Olimpiadi invernali 2026 in Veneto, cronistoria di una figuraccia

Zaia costretto a inseguire la candidatura Torino-Milano. Che il Coni però ha già trasmesso al Cio

Antefatto. Il 29 settembre 2017 il Comitato Olimpico Internazionale apre la procedura che porterà alla assegnazione dei Giochi Olimpici invernali del 2026. L’invito è diramato a tutti i Comitati Olimpici Nazionali a cui è assegnata la responsabilità di raccogliere, in ogni stato, le manifestazioni di interesse di località che puntano a candidarsi. È quella che, nella fantasiosa terminologia del C.I.O., è chiamata «Fase di Dialogo». Il C.O.N.I. si mette dunque in movimento per l’Italia.

Figuracce. Il Comitato presieduto da Giovanni Malagò è reduce dalla figuraccia internazionale fatta con la candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024, abbandonata in modo tragicomico dal Comitato Olimpico italiano nell’ottobre del 2016, quando mancavano appena undici mesi alla assegnazione. E dire che il progetto della Capitale era sostenuto non solo dal sindaco pentastellato Virginia Raggi ma anche dal ministro dello sport Luca Lotti.

Ed è anche all’orizzonte per l’ente iridato nazionale la prospettiva di fare un’altra figuraccia perdendo la assegnazione da parte della U.C.I., la federazione internazionale del ciclismo, dei Campionati del Mondo del 2020 a cui è candidato il Veneto ed in particolare Vicenza. Il Governo infatti non ha deliberato entro il 4 marzo a favore del Comitato Promotore, presieduto da Claudio Pasqualin, i contributi senza i quali l’organizzazione non è possibile. In attesa del nuovo Governo si avvicina la scadenza del termine (giugno 2018) entro cui gli organizzatori italiani devono presentare le garanzie economiche alla U.C.I.

Malagò. Per le candidature nazionali alle Olimpiadi 2026, quindi, il presidente del C.O.N.I. è costretto a procedere con grande prudenza. Ma in questo periodo non ha molto tempo da dedicare alla faccenda, perchè nel frattempo è personalmente coinvolto nella rifondazione del calcio nazionale dopo la mancata qualificazione degli azzurri al Campionato del Mondo che si svolgerà quest’anno in Russia (altro grande successo dello sport italiano). Malagò è assai impegnato infatti sia nel commissariamento della Federcalcio, a capo della quale ha insediato il segretario generale del C.O.N.I. Roberto Fabbricini, sia in quello della Lega di Serie A, di cui egli stesso è stato Commissario straordinario fino a pochi giorni fa. Fino a quando cioè dalla Lega sono stati assegnati agli spagnoli di Mediapro i diritti televisivi per il triennio 2018-2021. Un affare da 1 miliardo e 50 milioni di euro.

Candidature. Non ostante la ormai dimostrata difficoltà di organizzare i Giochi invernali in qualsiasi parte del mondo a causa dei costi, delle ricadute sull’ambiente, del mancato riutilizzo di gran parte degli impianti e, non ultimo, delle esagerate pretese del C.I.O., in Italia fioccano le candidature. Provengono tutte dalle tre regioni più ricche del paese: Piemonte, Lombardia e Veneto. Per le prime due, le città coinvolte sono i capoluoghi, Torino e Milano, per il Veneto si parla di una alleanza con Trentino e Alto Adige in vista di una edizione sulle Dolomiti, che sono territorialmente divise fra le tre regioni.

Partiti. Per capire qualcosa di più del pasticcio che si creerà attorno alle «manifestazioni di interesse», che devono essere formalmente depositate al C.O.N.I. entro il 31 marzo 2018, è necessario vedere quale colore hanno le amministrazioni locali chiamate a supportarle. Il Piemonte è in mano al centro-sinistra (il presidente è Sergio Chiamparino), come le Province autonome di Trento e Bolzano. Invece Lombardia e Veneto sono guidate dalla Lega con i governatori Attilio Fontana (fino al 4 marzo Roberto Maroni) e Luca Zaia. A complicare il quadro c’è che Torino è del Movimento5Stelle e Milano del Partito Democratico. Senza contare che, dopo le politiche, gli equilibri nazionali sono cambiati e quindi i partiti di Salvini e Di Maio, da forze di opposizione, sono diventati maggioranza.

Zaia. Con grave ritardo e cioè solo il 14 marzo il presidente Zaia decide di mettere in gioco il Veneto per le Olimpiadi 2026. Si ricorda che Cortina d’Ampezzo ha ottenuto la assegnazione dei Campionati del Mondo di sci del 2021, che ha ottenuto cospicui contributi statali per la viabilità e che la sua Regione ha stanziato 3 milioni di euro per la riqualificazione alberghiera. È vero, ci sono già le candidature di Torino e Milano, ma di annunci non muore nessuno e Zaia annuncia le «sue» Olimpiadi dolomitiche. Il problema è che non sono solo sue, perché il gruppo montuoso è spartito con i confinanti trentini, sudtirolesi e friulani. Il governatore però annuncia contemporaneamente di aver avuto il sì dei colleghi Rossi (Trento) e Kompatcher (Bolzano).

Trentino Alto Adige-Zaia 2-0? I due presidenti confinanti invece lo smentiscono immediatamente: non abbiamo mai aderito alla proposta del Veneto. Zaia dapprima è ammutolito, poi riesce a recuperare: il 26 marzo incontra a Venezia Kompatcher e Rossi e, in una nota congiunta, si parla di «piena convergenza sulla candidatura».

Cortina. Il problema è che Malagò ha già comunicato ufficialmente al C.I.O. la candidatura congiunta di Torino e Milano e quindi Zaia è costretto un’altra volta a rincorrere. Il 29 marzo scrive personalmente al presidente del C.O.N.I. per confermare la manifestazione di interesse di Cortina. Lo fa anche il sindaco di Cortina Gianpietro Ghedina.

Malagò, che forse sente odore di ennesima figuraccia, mette le mani avanti con il C.I.O.: ne riparleremo quando ci sarà il nuovo governo.