Scarichi abusivi a Piazzola, bavaglio fallito: «ha vinto il coraggio»

Scontro coi residenti, il tribunale respinge la richiesta della fabbrica di materie plastiche di censurare le proteste. La presidente del comitato spiega com’é andata

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«Le nostre denunce pubbliche sono sempre state sostanziate da dati di fatto. La nostra protesta è legittima. Di conseguenza i nostri timori in tema di ambiente e salute sono più che giustificati». Mirella Scremin (in foto), presidente del “Comitato Piazzola Ambiente”, ha usato queste parole quando poche ore fa a casa sua si sono riuniti gli altri atticisti. Obiettivo del breve incontro è stato passare al setaccio l’ordinanza del Tribunale civile di Padova datata 5 aprile, nella quale si rigettano le richieste della Sir, l’impresa piazzolese che trasforma materie plastiche. La quale da tempo è oggetto degli strali dello stesso comitato, il quale ritiene una parte delle attività della fabbrica dannose per aria e acqua: j’accuse (respinto al mittente dalla società) condito con addebiti di altra natura che da mesi compaiono sulle pagine delle cronache padovane e regionali (qui un approfondimento di Vvox). «La questione più importante è quella che ha rilevato l’avvocato del nostro comitato, Marco Pata – spiega la Scremin – che ci ha spiegato che si tratta di un pronunciamento che farà scuola a livello nazionale sul piano della civiltà giuridica».

Perchè?
Perché io posso capire che una ditta ti porti davanti al giudice civile perché si ritiene danneggiata e quindi ti chiede i danni. O magari ti quereli in ambito penale per diffamazione, se tu hai usato argomenti falsi e appunto diffamatori. Ben diverso è quanto ci è capitato. La Sir, poiché si riteneva danneggiata sul piano economico, aveva chiesto al giudice di ordinare l’oscuramento di ogni nostro contenuto sul web, ma pure di inibire ogni nostra iniziativa futura in termini di protesta, di volantinaggio o di divulgazione. Per assurdo anche avessimo avuto qualche torto ci saremmo trovati di fronte ad una richiesta irricevibile.

Che cosa ha detto il giudice?
Il giudice Rigon, con una sentenza esemplare anche nella scrittura, piana e comprensibile a tutti, ha spiegato non solo che il comitato ha agito correttamente occupandosi legittimamente della sua mission, ovvero la difesa del territorio; non solo ha argomentato correttamente ogni sua critica, e on solo ha rimarcato che il danno economico non è stato dimostrato. Di più, il magistrato ha constatato il fatto che una richiesta del genere, ovvero quella per cui si pretendeva di silenziarci per sempre, era abnorme e in odore di incostituzionalità. Ora è facile capire come ci sentimmo quando ci venne notificato l’atto di citazione. Che che essendo stato redatto ai sensi dell’articolo 700 del codice civile ossia con una procedura speciale d’urgenza, ci ha obbligato a correre ai ripari in fretta e furia.

Com’è andata esattamente?
Pensi solo al fatto che abbiamo dovuto mettere in campo due avvocati. Pata per il comitato e poi Francesco Rossi che invece ha tutelato esclusivamente la mia persona. Si tratta di due professionisti tenaci, molto noti e molto preparati. Il secondo è il presidente dell’ordine professionale di Padova. Ma che cosa sarebbe successo se una tegola del genere fosse finita addosso ad un gruppo meno strutturato e meno agguerrito del nostro? Per questo ritengo che la decisione del giudice sia da far conoscere.

Vale a dire?
Si tratta della dimostrazione lampante che se tu agisci correttamente nessuno può permetterti di intimorirti. Non bisogna aver paura come qualche pavido o qualche colluso ci averva mandato a dire. Teniamo presente poi che la Sir è stata chiamata a pagare una bella botta di spese legali, pari a quasi 15 mila euro. Se a questo si aggiunge che il privato, qualora avessimo avuto torto, pretendeva di svenarci, chiedendo al giudice di obbligarci a sostenere le spese della pubblicazione della ordinanza su un quotidiano nazionale, si capisce la portata della manovra ordita nei nostri confronti.

A onor del vero però il sindaco piazzolese, Enrico Zin, vi ha spesso criticati, bollando come come scarsamente sostanziate le accuse da voi mosse ai privati. È vero?
Perché, Piazzola ha un sindaco?

Va bene, ma al di là del sarcasmo?
Certo, il sindaco con molta sufficienza ha sempre minimizzato la portata dei nostri allarmi. Comunque a lui noi diciamo che le nostre perplessità le abbiamo espresse all’Arpa, alla Provincia e alla Procura di Padova. Ora alla luce di quanto accaduto in queste ore vediamo come si muoveranno. E poi c’è un altro fatto da considerare.

Quale?
Visto che la sua giunta si lamenta spesso del fatto che inondiamo l’amministrazione comunale di esposti, vorrei far presente che da un po’ di tempo vigili e urbani e tecnici comunali sono impegnati a compiere controlli a tappeto nelle case dei nostri attivisti, verificando la metratura delle cucce dei cani, nonché la regolarità di siepi e recinzioni. Il tutto in base a segnalazioni che non abbiamo ancora ben capito da chi vengano. Visto che l’origine delle segnalazioni da noi indirizzate al Comune sono puntualmente e giustamente riferite alla parte contro-interessata, amo pensare che lo stesso valga per i poveri cristi che oggi sono oggetto di tanto zelo municipale.

Mi sta dicendo che sareste oggetto di una ritorsione?
No, assolutamente no. Non voglio nemmeno pensarlo. Fosse il contrario sarebbe un metodo mafioso.

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