La rovesciata di Ronaldo, icona del gap fra calcio italiano e spagnolo

Fatturati, organizzazione, stadi tra i fattori che fanno grandi i club iberici. Noi, invece…

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Certo non basta la memorabile rovesciata con cui Cristiano Ronaldo porta sul 2-0 il Real Madrid sul campo della Juventus a spiegare perché il doppio confronto dei quarti di finale di Champions League fra il calcio spagnolo e quello italiano sia finito, già all’andata, con il risultato complessivo di 7-1 a favore delle squadre iberiche.

La «bicicletta» del campione portoghese del Real è piuttosto l’icona dell’enorme divario che separa due top team italiani come la Juventus e la Roma da due pari categoria come Barcellona e, appunto, Real Madrid.

Il divario rispecchia in realtà quello che esiste fra due sistemi-calcio nazionali che, pur facendo entrambi parte della élite continentale, sono lontanissimi sul piano tecnico ma, prima ancora, su quello economico e organizzativo.

Ne sono un esempio lampante le rispettive Nazionali: la Spagna è da anni la rappresentativa n. 1 a livello continentale ed una delle migliori del pianeta, l’Italia è talmente decaduta da non essere nemmeno riuscita a qualificarsi ai prossimi Campionati del Mondo.

A livello di club la differenza non è altrettanto marcata ma è indiscutibile che quelli spagnoli restano con continuità fra i primi quattro europei, mentre gli italiani (esclusa la Juventus) faticano a rientrare fra i primi otto.

L’obiezione che si solleva più comunemente è questa: nella Liga ci sono solo due squadre di rango internazionale, in Serie A invece sono almeno cinque i team che possono trovare spazio nelle Coppe.

Questa però è una analisi superata. La realtà è ben diversa: in Champions ogni nazione ha diritto ad avere un numero di squadre che varia in base al coefficiente UEFA, che tiene conto delle prestazioni delle squadre nelle competizioni europee dalla stagione 2011-2012 a quella 2015-2016. La Spagna è al primo posto e quindi ha diritto di iscrivere quattro squadre (Real e Atletico Madrid, Barcellona e Siviglia), l’Italia invece è quarta e ne ha una di meno (Juventus, Napoli e Roma). Ai quarti di finale si sono qualificate tre spagnole e due sole italiane.

Non è quindi vero che la Liga sia un campionato meno qualitativo e quindi più facile della Serie A. Nel campionato italiano c’è infatti un solo club, la Juventus, all’altezza del top internazionale e tutti gli altri sono almeno un gradino più in basso.

Nella analisi non possiamo entrare nel dettaglio delle differenze fra i settori giovanili e i campionati minori, perché richiederebbe troppo spazio. Basta dire che, anche in queste categorie, fra Italia e Spagna c’è un grande divario strutturale e tecnico.

Vediamo piuttosto le grandezze dei rispettivi business. Real Madrid e Barcellona hanno nei bilanci della stagione 2016-2017 un giro d’affari complessivo di 1,3 miliardi (fonte: Football Money League di Deloitte). Juventus e Roma insieme arrivano appena a 576 milioni. Meno della metà.

L’incremento dei ricavi delle due squadre della Liga è stato esponenziale negli ultimi anni. Nella stagione 2016-2017, i Blancos hanno avuto ricavi per 674 milioni e il Barcellona per 648. Quasi il 50% proviene dal merchandising e dalle sponsorizzazioni. I ricavi totali delle due italiane, insomma, non arrivano nemmeno a quello di una sola delle due iberiche.

La Juventus, sempre nella scorsa stagione, è rimasta al decimo posto della graduatoria Deloitte con 406 milioni di fatturato. I giallorossi non sono andati oltre i 175 milioni.

All’interno di questi fatturati, risulta macroscopico il divario dei ricavi da diritti televisivi: il Real ha incassato 237 milioni all’anno, il Barcellona 215. In totale 452 milioni. La Juventus ha ricavato dai diritti tv 233 milioni (grazie anche alla partecipazione alla finale della Champions) e la Roma solo 105, per un ammontare complessivo di 338 milioni, 114 in meno delle due spagnole.

Sono però gli stadi il fattore più importante che diversifica il calcio italiano da quello iberico. Da noi sono appena tre gli impianti di proprietà privata ed uno solo, quella della Juventus, è di caratura internazionale. Sia il Real Madrid che il Barcellona sono invece proprietarie del Santiago Bernabeu e del Nou Camp, che per di più sono i due stadi più grandi del continente. I due club incassano ben 140 milioni all’anno grazie agli impianti di proprietà.

Le due «multinazionali» iberiche contano di superare in breve il miliardo di fatturato stagionale. Parte di questo monte incassi sarà investito nel restauro dei rispettivi stadi. La ristrutturazione del Barnabeu di Madrid dovrebbe concludersi nel 2020 e costerà 400 milioni di euro. Al Barcellona il rinnovo del Camp Nou, da ultimare un anno dopo, costerà 600 milioni.

Con risorse di questa portata Barcellona e Real possono permettersi di destinare agli ingaggi dei giocatori soldi che le italiane si sognano: il Real Madrid addirittura 516 milioni e il Barcellona 445. Il costo della rosa della Roma è stato pari a 182 milioni, la Juventus invece ha speso 344 milioni.

(ph: antena3.com)

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