Il miracolo di Zaia (e Gentilini) a Treviso

Cosa c’é dietro la reunion dello Sceriffo con la Lega: un abile calcolo (di Genty)

A volte, in politica, succedono dei miracoli. Luca Zaia, si sa, non ama la politica. Le diatribe dei partiti non gli interessano. Ovviamente chi di dovere ne approfitta e non ci si può scandalizzare. Nella confezione delle liste alle ultime elezioni politiche il suo intervento più pesante si è avuto ai primi di gennaio, quando ha raccomandato «scelte oculate che garantiscano la lealtà degli eletti». Nient’altro. Quelli che avevano la debolezza di considerarsi suoi amici, debolezza non corrisposta perché Zaia di amici politici non ne ha né vuole averne, rimasero a bocca asciutta. E ben gli sta.

Tutti si ricordano quella volta che a Padova Flavio Tosi stava massacrando ed espellendo i sostenitori del suo avversario Zaia: lui se ne uscì dalla Direzione dicendo che quelle cose non si dovrebbero fare. E piantò tutti in asso, al loro destino.

Se, in seguito, non era per Salvini che, tra Zaia e Tosi, scelse ovviamente il più innocuo, a quest’ora, forse, avremmo un altro governatore.

Invece, udite udite!, questa volta Zaia ha messo le mani in pasta. Udite, udite! si è interessato del partito. Nella sua Treviso, questo è vero, non altrove, ma sempre di vicende di partito si tratta. E il risultato c’è, per la disgrazia di Manildo: Gentilini, lo sceriffo dissidente, è rientrato nei ranghi. Il centrodestra è ritornato unito. Sulla carta, non ce n’è più per nessuno.

E pensare che, appena dopo le politiche del 4 marzo, qualcuno, improvvido, aveva dichiarato che, con quei risultati, la Lega poteva, di Gentilini, fare tranquillamente a meno.

I diretti interessati, incredibile a dirsi, testimoniano addirittura che sì, c’è stata una telefonata di Salvini che ha detto a Gentilini: abbiamo bisogno di te, ma l’intervento di Zaia sarebbe stato determinante. Del resto, era stato proprio lo sceriffo a dire: sono disposto a trattare solo se interviene personalmente Luca Zaia.

È un miracolo, senza dubbio, ma mi viene un sospetto. Gentilini, visti i risultati del 4 marzo, ha capito, furbone qual è, che effettivamente Conte poteva farcela anche senza di lui. I suoi si saranno messi a scalpitare: qua va a finire che andiamo a sbattere. Allora avrà pensato: è meglio che organizziamo il rientro, ma senza perdere la faccia.

Come fare? Ma certo, invochiamo la Madonna pellegrina, chiamiamo Luca Zaia, diciamo che col suo aiuto, col suo intervento, un dialogo è possibile, diciamo addirittura che è stato fondamentale per raggiungere l’accordo e il gioco è fatto. S’ingoia il candidato sindaco più odiato? Il discepolo traditore Conte? Sì, nel nome di Zaia. Si ritorna nel partito che ti ha cacciato dalla sede? Sì, nel nome di Zaia. Si accettano i posticini che prima sdegnosamente si rifiutavano? Sì, nel nome di Zaia.

In politica è così che si fanno i miracoli. Sconsiglierei, tuttavia, al vicentino Mantovani e ai suoi numerosi concorrenti di chiamare Zaia a fare un altro miracolo anche a Vicenza. Perché Zaia faccia i miracoli, occorre un Gentilini e Vicenza, per disdetta e per fortuna, di Gentilini non ne ha.