La «legge truffa» di Zaia e i malumori contro Dalla Libera e Ferrari

Retroscena. Assenti alla conferenza stampa delle opposizioni, i due consiglieri vicini alla Moretti si starebbero avvicinando alla maggioranza

Nel centrosinistra veneto si starebbero moltiplicando i mal di pancia nei confronti di due uomini chiave dell’opposizione: il primo é Franco Ferrari, il numero uno del gruppo Alessandra Moretti Presidente (Amp), la lista che appoggiò la corsa a governatore dell’ex europarlamentare berica, sconfitta dal leghista Luca Zaia nel 2015; il secondo è Pietro Dalla Libera, avvocato opitergino capogruppo di una compagine consiliare (Veneto Civico) costituita solo da sé stesso. La condotta dei due, a detta dei critici, da tempo sarebbe divenuta un po’ troppo ondivaga: troppe astensioni e pochi voti contro le delibere del centrodestra, partecipazione a poche votazioni, interventi in aula poco aggressivi nei confronti della maggioranza di centrodestra.

MALUMORI INTESTINI
Fino ad oggi il centrosinistra sarebbe più o meno riuscito a sopire il prurito di alcuni consiglieri che da settimane chiedono un chiarimento. Il capogruppo del Pd Stefano Fracasso in più di un’occasione si sarebbe speso personalmente per cercare, anche se indirettamente, di rimettere in carreggiata i due. Il garante politico dei quali é la Moretti che li avrebbe scelti per il loro seguito presso la società civile locale senza pesare con attenzione poi tutte le conseguenze. Non ha aiutato, inoltre, il briefing organizzato ieri da tutte le opposizioni, pure quelle centriste, aperto anche alla stampa, nel quale sono stati lanciati strali di ogni tipo sulla riforma del sistema elettorale regionale che Zaia vorrebbe far votare in aula. Pare che uno degli obiettivi che il governatore leghista vorrebbe centrare con questa riforma ci sia quello di ridimensionare il peso di Forza Italia ma soprattutto di potare abbondantemente i cespugli a partire da Fdi poiché il peso della compagine del capogruppo Sergio Berlato è considerato eccessivo, spesso in dissenso, ed eccessivamente spostato sui temi della sola caccia.

IL CONVITATO DI PIETRA
Tale riforma, infatti, amplia in modo smisurato il premio di maggioranza e di fatto riduce in consiglio i seggi per le minoranze, soprattutto per le formazioni più piccole visto che la compagine che da sola raggiunge il 45% dei voti si aggiudicherebbe il 65% dei seggi. Secondo i detrattori si tratta di una «legge truffa»: così l’hanno chiamata Marino Zorzato (Area popolare, il gruppo che fa riferimento all’ex sindaco di Verona Flavio Tosi), Cristina Guarda (Amp), Piero Ruzzante (misto-Leu), Stefano Fracasso ed Andrea Zanoni (Pd), nonché Manuel Brusco del M5S. Si noti l’assenza di Dalla Libera e Ferrari: pur essendo stati, secondo la voce dominante, preventivamente invitati. Il silenzio pressoché totale di Cristina Guarda tra l’altro non è passato inosservato agli addetti ai lavori, a partire da parte di chi si aspettava che per un appuntamento di questo tipo Amp schierasse il capogruppo, ovvero lo stesso Ferrari. Rimane da capire quale sarà il destino del duo: c’è chi azzarda l’ipotesi del salto della quaglia in un progetto civico di area autonomista gradito a Zaia, con eventuale candidatura assicurata alle regionali del 2020; c’è chi parla semplicemente di allontanamento graduale ma inesorabile dalla alleanza che ha permesso ai due di entrare a Palazzo Ferro Fini anche senza un bagno di preferenze. Come non mancano le voci di un ultimatum al curaro, che se sufficientemente velenoso potrebbe rinsaldare i legami in seno al centrosinistra.

ANTICHI DISSAPORI
Sullo sfondo resta una vecchia ferita mai cicatrizzata del tutto. Un pezzo del mondo ambientalista veneto non ha mai perdonato alla Moretti il fatto di avere imbarcato in consiglio Ferrari. Imprenditore molto noto a Marghera e a Camponogara, nel primo decennio del Duemila è stato uno dei più fieri sostenitori della riconversione a carbone della centrale a olio combustibile di Porto Tolle: un progetto propugnato dalla Regione, dall’Enel, dall’Eni, in primis dall’ex numero uno del cane a sei zampe Paolo Scaroni. E che poi fu affossato, fino a comportare la chiusura di fatto dell’impianto, dopo uno dei più duri contenziosi sul piano amministrativo mai messo in piedi dalla galassia ecologista del Nordest. In quegli anni Ferrari promosse e fondò il consorzio di imprenditori che si sarebbe dovuto occupare di quella trasformazione, difendendosi dalle ire dei comitati che osteggiarono col coltello tra i denti quel progetto. E non è escluso che oggi, anche nel centrosinistra, qualcuno memore di quello scontro provi a pareggiare i conti.

Tags: , , ,

Leggi anche questo