«Tutta colpa del Pd»: i Cetomedio son tornati

Nuovo video dei “cowboy del Nordest”, fra ironia e critica politica su Renzi. «Il punk oggi? E’ il genere più anacronistico»

Punk, politica e Veneto: cosa vi viene in mente? I Cetomedio. Band fondata nell’ormai lontano 1996 «all’apice della retorica berlusconiana del “ceto medio produttivo” e di quella leghista del “miracolo del Nordest”», torna oggi con un video (realizzato da Filippo Leoni) che fa il verso alla pesante crisi della sinistra, se così si può ancora chiamare, rappresentata dal Partito Democratico. Titolo: “Tutta colpa del PD”. Ne parliamo non con uno di loro, ma con tutti (il “collettivo”).

Anzitutto un po’ di storia recente: dove vi eravate cacciati?
Partiamo dall’inizio. Preoccupati ma anche morbosamente attratti dai fenomeni di cui sopra, decidemmo di celebrare ironicamente il nuovo che avanzava con canzoni come “Cowboy del Nord-Est”, “Vancimuglio” (sulle proteste contro le quote latte), “Spara all’albanese”, “Toghe rosse”, eccetera. Dopo dieci anni di attività (estremamente) underground e un album pubblicato da Derotten Record (“Ketchup o maionese?”, 2005), ci sembrò comunque di aver esaurito gli argomenti su questi temi, e ci parve giusto togliere il disturbo. Ma come sempre accade, la Storia preparava delle grosse sorprese per tutti. La crisi globale del 2008 e quella europea del 2011 hanno colpito duramente il ceto medio e il Nordest, trasformando in modo radicale il panorama economico, sociale e politico a livello locale e non. Nuovi movimenti e partiti nascevano e mutavano rapidissimamente (dai grillini ai forconi, fino alla Lega di Salvini), attaccando profondamente i precedenti equilibri. Il desiderio di raccontare quello che era successo dal momento in cui ci eravamo sciolti divenne così sempre più forte: dal 2014 abbiamo ripreso gli strumenti in mano e abbiamo cominciato a produrre nuovo materiale.

Come vi è saltato in mente di fare un video sul Pd, della serie “spariamo sulla croce rossa”?
Bisogna innanzitutto dire che la canzone “Tutta colpa del PD” è stata scritta nel 2015, ovvero in tempi un po’ meno sospetti, visto che Renzi e il Pd erano sostenuti da tutto l’establishment e da una parte consistente dell’elettorato – o almeno così ci veniva detto. Il videoclip è stato invece invece pensato come il primo singolo del nostro nuovo album, “La fine del Cetomedio” (uscito il 10 marzo). Il disco racconta l’esplosione del concetto stesso di classe media a causa della “Grande Crisi”. Esplodendo, una scheggia è andata a formare i “Burghesi”, la classe dei nuovo ricchi, startupper e globalisti. L’altra è fatta dai “New Poors”, l’ex Cetomedio che si è proletarizzato. Questa canzone è cantata dai New Poors. Che odiano il Pd, che con Renzi si è definitivamente mutato nel “Partito della Burghesia”. L’uscita del disco in concomitanza con la definitiva sconfitta elettorale del Pd rappresenta l’inevitabile conclusione di un percorso politico fallimentare iniziato negli anni ‘90.

“Tutta colpa del Pd”. Davvero?
È diventato un capro espiatorio anche troppo facile, quasi un luogo comune. E un motivo ci sarà. Le 13 canzoni del disco si possono anche leggere come 13 possibili spiegazioni de “la fine del Cetomedio”. Quindi statisticamente la responsabilità del Pd è intorno al 7,5%.

L’ossessiva presenza della maschera di Veltroni cosa vuol suggerirci? Che esisteva un Renzi prima di Renzi?
In effetti questa è un’interpretazione possibile del video (che comunque ha già suscitato reazioni diverse, addirittura opposte, il che ci fa piacere). Dal nostro punto di vista Veltroni in nuce era già Renzi: nuovista, retorico, “americano”, rottamatore delle categorie marxiste per abbracciare la fuffa mediatica. E come Renzi, ha perso, ha dichiarato che se ne sarebbe andato in Africa e invece non è mai davvero sparito del tutto: mantiene inspiegabilmente potere, credito e influenza nel cinema, nella cultura, addirittura nella politica. Oltre a questo abbiamo una perversa attrazione verso la sua “opera” cinematografica e letteraria, che condividiamo con lo scrittore e critico Christian Raimo (peraltro a sua insaputa).

Se la destra e soprattutto la sinistra, specie dopo queste elezioni politiche, sono morte, voi come vi sentite?
Scissi: per metà New Poors-grillini assaporiamo la rivincita, per metà Burghesi sconfitti e pronti a portare i capitali all’estero. In Bitcoin.

A Vicenza fra tre mesi si vota e il centrosinistra ha già il suo candidato, mentre si attende quello della “coalizione civica” di sinistra-sinistra, o presunta tale. Volete dire qualcosa di sinistra ai vicentini?
Dopo il fallimento della Banca Popolare di Vicenza e del Vicenza Calcio, ci candidiamo ad asset economico di primo piano per guidare il rilancio. Dateci la Basilica per 5 anni e surclassiamo Goldin.

Musicalmente parlando, vi ritenete dei sopravvissuti o c’è qualcosa che vive e lotta in mezzo a noi, oggi, in Veneto?
Ci riteniamo dei sopravvissuti, ahimè: il punk rock è forse il genere più anacronistico del momento… Gruppi come gli Zëne, però, sono giovani e bravi: ascoltateli!
Comunque ci stiamo attrezzando per entrare in sintonia con i giovani: è in arrivo un disco Trap in dialetto.

Cos’è il gentismo? E cosa c’entra col release party del disco?
Il gentismo indica un linguaggio politico che fa leva sulla facile indignazione per unire superficialmente e illusoriamente un popolo frammentato ed eterogeneo. Gli slogan utilizzati dalla politica per creare indignazione sono stati per noi negli anni una fonte di ispirazione per diversi brani (Toghe rosse, Vancimuglio, Cowboy del Nordest). Nel nuovo disco prendiamo in parte ispirazione dalle nuove parole d’ordine gentiste: ad esempio nel brano “Forconi”. Abbiamo invitato Leonardo Bianchi, giornalista autore del libro “La Gente” edito da minimum fax che affronta proprio questo tema, alla serata di presentazione del nuovo disco. Perché? Perché ci sono molti legami fra l’ascesa del gentismo – dal punto di vista politico e culturale – e la fine del Cetomedio – dal punto di vista economico e sociale. Oltretutto lui ha citato nel libro il nostro vecchio inno “Cowboy del Nordest”. Il fatto che la pubblicazione sia curata da Christian Raimo, poi, chiude il cerchio.

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