Olimpiadi invernali 2026 alle Dolomiti? Zaia affetto da “annuncìte”

Il governatore veneto incassa l’immediato no delle Province di Trento e Bolzano. Che lu diceva di aver già consultato

Con il Comunicato stampa n° 286 del 12 marzo 2018 il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, uno piuttosto portato agli annunci, appunto annunciava: «per le Olimpiadi invernali del 2026 proporremo una candidatura Dolomitica coordinata tra Veneto, Bolzano e Trento … I primi contatti con i colleghi Presidenti delle Province Autonome di Bolzano e Trento, Kompatcher e Rossi, ci sono già stati».

Dopo ventiquattr’ore invece arrivava il no del presidente della Regione e della Provincia autonoma di Bolzano Arno Kompatcher (Svp alleato del Pd, contribuendo alla elezione a Bolzano di Maria Elena Boschi), proprio quello con cui Zaia sosteneva di aver parlato prima di annunciare la candidatura.

Il politico sudtirolese stroncava la proposta veneta sul punto più qualificante della stessa: Olimpiadi a impatto zero «che -nella visione del Governatore- saranno senza nuovo cemento, valorizzeranno il già straordinario patrimonio tecnico, sciistico e impiantistico, l’ambiente, la storia e il pregio delle Dolomiti». Il collega alto-atesino, forte di una decisione unanime della Giunta di Bolzano,  contraddiceva Zaia radicalmente: «allo stato attuale sono impossibili Giochi ad impatto zero».

Sulla stessa linea anche Ugo Rossi, presidente della Provincia di Trento (Partito Autonomista Trentito Tirolese, centro-sinistra): «prima di fare a gara per ottenere primogeniture, è necessario essere certi che si possano fare Olimpiadi all’insegna della sostenibilità». Trentino Alto Adige-Zaia 2-0. Il presidente del Veneto è ammutolito, non ha fatto altri annunci.

Anche perché l’uscita di Zaia ha provocato un improvviso rilancio della candidatura di Torino, promossa dal Partito Democratico, che sembrava affossata dopo la spaccatura nel gruppo del Movimento5Stelle (quello del sindaco Appendino) in Consiglio Comunale. Una parte dei consiglieri pentastellati aveva infatti disertato la riunione nel cui OdG c’erano le Olimpiadi, facendola saltare. Marina Pollicino, una dei quattro consiglieri dissidenti, aveva commentato: «la Città di Torino ha contratto cospicui debiti pluriennali a cui dovrà far fronte sulla lunga durata. Vogliamo aggiungere, se bene ci va con Olimpiadi sostenibili, un altro miliarducolo, una robetta da nulla?».

Il problema delle Olimpiadi invernali è proprio l’impatto ambientale ed economico che comporterebbero la realizzazione del Villaggio Olimpico e degli impianti sportivi, anche nella ipotesi formulata da Zaia di riutilizzo di quelli già esistenti. Il primo a non credere alla fattibilità di questa soluzione è Kompatscher, che ha infatti invitato il Comitato Olimpico Internazionale a «rivedere i criteri per i Giochi Olimpici, altrimenti non si troveranno più località in Europa disposte ad ospitarli».

Zaia avrebbe fatto meglio ad informarsi su quanto ha speso Torino per organizzare le Olimpiadi in versione invernale del 2006 (quasi tre miliardi di euro) e, soprattutto, lo stato delle strutture costruite in quella occasione, dal Villaggio Olimpico abbandonato e occupato da migranti ed abusivi agli impianti del bob e del free style e al trampolino, che richiedono una manutenzione molto costosa e sono praticamente inutilizzati. A ripianare il deficit di quella edizione concorsero lo Stato, le fondazioni bancarie locali, l’azienda elettrica municipalizzata, il Comune e perfino i proventi di una lotteria.

Il calcolo di Zaia è forse quello di aggregare per i Giochi le province autonome confinanti con le loro consistenti risorse. Che comunque, anche unite a quelle meno cospicue del Veneto, nemmeno basterebbero per una edizione green.  I soldi dunque dovrebbe metterli il governo, e, su questo punto, le prospettive si complicano vieppiù: il nuovo dicastero non c’è, non si sa quando ci sarà e nemmeno da quali partiti sarà sostenuto. Se lo fosse dal centrodestra (e magari avesse come primo ministro Salvini), Zaia potrebbe sicuramente contare sul contributo statale. Se invece il governo fosse a trazione 5 Stelle, visti sia l’insuccesso della candidatura della Capitale (e del suo sindaco pentastellato) ai Giochi del 2020 sia il no del partito di Di Maio a Torino, il governatore veneto avrebbe pochissime chances di ottenere soldi da Roma.

E come non leggere il no incassato da Trento e da Bolzano come un allineamento di due forze politiche alleate all’”adesso sono fatti vostri”, che è la parola d’ordine del Pd post-batosta del 4 marzo?

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