Aborto, manifesto choc ProVita: sui social si chiede la rimozione

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«L’immagine di un bambino nel grembo materno, per scuotere milioni di coscienze». L’associazione ProVita spiega così il maxi manifesto di 7 metri per 11 che fino al 15 aprile capeggerà in via Gregorio a Roma. «Servirà a ricordare all’Italia e a tutto il mondo che l’interruzione volontaria della gravidanza (Ivg) sopprime un essere vivente. Non un grumo di cellule».

“Tu eri così a 11 settimane. Tutti i tuoi organi erano presenti. Il tuo cuore batteva già dalla terza settimana dopo il concepimento. Già ti succhiavi il pollice. E ora sei qui perché la tua mamma non ha abortito”, è il messaggio della gigantografia. La campagna anti aborto – scrivono – si intensificherà con l’avvicinarsi della ricorrenza del prossimo 22 maggio. In quella data, infatti, quarant’anni fa venne legalizzato l’aborto. «Dal 1978, sono stati più di 6 milioni quelli uccisi dall’aborto, senza contare le vite che si sopprimono in solitudine, tra le pareti domestiche, con le pillole abortive fra le quali la Ru 486, il “pesticida umano”, che ha già causato quasi 30 morti anche tra le donne che l’hanno assunta.

 

«Ma è concepibile che in un’Italia, dove solo il 38% dei malati di tumore può accedere alle cure palliative e dove circa 200.000 anziani o disabili sono rispediti a casa ogni anno dagli ospedali pubblici, per mancanza di fondi per la sanità, lo Stato spenda centinaia di milioni di euro di fondi pubblici per finanziare scelte individuali che causano l’eliminazione di esseri umani, e che non sono condivise da una grande fetta della popolazione?», protesta Toni Brandi, presidente di ProVita.

Intanto su Twitter si scatenano le polemiche. In molti utenti, infatti, condannano il manifesto e chiedono che venga tolto. «Questa gente è preoccupante» e più di qualcuno annuncia di aver segnalato la cosa all’ufficio affissioni del comune di Roma per affissione di un manifesto illegittimo.

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  • don Franco di Padova

    Strana idea di democrazia: scegliere liberamente tra menzogne o verità occultate.
    Quelli che “condannano”, segnalino eventuali falsità, non protestino per le possibili reazioni di una persona posta di fronte ad un fatto vero.
    Ipocriti.

  • ROBERTO

    Mi chiedo fino a che punto si possa spingere l’idiozia di una fazione faziosa, nel chiedere che un sindaco rimuova a priori una propaganda (evidentemente pagata e autorizzata), per suo conto (scopo: tirare in ballo un amministratore pubblico per contrapporlo ad una parte dei suoi cittadini).

    Se una delle due fazioni ritiene che il messaggio non può essere diffuso, si rivolga all’autorità giudiziaria argomentando l’infrazione, che poi arriverà la sentenza (magari di condanna per chi ha promosso la presunta infrazione): diversamente i faziosi si sotterrino in un terreno cimiteriale e spariscano, con ignominia, dagli occhi della gente.