Il Di Maio ridens, ma qui c’è da piangere

Formazione del nuovo governo: la situazione é grave, ma non seria

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Quelli della Rete sono tremendi. Lo chiamano “il pinguino ridens”. Esagerati? Neanche tanto. Fateci un po’ caso. Ride sempre, in tutte le pose e in tutte le occasioni. E quando è costretto a star serio (magari è appena uscito dal colloquio con Mattarella) vedi che fa fatica, vedi che gli scapperebbe da ridere anche lì, se solo potesse.

Siamo passati da uno che parlava sempre… non c’era ripresa che non lo presentasse intento a parlare, a parlare, a parlare. Parlava anche quando era da solo. Finché gli italiani si sono passati la parola: facciamolo stare un po’ zitto. E ci sono riusciti, eccome se ci sono riusciti!

Finirà, lasciamo tempo al tempo, che anche a quest’altro diranno: ma cosa diavolo hai da ridere? Va ben che passare dalla tribuna del San Paolo allo Studio alla Vetrata del Quirinale a uno obiettivamente vien da ridere, questo è vero. Solo che adesso sarebbe l’ora di fare i seri. Qualcuno, Casaleggio? Grillo?, uno dei suoi padroni dovrebbe dirglielo: Gigino, non è una puntata di House of Cards. È l’Italia, purtroppo, quella vera. Un’Italia un po’ tanto masochista, ma sempre Italia è, e bisogna governarla.

Il ragazzo qualche confusione in testa ce l’ha. Come è naturale per uno che dal 4 di marzo vive in una bolla di sapone. Se ne è uscito con una trovata, nei giorni scorsi, che, in un Paese normale, avrebbero allertato la Croce verde.

Sono disposto a fare il governo, ha detto, indifferentemente con la Lega o con il Pd. Che sarebbe come se uno dicesse: posso dare l’anello di fidanzamento a Giovanni o a Maria, basta che uno dei due mi firmi un contrattino e mi porti davanti a un sindaco che ci sposi. Al che verrebbe da dirgli: ragazzo, almeno prima scegli il sesso che preferisci, e dopo, solo dopo, parla di contratto. O sei per caso ambisex: sposi chi ti porta la dote più consistente…?

Una cosa è certa: sia Giovanni che Maria da uno così è meglio che stiano lontani, per quanta sia la voglia che hanno di fidanzarsi.

Mettetevi per un attimo nei panni del povero Sergio Mattarella, che già di suo è allegro come un funerale di terza classe. Non ha proprio niente di cui rallegrarsi. Uno è sempre lì che ride al pensiero che un italiano su tre lo ha votato, due su tre nelle sue terre. Un altro sbraita che vuole andare al governo per far contento il suo amico Putin. L’altro, dopo 24 anni di politica e 81 di vita, è convinto che se solo lo lasciano candidarsi è ancora capace di fare sfracelli. La Meloni, la più piccola dei tre dell’autoproclamata coalizione vincente, è costretta, contro natura, a fare discorsi sensati, con i quali si nota che tanto d’accordo non è.

Ce n’è uno che non aspetta altro che qualcuno lo chiami: lui non vede l’ora di poter appoggiare un governo. E tutti lo snobbano. Ha così pochi parlamentari che al massimo può servire per guarnire non per fare la torta.

Rimangono i piddini. Prima e durante la campagna elettorale svillaneggiati, insultati, dileggiati, sputtanati e ridicolizzati da tutti gli altri, la botta che hanno preso li ha magicamente trasformati da schifoso ranocchio che erano in un bellissimo principe che tutti vorrebbero sposare. I piddini, però, sono troppo impegnati a controllarsi tra di loro per aver tempo di pensare al matrimonio. E poi, qualche ragione ce l’hanno anche loro: si rimangiassero, i gradassi, almeno qualche contumelia prima di fare gli occhi dolci…

Forse, tutto sommato, non ha tutti i torti Gigino Di Maio. Se non ci fosse da piangere, ci sarebbe da ridere.

(ph: nanopress.it)

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