Fiera Rimini-Vicenza, quando si fa sentire il maschio romagnolo

Nello «sgarbo» delle dimissioni non annunciate dei riminesi in cda è venuto a galla il dissidio al vertice. Personale. E quindi gestionale

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Una cosa é certa: nel matrimonio fra le fiere di Vicenza e Rimini (Ieg-Italian Exhibition Group), il maschio è romagnolo. Le dimissioni del presidente Lorenzo Cagnoni e degli altri cinque consiglieri d’amministrazione riminesi, un vero e proprio blitz comunicato al vicepresidente Matteo Marzotto appena un’ora prima che avvenisse, è stato uno «sgarbo» (cit. Achille Variati, rapprentante dei soci vicentini) chiaramente voluto e premeditato. Di cui, sempre stando a Variati, il determinatissimo Cagnoni si é scusato nell’incontro di ieri. Il che tuttavia non cambia di una virgola la sostanza: Rimini ha deliberatamente deciso di far capire chi comanda a Marzotto, al direttore generale Corrado Facco e agli azionisti berici, con un gesto irrituale e minaccioso. Non tanto per il passato, perché a qualcuno non fosse chiaro che il detentore dell’81% delle quote ha in mano la società. Ma per il futuro: dovendo comunque essere rinnovato il board in vista dell’ingresso in Borsa, Cagnoni&C hanno reso plastico e pubblico in quale considerazione tengano i vicentini.

A ulteriore prova si legga il tono dell’intervista dell’inossidabile 79enne a Rimini 2.0, in cui il caso è ricostruito così: «gli azionisti riminesi sono gli azionisti di controllo, ed hanno tutto il diritto di pensare alle questioni dell’agenda, più che a problemi di cortesia istituzionale nei confronti di qualche socio di minoranza. E’ semplicemente una logica aziendale. Io ho avvertito gli altri consiglieri di quello che sarebbe successo di li a breve, per metterli al corrente, poi gli altri consiglieri dentro la procedura ci staranno con un loro comportamento, che se vorranno potrà essere di fiancheggiamento di questa soluzione, se invece vorrà essere di altro tipo, saranno naturalmente liberi di farlo». La iattanza del presidente é palese, cercata, quasi ribalda. Propria di chi può permettersi di dare uno schiaffo di sfida a chi, evidentemente, secondo lui se lo merita.

E chi é che se lo merita, per Cagnoni? Non è un segreto di Fatima che fra lui e la premiata coppia Marzotto&Facco non ci sia mai stata sintonia personale (lo ha scritto persino il Giornale di Vicenza, si pensi un po’, in un bel retroscena di oggi). Caratteri che non si prendono, troppi galli nello stesso pollaio. Ma se ci fosse chi pensa che il motivo sia praticamente l’antipatia più o meno reciproca, darebbe una raffigurazione riduttiva del quadro. Tutancagnon, come lo chiamano a Rimini, è un uomo pratico, che bada al sodo e di vecchia scuola comunista, perciò se tensione c’è col suo vice e col suo dg, é perché qualcosa si è rotto dal punto di vista gestionale. Ora, siccome anche questi ultimi due erano abituati – ma a Vicenza – a esercitare il comando, è plausibile che col passare dei mesi lo scontro sia divenuto inevitabile. Il lato caratteriale, quando diventa problema decisionale, va oltre lo scorno e lo scazzo, e si fa serio.

Serio, ad esempio, come il redde rationem al vertice che avverrà nell’assemblea dei soci Ieg del 27 aprile, quando la presidenza della società verrà separata dalla carica di amministratore delegato, oggi entrambi ruoli riuniti nella persona di Cagnoni. E’ chiaro che Rimini é decisa a tenersi quest’ultima casella, la più importante, rendendo superfluo a quel punto un direttore generale (che prima non aveva mai avuto). Cioé trasformando il Facco in pleonasma esornativo. Se poi aggiungiamo che Variati ha fatto sapere che Vicenza manterrà la vicepresidenza, significa che anche il presidente sarà riminese, com’è ora. Marzotto accetterà di rimanere dov’é dopo l’offesa patita? Non è che putacaso avesse fatto un pensierino a succedere a Cagnoni? Se Variati, in scadenza da sindaco a giugno e da presidente della Provincia di Vicenza nel 2019, dovesse nominare sè stesso in cda (mantenendo con sè magari il pallido Dalla Via), ciò equivarrebbe sicuramente ad una scelta abbastanza devastante sul piano dell’opportunità politica, ma migliorativa su quello della rappresentanza degli interessi berici di fronte alla signorìa romagnola. Anche Variati viene da una certa tradizione di potere, nel suo caso democristiana: non è tipo da farsi sorprendere e ridicolizzare, non impianta questioni personali, e se deve vendere fumo lo fa con abilità, non da ingenuo o da pavone. Non si vorrà mica che il bene di Vicenza dipenda dai destini, e dalle ambizioni, di singole persone, nevvero? E infatti Variati, sostanzialmente, si é piegato. Anche perché quei 40 milioni di buco per il nuovo padiglione che si trova sul groppone Ieg grazie a Vicenza rimane, se mai ce ne fosse bisogno, come argomento che zittirebbe chiunque.

Il Gazzettino di oggi si chiedeva cosa farà Facco non dovesse essere lui il manager prescelto come ad. Mal che vada, Cagnoni potrebbe ricorrere all’attuale vice di Facco, il CFO Carlo Costa, in Fiera a Rimini dal 2001 come direttore amministrativo, della finanza e del controllo e dal 2006 anche del personale, nonché nel cda di varie controllate del gruppo. Uno che conosce a menadito la macchina, insomma. E che non dovrebbe avere incompatibilità con il presidente presente (e ci sa tanto anche futuro). Di nessun tipo.

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