una strategia comune – diviso su temi essenziali come l’Europa con Tajani a Bruxelles e Salvini a Visegradha operato tatticamente in modo efficace facendo una coalizione come ai tempi d’oro di Berlusconi e Galan, sebbene oggi effimera e fuori contesto.

Allo stato dei fatti l’egemonia leghista in Veneto sembrerebbe inattaccabile, ma la volatilità del voto non permette nemmeno alla Lega di dormire sonni tranquilli, soprattutto se si solleva la questione dell’autonomia sulla quale nonostante i proclami trentennali, la politica leghista governativa è stata complice di un centralismo crescente e mal sopportato dai veneti. Ancor più oggi che, in vista di un possibile ritorno al governo romano, non sembra per nulla intenzionata a forzare la mano nonostante l’ampio mandato popolare del 22 ottobre. La grande vittoria leghista è venuta dal valore aggiunto dei voti del Sud. Ma se la Lega si troverà a governare l’Italia rischia di perdere una parte del consenso del Veneto. Con il M5S e chi altri si saprà attrezzare pronti a capitalizzare un’emorragia di voti leghisti prossima ventura.

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