Il Delinquente al Quirinale, il populista è Mattarella

I calcolati siparietti di Berlusconi non devono far dimenticare che non doveva proprio essere lì. Se non lo hanno per se stesse, le Istituzioni non pretendano più il rispetto dai cittadini

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Mandato esplorativo alla santificata Casellati, fresca neo-presidente del Senato. Incarico al leghista di vecchia data Giorgetti, per una soluzione diciamo focalizzata sul centrodestra. Un “governo del Presidente”, cioè del capo dello Stato Mattarella, con un premier super partes. Come si dice in questi casi, non vorremmo davvero essere nei panni di quest’ultimo, nel dover sbrogliare la matassa di indicazioni, controindicazioni e veti reciproci (M5S contro Forza Italia, Forza Italia contro M5S) per dare un nuovo inquilino a Palazzo Chigi, più o meno provvisorio che sia.

Chi scrive sarebbe per un’intesa fra Matteo Salvini e Luigi Di Maio, mirata a scrivere una legge elettorale che preveda un premio di maggioranza non incostituzionale così da far fuori i due ingombri, il morituro partito berlusconiano e il moribondo Partito Democratico, e far nascere il nuovo bipolarismo Carroccio-Cinque Stelle, non perché più auspicabile in astratto, ma semplicemente perché più rispondente ai tempi e alla realtà. Ma non si può: i forzisti, a meno di una sollevazione contro il loro logoro e sempre più incontrollabile Capo, farebbero saltare le maggioranze che reggono le giunte di centrodestra in Lombardia e Veneto. Nel nostro Veneto, Luca Zaia rischierebbe di trovarsi disarcionato dopo appena poco più di due anni dalla riconferma. Senza contare le elezioni regionali di fine mese in Friuli in cui il leghista Fedriga, che parte favorito, lo diventerebbe un po’ meno. E’ una prospettiva, questa, che forse sopravvaluta la fedeltà degli elettori agli ordini di scuderia, e forse anche dei dirigenti sparsi che – finalmente, aggiungiamo noi, riferendoci alla benvenuta iniziativa della Donazzan – alzano la testa contro il mortale (sissignori, mortale: politicamente prima o poi la caducità della vita colpirà anche lui) Silvio Berlusconi. Ma é innegabile che sia sul piatto e che Salvini, che deve averne veramente le scatole piene, debba tenerne conto. Il berlusconismo è un male relativo, non esistendo nessun Assoluto (Dibba, che ci fai, il teologo?). Ma quando ce ne saremo liberati, sarà sempre troppo tardi.

Ma non invidiamo punto Sergio Mattarella soprattutto per un altro motivo. Rectius: non lo gradiamo. Anzi non ci piace per niente, e per la verità non ci é mai piaciuto. Al di là delle gag da anziano intrattenitore di crociere che ieri il Berlusca ha inscenato per calcolo ed esibizionismo insieme, é mai possibile che la massima carica dello Stato, che impersona l’autorità e l’autorevolezza delle Istituzioni, riceva un condannato in via definitiva per frode fiscale, che è un reato contro lo Stato medesimo, sbattendosene solennemente di quell’autorità e di quella autorevolezze che dovrebbe tutelare? E per quale seria ragione io, cittadino comune, dovrei allora portare rispetto per le venerande Istituzioni, se le Istituzioni stesse non hanno rispetto per sè stesse, auto-offendendo la propria aura e decoro e insultando, nello specifico, uno dei tre poteri, ovvero il Giudiziario?

Perché Berlusconi é un delinquente. «Naturale»? Possiamo anche essere d’accordo, ma questa era una considerazione personale del giudice di primo grado del processo Mediaset («naturale capacità a delinquere»), passato appunto in giudicato, che tale giudice si sarebbe potuto risparmiare. In un regime di diritto uguale per tutti e centrato su atti e fatti giudiziariamente rilevanti, é il reato che va riconosciuto e punito, non la persona in quanto tale e le sue attitudini. Insomma, basta e avanza che il Delinquente sia un delinquente senza aggettivi. Basterebbe e avanzerebbe per non fargli mettere piede al Quirinale. E invece il custode della sacralità istituzionale si è comportato da populista, se vogliamo dare a questa parola il significato spregiativo corrente: avrà ritenuto, come purtroppo fanno in troppi che non sanno l’abc della democrazia, che i voti “assolvono” politicamente il reo, secondo una concezione demagogica per cui il consenso “lava” tutto, e chi se ne importa della Legge e dell’etica pubblica, questa sconosciuta. Io quidam de populo posso permettermi di non credere alla truffa del sistema liberal-democratico, ma Mattarella no. E allora, liberi tutti.

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  • Lupis Tana

    A Bergamo c’è un detto: quant che la merda la mùnta ‘l scàgn, o che la spueza o che la fa dàgn.
    siamo arrivati al dunque, spero di non aver mai a che fare con questa gentaglia, perchè
    non avrò pietà per questa demoniocrazia.
    non mi sento rappresentato e non avrò nessun rispetto…

    • don Franco di Padova

      Concordo.
      La democrazia è un’istituzione delicata che esigerebbe impegno e rispetto.
      Impegno da parte dei cittadini che dovrebbero formarsi autonome e fondate idee su ciò che devono decidere (allo scopo dovrebbero avere anche il referendum costitutivo).
      Rispetto da parte di tutti delle regole. L’intensità di tale rispetto dovrebbe però essere proporzionale alla carica ricoperta, non il contrario.
      In Italia è invece, normalmente, il contrario.
      Sono un politico e, quindi, anche nelle piccole cose non rispetto le regole: non pago le tasse come i pirloni che mi hanno eletto; non rispetto i limiti di velocità e, armato di scorta ed auto di servizio con autista, sfreccio a tutta velocità e che gli altri si scansino in fretta (io sono un politico!) e così via.
      Tra minute violenze e ordinario strapotere, perdo contatto con il popolo che dovrei rappresentare, con le leggi che dovrei rispettare, con il buonsenso che dovrei difendere.
      Alla fine, mi trovo a coltivare vizi e presunzioni. Cosa pretendete mai da me?

  • Paolo Maria Ciriani

    Scusate ! …ma mi pare che il berlusca abbia già scontato la pena inflitta e salvo il fatto che sia inibito da cariche pubbliche, che daltra parte non pretende di ricoprire, nulla vieta che possa invece guidare un partito politico: in passato abbiamo avuto parlamentari anche di altissimo rango che in tempi di guerra e di fascismo avevano commesso reati ben più gravi dell’evasione fiscale ed in tempi successivi erano abituali controparti della corruzione o parti attrici della concussione.