Pfas, fiumi inquinati in Veneto: la mappa dell’Arpav

Arpav (Agenzia regionale per la protezione ambientale in Veneto) ha pubblicato l’esito del “Monitoraggio delle sostanze perfluoro-alchiliche nelle acque superficiali del Veneto” (qui il pdf del rapporto). Il documento getta luce sull’estensione dell’inquinamento da Pfas nei fiumi della nostra Regione. Lo studio è stato condotto dal 2013 al 2017. Sono stati messi sotto controllo oltre 175 siti e realizzate oltre 8.800 analisi. L’Arpav conferma che i bacini idrografici più compromessi sono quelli del Fratta Gonzone e del Bacchiglione (in particolare il Retrone, il Bisatto e il Battaglia). La presenza di Pfas è stata rilevata anche nel canale Piovego a Padova, nel fiume Po, nel tratto terminale del Brenta e nello scolo Poazzo nel rodigino. Superano i limiti delle concentrazioni inquinanti anche il bacino scolante nella laguna di Venezia, il Fissero, il Tartaro, il Canalbianco.

Gli inquinanti per cui si registrano gli sforamenti sono i Pfos e i Pfoa mentre gli altri Pfas rimangono sotto la soglia di guardia. Le maggiori concentrazioni di Pfos e Pfoa si trovano sul rio Acquetta e Togna a monte dello scarico del collettore Arica. Diminuiscono nel 2017 invece le concentrazioni rilevate nei corsi d’acqua Poscola, Lozzo, Masina. Il rapporto ha anche quantificato i carichi di Pfas annui nei bacini più interessati dalla contaminazione: «nel bacino del Fratta Gorzone – si legge – lo scarico del collettore Arica contribuisce al 50% del carico complessivo generato nel bacino mentre i restanti 40 chili/anno sono riconducibili all’acqua di falda drenata nel reticolo superficiale a monte dello scarico e dal sistema Agno Guà. Il carico dal fiume Retrone è sui 70 chili/anno di Pfas. I carichi dal bacino del Fratta Gorzone e del fiume Bacchiglione ammontano a circa 150 chili/anno, di cui il 73% circa è imputabile agli scambi acque sotterranee e acque superficiali».

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