Metropolitana superficie veneta, ben svegliata Corte dei Torti

Storia del disastro SMFR, che ha responsabili politici ma anche istituzionali. E c’era chi la chiamava “Si Fanno Meno Ritardi”

Un autorevole avvocato veneto, Ivone Cacciavillani, in un libro titolato “La Corte dei Torti” ha elencato in maniera straordinariamente chiara le critiche alle funzioni della Corte dei Conti. Organo già presente nello Statuto Albertino e poi nella legge fondamentale del 1865, Cacciavillani lo definisce un «ectoplasma costituzionale». La sua giurisdizione continua a chiamarsi contabile, che «attiene alla regolarità dei conti e non all’accertamento delle responsabilità degli operatori pubblici».

Questo libro che mi è venuto in mente ripensando agli ultimi pronunciamenti della Corte sulla Pedemontana Veneta, sul  disastro Mose, sulla delibera Tav Bs-Vr, aumentata e registrata sempre dalla Corte nel giro di un mese di 600 milioni di euro, del silenzio sulla idrovia Padova-Venezia e infine sulla cosiddetta Metropolitana di superficie (SFMR, Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale).

Una SFMR con zero treni e utilizzata da molti utili idioti per giustificare l’affare Tav. Un progetto nato nel 1993 del costo di 659 miliardi di lire con 60% di finanziamento Stato e il 40% Regione, sei linee ferroviarie di collegamento rapido per servire ogni giorno 1 milione 600 mila persone, con un intervallo massimo tra treni di 15 minuti e in funzione 24 ore su 24. Dieci stazioni da costruire e 25 da ristrutturare, linee tutte elettrificate. In una presentazione fatta dalla Direzione Infrastrutture della regione Veneto il 15 novembre del 2011 sono presentati questi dati: costo complessivo 5,9 miliardi articolato in 4 fasi, finanziate per 1,250 miliardi e realizzate per il 90% la fase 1, 10% la fase 2. Addirittura l’ex sindaco di Vicenza Hullweck, in un convegno alla Fondazione Cini, affermò che SFMR voleva dire “Si Fanno Meno Ritardi”.

Alle politiche 2006 Galan spese 130 mila euro per la comunicazione istituzionale della metropolitana di superficie. La società, che “informava” con sede a San Marino, aveva come soci la segretaria e il capo ufficio stampa di Galan. I lavori se li aggiudicano l’Astaldi e la Mantovani il cui presidente l’ingegner Giorgio Baita, conosciutissimo per le tangenti Mose, operò sul progetto redatto dalla NET Engineering di Furlan. E’ proprio il progetto Furlan a determinare tra l’altro ricorsi, problemi e aumento dei costi di progettazione. Nel 2005 il costo era di 5 milioni di euro, sei anni dopo diventano 11 milioni e nel 2011 18 milioni. Zaia non vuole pagare accordi sottoscritti da Galan e invia tutto alla Corte dei Conti per la verifica. Mentre la Corte verifica, uno dei tanti arbitrati d’immediata esecutività fa sborsare a Zaia 20 milioni di euro.

Oggi la Corte dei Conti apre un’indagine su un progetto nato un quarto di secolo fa con primo finanziamento reso disponibile l’8 marzo 1996 dal governo Prodi. Singolare poi l’atteggiamento della Regione Veneto, che oggi reputa oneroso il costo del progetto e lo mette nella mano di Rete Ferroviaria Italiana riducendone a 400 milioni di euro. Alla fine le due inchieste, l’SFMR e l’Idrovia padano-veneta, non sortiranno un bel nulla, visto il tempo trascorso. Un quarto di secolo per la SFMR e 55 anni per l’Idrovia. La prima autorizzazione di spesa per l’Idrovia avvenne con legge 92 nel 1963.

Corte dei Conti e autorità indipendenti hanno concorso, a opinione di chi scrive, a fungere da stampella al disastro dei conti pubblici italiani. Assurdo fare i rilievi come su Mose e Pedemontana e poi non assumersi le responsabilità del blocco dell’opera se è inefficiente o di nulla utilità sociale. Tutto questo mentre una pericolosa sigla “Target 2” che misura gli scambi tra Banca d’Italia, BCE e altre banche centrali degli Stati che usano l’euro, segna il massimo storico di 500 miliardi di euro. In aggiunta questo sgoverno uscente ha fissato il pareggio di bilancio il prossimo anno. Iddio salvi il Paese da questi incompetenti e inadeguati dissipatori di risorse pubbliche scarse.

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