Vicenza, schiavitù sul lavoro: maxi-blitz alla Sharma

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Giraj e Narendra Sharma, due fratelli indiani ex titolari della ditta orafa vicentina “Casa dello Smeraldo” dichiarata fallita dal tribunale di Vicenza nel novembre 2016, risultano indagati per intermediazione illecita, sfruttamento del lavoro e favoreggiamento fraudolento dell’immigrazione. Come scrive Matteo Bernardini sul Giornale di Vicenza a pagina 14, la denuncia è partita nell’agosto di due anni fa da un immigrato indiano, Rahul Sahni, 24 anni. Shani aveva raccontato agli inquirenti di essere stato avvicinato all’aeroporto di Nuova Delhi da Narendra Sharma che gli aveva promesso un lavoro nella ditta in viale dell’Industria con regolare contratto e permesso di soggiorno. All’arrivo però il giovane ha poi denunciato di essere stato segregato a lavorare in azienda vivendo sul sul divano e di essere impossibilitato a scappare per la paura di essere catturato dalla polizia senza documenti. Il caso era stato approfondito da Vvox con una serie di articoli a partire da quello firmato da Marco Milioni il 3 gennaio 2017, che potete leggere a questo link.

Sahni, che soffriva di un’infezione al piede che non poteva curare perchè gli veniva impedito di uscire, riuscì infine a scappare nel 2016 con l’aiuto di una ex dipendente e un rappresentante dell’Usb. Il ragazzo fu poi posto sotto protezione. In seguito alla denuncia, la polizia ha svolto il 26 febbraio scorso un maxi blitz nelle sedi delle due nuove società nate dal fallimento della Sharma: la “Savoia srl” e il “Gruppo Sharma World Wide srl” ora gestite dal figlio di Giraj, Jorge Sharma. Nel corso della perquisizione, sono stati posti i sigilli a 14 pc un hard disk, due chiavette usb e molti altri documenti. «Le accuse sono prive di fondamento – si difende sempre sul Giornale di Vicenza la società Sharma tramite il suo avvocato – Attendiamo con fiducia e con serenità che la procura e la polizia compiano gli accertamenti, ma siamo certi che tutto finirà in una bolla di sapone. Da noi abbiamo sempre rispettato le regole, e non ci sono mai stati casi di sfruttamento».

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