M5S e Lega tolgano pareggio bilancio dalla Costituzione

La disoccupazione rampante nell’eurozona ha condizionato il voto degli italiani. É ora di chiedere un cambio di passo sulla moneta unica

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Il grafico riportato qui sotto offre alcune spiegazione del risultato elettorale.

Il primo marzo è uscito il bollettino Eurostat sulla disoccupazione europea. D’acchitto notiamo che la disoccupazione all’8,6% della zona €uro  (EA 19 in rosso) è più alta della disoccupazione dell’intera Unione Europea al 7,3% (EU28 in blu). Tranne la Croazia, tutti gli Stati con una disoccupazione sopra la media europea (EU28) adottano l’€uro. Mi si obietterà che in fondo alla classifica c’è la felice Germania. Peccato che la principale potenza economica europea abbia il più alto tasso di rischio povertà tra i suoi disoccupati pari al 70,8% (sempre fonte Eurostat). Sarebbe interessante conoscere come stanno gli occupati precari in Germania.

Il grafico, inoltre, evidenzia che le più grandi economie europee dopo la Germania sono tutte oltre la linea rossa. Che gli italiani siano sfaticati, e dopo queste elezioni fascisti, xenofobi e razzisti è risaputo, ma i francesi e gli spagnoli? E cosa mi dite dei virtuosi finlandesi, forse c’è un altro mistero di Fatima che non è stato svelato? In realtà non c’è nessun mistero: che l’€uro fosse un errore lo avevano detto quattro premi nobel  nel 1997, ma i nostri illuminati statisti probabilmente non ritenevano Stiglitz, Krugman, Tobin e Friedman autorevoli, oppure facevano fatica a giustificare che il monetarista e liberista Friedman denunciasse l’assurdità economica dell’€uro.

Questi dati spiegano abbastanza bene perché alle ultime elezioni i partiti europeisti, PD, FI, LeU, +Europa e arcipelago centrista abbiano avuto un tracollo, e per alcuni (spero) la definitiva scomparsa. Gl’Itagliani questa volta non si sono turati il naso: sono vent’anni che si sentono raccontare la favola del nuovo sol dell’avvenir, ma non credono più alle favole soprattutto quando grazie ai vincoli europei hanno un lavoro precario oppure se è indeterminato lo percepiscono come instabile, o quando ti dicono che tutto va bene ma non riesci a pagare il mutuo, quando hai perso il lavoro ma la buona scuola manda tuo figlio a lavorare gratis perché deve imparare il mestiere di precario. Forse i cittadini italiani non hanno bisogno del bollettino Eurostat per capire come sono messi, di pancia hanno capito che c’è un’Unione Europea sbagliata e una giusta. Che l’Europa che va dalla fine delle seconda guerra mondiale ai primi anni ottanta ha permesso all’Italia di diventare una potenza economica, che l’Europa da Maastricht in poi ci ha fatto retrocedere.

In questo contesto auguriamoci che i vincitori delle elezioni si comportino da “irresponsabili”, dati i disastri causati dai “responsabili”, e che non mantengano le promesse elettorali alle quali pochi hanno creduto. Uno spiraglio di luce l’ha aperto Claudio Borghi, proponendo ai 5 Stelle la cancellazione del pareggio di bilancio in Costituzione, ma i vincitori saranno così “irresponsabili” da anteporre la volontà di cambiamento espressa della sovranità democratica del popolo agli interessi di bottega? Il paradosso è che sono proprio i vincitori a rischiare di più. Il Pd per i 5 Stelle e FI per la Lega sono le rispettive saponette. I vincitori hanno in comune la volontà di cambiare questa Europa, partano da questo obiettivo condiviso. Claudio Borghi l’ha proposto, ma riusciranno i nostri eroi a mettere temporaneamente da parte il reddito di cittadinanza e la flat tax, per giocare assieme la partita più importante, quella con Bruxelles, Parigi e Berlino, iniziando dal presupposto, cambiare l’art.81 della Costituzione?

Perché i 5 Stelle, Lega e aggiungerei FdI, non fanno come la Spd? Preso atto dei risultati elettorali attuino un effettivo esercizio della sovranità dello Stato democratico, perché come diceva il costituente Lelio Basso «la democrazia ha un carattere di massa e permanente, nel senso che non si esaurisce nel semplice atto elettorale: il suo esercizio del potere, infatti, non è puramente fittizio, limitato alla scelta delle persone che eserciteranno il potere per conto del popolo e, in ultima analisi, sul popolo, ma è un esercizio del potere continuo», del resto lo stesso Antonio Gramsci aveva già avuto modo di spiegare bene come «il consenso non ha nel momento del voto una fase terminale, tutt’altro. Il consenso è supposto permanentemente attivo (…) chi consente si impegna a fare qualcosa di più del comune cittadino legale, per realizzarli [programmi di lavori], a essere cioè una avanguardia di lavoro attivo e responsabile. L’elemento “volontariato” nell’iniziativa non potrebbe essere stimolato in altro modo per le più larghe moltitudini, e quando queste non siano formate di cittadini amorfi, ma di elementi produttivi qualificati, si può intendere l’importanza che la manifestazione del voto può avere» (Fonte Orizzonte 48).

Far partecipare i cittadini e mettere al primo posto gli italiani farebbe bene alla democrazia. E magari la base potrebbe riservare delle sorprese.

(ph: politico.eu)

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