Camerata Donazzan, a chi Vicenza? A loro (Dalla Rosa e M5S)!

Circola l’ipotesi della assessore regionale nero-azzurra come candidata sindaco “unitaria” del centrodestra. Ma sarebbe perdente. Ecco perché

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Con l’endorsement di Giorgio Conte all’ipotesi di una Elena Donazzan candidata sindaco di tutto il centrodestra vicentino, non dubitiamo che potrebbe venirne fuori una bella commemorazione degli antichi fasti missini: “a chi Vicenza? A noi!”. Siamo meno sicuri, invece, che puntare sull’assessore regionale forzista, casualmente orfana del treno parlamentare a Roma, darebbe allo scalcagnato e lacerato schieramento d’opposizione un’effettiva chance di battere gli avversari, centrosinistra in primis (Otello Dalla Rosa) e Movimento 5 Stelle in secundis (Francesco Di Bartolo). Per tre buoni motivi.

Primo: non è di Vicenza città. Ma, per l’esattezza, di Pove del Grappa, cioè praticamente Bassano. Può sembrare un aspetto minore, non lo è. Chiedere alla thienese Lia Sartori per credere, lei che si candidò baldanzosamente nel 2008 sicura di vincere e prese invece una scornata storica che ancora se la ricordano tutti (specie i 500 votanti che la fecero perdere con Variati). La vicentinità, intesa anche come rete di amicizie, conoscenze e legami, conta.

Secondo: è troppo di destra. Anche per l’elettorato di centrodestra, che specialmente all’ombra dei Berici è moderato per antonomasia e poco incline a tifare per chi coltiva posizioni estreme. E quelle della Donazzan, per quanto improntate ad un cattolicesimo identitario e ad un orgoglio sperticato per il tessuto imprenditoriale, sono fascisticamente “Dio, Patria, Famiglia”. Non nasconde la sua fedeltà ideale al retaggio mussoliniano, sia pur declinato nella sua variante più conservatrice (per capirci: un casapoundino, al suo confronto, è un rosso bolscevico). E questo, condito con toni spesso da crociata, è un elemento che spaventa. Anzitutto coloro che deve mobilitare per lanciarsi all’assalto di Palazzo Trissino.

Terzo: la divisione nel centrodestra resterebbe, con conseguenze imprevedibili. Se i partiti, il suo che è Forza Italia, e la Lega (anch’essa divisa al suo interno: non è un mistero che il segretario cittadino Celebron non la pensi affatto come quello provinciale Pretto) dovessero convergere su di lei buttando come uno straccio usato la candidatura di Fabio Mantovani, il difficile sarebbe convincere Francesco Rucco a deporre le armi e rinunciare a preparativi di mesi, all’inaugurazione ufficiale, alla sede, ai gadget e soprattutto a quella volontà d’indipendenza del piccolo ma combattivo mondo civico, neo-civico o pseudo-civico che dir si voglia, che ha rotto con gli apparati e vuole correre comunque. Nel caso Rucco tornasse sui suoi passi, a parte la figura grama che rimedierebbe, per la coalizione ci sarebbe il grosso rischio che i “rucchiani” boicottino la Donazzan alle urne. Se invece Rucco andasse fino in fondo come ha dato mostra di voler fare, allora il primo turno si trasformerebbe in primarie di fatto per i due candidati di centrodestra, e il pericolo di boicotaggio silenzioso si riproporrebbe al ballottaggio.

Se sarà la camerata Donazzan l’uomo del centrodestra alle elezioni comunali di Vicenza, Dalla Rosa e Di Bartolo possono sfregarsi le mani. A chi Vicenza? A loro!

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  • zenocarino

    Tutto vero, direttore. Sarebbe un disastro. In ogni caso trovo ridicolo anche solo prendere in considerazione l’endorsement di personaggi senza seguito e legati alle vecchie esperienze del FLI di Fini.