Tutela paesaggio, la Costituzione ignorata. In Italia e in Veneto

Lo storico dell’arte Montanari lancia un ultimatum nel suo ultimo libro: «rispettiamo l’articolo 9»

E’ in libreria da qualche settimana un nuovo saggio di Tomaso Montanari, “Art. 9, Costituzione Italiana, uno dei brevi trattati programmati dall’editore Carocci a settant’anni dalla promulgazione della nostra Carta costituzionale. Montanari non è un costituzionalista: è uno storico dell’arte, docente universitario, noto al grande pubblico anche per il suo impegno in difesa del nostro patrimonio artistico e storico. Ne consegue che il piccolo volume, poco più d’un centinaio di pagine, non rappresenta la specifica analisi giuridica d’uno degli articoli fondativi della nostra Costituzione, quanto piuttosto il racconto, stringato e documentatissimo, di come esso abbia preso forma definitiva nei travagliati giorni in cui la Carta venne elaborata e infine promulgata.

Recita l’articolo 9: «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». Tra cronistoria e riflessione e lungo un filo narrativo che non trascura citazioni da Cicerone e Raffaello, Montanari ripercorre i sentieri tracciati dai padri costituenti verso un comune punto d’arrivo dove radicare in forma e sostanza i principi di civiltà sui quali insiste l’articolo stesso. Sono pagine dense, fitte dei nomi che hanno firmato la nostra storia di Paese libero nei difficili mesi di passaggio dalla dittatura alla democrazia, dallo sfacelo della guerra alla pace. Attraverso i vari interventi emerge il carattere di ciascuna delle personalità ricordate, se ne evidenzia talora l’alto profilo, persino l’ammirevole caparbietà con cui si sono voluti approfondire, precisare e difendere concetti quali «promozione della cultura» oppure «tutela del paesaggio», legandoli inscindibilmente, perché l’unitarietà del significato sostanziasse pienamente il valore di quanto enunciato, sotto il profilo etico non meno che giurisdizionale e politico. Non è la prima volta che il professore dedica la sua attenzione a questo articolo: ne è da tempo il paladino, spesso affiancato da Salvatore Settis, eminente archeologo e storico dell’arte, suo maestro ed amico; ma oggi il suo nuovo lavoro, così essenziale e deciso, si offre al lettore non soltanto come una pagina di  storia, ma quasi al modo di un ultimatum.

L’occasione è imperdibile: a settant’anni dalla promulgazione, vi sono parti del dettato costituzionale dolosamente disattese o interpretate secondo variazioni concettuali indegne d’un Paese civile. Il problema riguarda in tutta evidenza il nono articolo, parte integrante dei “Principi fondamentali” della nostra Carta; e perciò riguarda anche tutti noi indistintamente, distratti proprietari d’uno dei più ricchi patrimoni al mondo di storia e bellezzaMa noi, il popolo sovrano spudoratamente evocato da chi aspira a governarci, siamo, e desideriamo essere, davvero consapevoli di quanto sia significativo e rilevante promuovere la cultura e tutelare il paesaggio? Oppure per cultura s’intende ancora e sempre “quella cosa con cui non si mangia”, e il paesaggio è rappresentato solo dai panorami esotici? Guardando alle cose di casa veneta, la risposta non è certo consolante. Anche le nostre campagne e colline sono stravolte dal cemento, dalle coltivazioni violente, o attraversate da corsi d’acqua putrescenti; si costruiscono strade sul pattume velenoso mentre l’urbanistica degli ecomostri toglie il respiro alle ville storiche.

Sicché l’ultimatum è per noi particolarmente interessante. Vogliamo prenderne atto e provvedere, o preferiamo continuare a trastullarci chiacchierando di destra e sinistra, del disgusto generato dalla spocchia salottiera e dallo snobismo di un certo linguaggio politico, ma altrettanto dalla volgarità e dalla sguaiataggine che spadroneggiano ovunque, nei differenti media come nei calderoni delle nostre menti? Eppure, lontano dal bailamme politico, qualcosa di positivo si muove nella nostra società di malcontenti frastornati: specie nelle fasce emergenti, malcapitate eredi di tanta fragile ricchezza comune.

Mi auguro che qualche insegnante di una delle materie umanistiche di cui da più parti si paventa, ed auspica, la scomparsa, sperimenti in classe la lettura del libro di Tomaso Montanari. Non certo per farne una sorta d’inattacabile vangelo laico, ma per discuterne liberamente, capirne senza fraintendimenti le ragioni e coglierne le implicite esortazioni. Voglio credere che ci sarebbero alunni spinti da intelligenti curiosità, i quali andrebbero cercando nei meandri del web le storie dei nomi esemplari citati dall’autore; e mi piace qui ricordarne uno per tutti, Piero Calamandrei. Così infine, cassati i vincoli del politically correct, qualcuno avrebbe aiutato i nostri ragazzi ad essere migliori di noi.

(ph: YouTube – Giancarlo Venturi)

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