Analisi “ballerine” sull’acqua di Ats? Pd e M5S: «Ora chiarezza»

La richiesta unanime, da Venezia a Castelfranco Veneto: «procura e Ulss parlino»

Analisi taroccate per l’acqua distribuita dalla società pubblica trevigiana Ats? Le autorità competenti facciano chiarezza alla svelta «a partire da Alto Trevigiano Servizi». È un coro unanime quello che arriva dalla politica regionale e da quella della Marca dopo gli approfondimenti pubblicati da Vvox l’8 marzo e poi il giorno successivo. In queste ore hanno preso la parola i consiglieri regionali d’opposizone Patrizia Bartelle del M5S, Cristina Guarda (Amp), nonché Andrea Zanoni del Pd. Sempre dello stesso partito è la voce di Sebastiano Sartoretto, capogruppo democratico a Castelfranco. Ma anche nel mondo delle professioni c’è chi si preoccupa, come Marina Lecis, esperta in materia ambientale e consulente tecnico del tribunale di Padova.

I TIMORI DEL M5S
Nella mattinata di oggi il primo affondo è arrivato dalla grillina Bartelle con una nota: dai media, precisa l’esponente del M5S, «si apprende non solo di un esposto presentato ai carabinieri il cui contenuto è di per sé inquietante, ma che ci sarebbero reazioni allarmanti che travalicherebbero gli steccati politici. Secondo quanto riportato dai giornali infatti, si parla di analisi con valori modificati al punto da essere in linea con la legge sulla presenza di metalli pesanti nelle acque erogate dalla trevigiana Ats». Continua la Bartelle: «Da consigliere regionale, membro della commissione sanità, auspico che gli assessori competenti riferiscano quanto prima sulla questione perché situazioni come queste, che possono mettere in dubbio la salute dei cittadini, sono francamente inaccettabili. È ora che il gestore Ats, o chi per esso, si esprima in merito e che la giunta» capitanata dal leghista Luca Zaia «si muova, viste le notizie allarmanti sulla presunta alterazione di alcune verifiche che riguardano il corretto funzionamento di alcuni e importanti strumenti sanitari».

STAFFILATE DAL CENTROSINISTRA
Non sono teneri nemmeno Guarda e Zanoni che pur in gruppi diversi fanno parte della stessa opposizione di centrosinistra: «Leggere sulla stampa che potrebbero esserci state delle manomissioni, chiamiamole così, nella elaborazione delle analisi sulla salubrità dell’acqua distribuita in moltissimi comuni del Trevigiano è un qualcosa che fa accapponare la pelle. Ci aspettiamo adesso dalle autorità competenti una presa di posizione al riguardo, a partire dall’amministrazione regionale». I due  chiedono anche di sapere che cosa pensi la magistratura al riguardo: «Oltre a una presa di posizione forte da parte della politica riteniamo doveroso un chiarimento da parte dei vertici di Ats che fino ad oggi non si sono espressi, e sarebbe necessario che anche la procura di Treviso facesse sapere lo stato delle indagini. Il silenzio generalizzato di questi giorni, anche da parte di troppi attori politici, non depone a favore della classe dirigente veneta». Tuttavia la presa di posizione dei consiglieri contiene anche una considerazione più generale che non ha una attinenza diretta col caso di specie: «Purtroppo nel Veneto gli scandali ambientali sono un costante e non una eccezione».
Sebastiano Sartoretto, di professione avvocato e capogruppo del Pd all’opposizione a Castelfranco Veneto (Comune servito da Ats), non si discosta molto dai giudizi dei suoi colleghi di palazzo Ferro Fini: «Le accuse mi sembrano assai pesanti. Da quanto si legge sui media c’è un esposto che risale al febbraio 2014. Son passati quattro anni. Voglio sperare che qualcuno tra Carabinieri o magistratura qualche verifica l’abbia fatta. Se quella segnalazione è frutto di una calunnia sarà l’autorità giudiziaria a dover procedere. Se la denuncia è vera siamo di fronte ad un fatto gravissimo».

E LE ULSS?
La dottoressa Lecis, volto noto anche per la sua battaglia sul fronte Pfas, si concentra su un altro aspetto più tecnico: «Con i metalli pesanti non si scherza. Ora si spera in un chiarimento da parte di tutti gli organi deputati alla tutela della salute pubblica. E rimane da capire come mai un servizio così delicato sia stato subappaltato vista la competenza riconosciuta in questo ambito ai gestori delle acque». E conclude: «si apprende tra l’altro dell’esistenza di eventuali e piú che discutibili “metodiche” anche per quanto concerne alcuni controlli in ambito sanitario. È il caso che le Ulss interessate assieme ai privati chiamati in causa dicano la loro perchè si tratta di addebiti che fanno tremare i polsi».