Teatro Stabile Veneto declassato, molto rumore per (quasi) nulla

Il vicepresidente Beltotto snocciola cifre ma non va al cuore del problema. E lo sciovinismo regionalista é fuori luogo. Ecco perché

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La bocciatura è stata sanguinosa, le reazioni istituzionali furenti, ma per lo più fuori bersaglio. Non c’è da stupirsene, accade quando la politica va a orecchio. E sulle questioni culturali, accade spesso. In termini teatrali, e parafrasando Shakespeare, la vicenda si potrebbe riassumere così: molto rumore per (quasi) nulla.

La notizia del declassamento dello Stabile del Veneto, escluso dalla ristretta cerchia delle istituzioni che possono vantare il titolo di Teatro Nazionale è la replica di una commedia già vista. Solo che questa volta le parti sono rovesciate. Tre anni fa, analoga sorte era toccata allo Stabile di Genova, che vanta peraltro una tradizione e un prestigio – nessuno ce ne voglia –  più consolidati e storicizzati. Allora l’esclusione dell’istituzione ligure dal novero dei Teatri Nazionali – proprio a favore dello Stabile del Veneto – aveva fatto scalpore. Adesso, la porta girevole del Mibact riporta nel gruppo di élite il Teatro di Genova, e a rimetterci è proprio chi tre anni fa aveva fatto il grande salto. Nel periodo di purgatorio, al di là di proteste e ricorsi, sulla Riviera è stato fatto molto: è stata concretizzata la fusione dello Stabile con un altro storico teatro locale, l’Archivolto, ma soprattutto si è continuato a puntare a fondo sulla qualità, oltre che sulla quantità. Così i fondi pubblici non sono mai calati, anzi. La “promozione” arriva in un momento in cui la somma dei contributi fra Stabile di Genova e Archivolto viaggia in crescita, ben al di sopra dei due milioni e mezzo.

Questo dimostra che la retrocessione da Teatro Nazionale a TRIC (ovvero, Teatro di Rilevante Interesse Culturale) per quanto sia una ferita d’immagine non comporta necessariamente una decurtazione dei contributi statali, come sembra essere preoccupazione diffusa nel Veneto. Ma è chiaro che bisogna lavorare molto e bene. Va approfondita, invece, la concatenazione delle scelte ministeriali: lo Stabile del Veneto aveva ottenuto a sorpresa la qualifica di Teatro Nazionale dopo aver attuato una politica di ampliamento territoriale e produttivo, fondendosi con i privati della Fondazione Atlantide di Verona. Smontato (e pure malamente) quell’accordo, è arrivata la bocciatura. A Genova il riconoscimento è giunto dopo la proficua realizzazione di un percorso sinergico. Difficile che si tratti solo di un caso.

Intanto, la mobilitazione più o meno bipartisan di deputati e senatori e di amministratori regionali invoca i buoni, spesso ottimi dati della produttività, dei conti, del pubblico, ma non è questo il punto. Dovrebbe saperlo anche il vicepresidente dello Stabile, il giornalista Giampiero Beltotto, nome importante del “sistema Veneto” della politica, dell’informazione e della cultura (già caporedattore della Rai di Venezia, è stato portavoce per oltre un quinquennio del governatore Zaia, poi responsabile del marketing e dell’ufficio stampa della Fenice, prima di diventare capo delle relazioni esterne della Banca Popolare di Vicenza nei tremendi mesi finali della storia ultrasecolare della banca). Beltotto è in prima fila nel denunciare il caso e nel tessere le fila istituzionali della reazione, ma preferisce anche lui parlare di cifre, invece di andare al cuore del problema. Perché non sui numeri è stato retrocesso lo Stabile del Veneto, ma sulla qualità, nella fase preliminare della valutazione, che precede formule e resoconti. Semplicemente, il programma artistico 2018-2020 non è stato ritenuto all’altezza, e ha ricevuto solo 9 punti su un massimo di 35. Per cominciare a giocare la partita ce ne sarebbero voluti almeno 10. La commissione che l’ha bocciato non ha giudicato dati o risultati, ma elementi come la “qualità della direzione artistica”, la “qualità degli artisti scritturati”, la “qualità artistica del progetto” nel suo insieme.

A buon diritto il direttore Massimo Ongaro può esprimere un’amareggiata sorpresa per la scarsa considerazione nei confronti di un programma che gli sembrava migliorativo – pur essendo basato più o meno sulle stesse linee-guida – di quello che aveva ottenuto discreti consensi nel triennio precedente, anche se i 17 punti su 30 raccolti in quell’occasione non erano certo un trionfo. Ma – da avveduto uomo di teatro, come lo conosciamo – non mancherà l’occasione che gli si presenta ora: di considerare altre soluzioni, di affinare i progetti, di farsi venire nuove idee. Il mondo teatrale regionale, italiano e internazionale è vasto e multiforme. Certi nomi (titoli, autori, interpreti) hanno funzionato ma sono un po’ inflazionati o hanno il fiato corto. Se allo Stabile del Veneto cominceranno a pensarci sopra, la bocciatura potrà trasformarsi in una occasione di crescita. Culturale e anche nelle contribuzioni del Mibact.

Quanto poi allo sciovinismo nordestino di chi fra i politici ha subito lamentato che il Veneto è penalizzato da Roma e da un governo abbondantemente scaduto e pregiudizialmente avverso, vale la pena di sottolineare un paio di dettagli. Primo: nella fattispecie, la bocciatura è coincisa con la promozione di una regione, la Liguria, anch’essa governata dal centrodestra. Dopo il 4 marzo ben altre sono le questioni di coalizione; prima del 4 marzo, chi mai ha parlato di cultura e spettacoli? Secondo: il Veneto, per quanto riguarda i fondi statali agli spettacoli, è tutt’altro che maltrattato. Gli ultimi dati annuali noti (2016) dicono che le attività teatrali hanno ricevuto complessivamente oltre 3 milioni e mezzo di euro. Siamo nell’unica regione con due Fondazioni liriche (Arena e Fenice), che beneficiano di circa 25 milioni all’anno. Tacendo di molteplici altre iniziative sovvenzionate, specie musicali, siamo la sede di una rassegna diffusa sul territorio come Operaestate, posizionata ai massimi livelli nazionali nella categoria festival multidisciplinari, con centinaia di migliaia di euro di contribuzioni.

Non vorremmo che fare molto rumore per (quasi) nulla finisse per diventare un boomerang.

(ph: Teatro Goldoni a Venezia, teatrostabileveneto.it)

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