«Omicidio stradale, incidenti non calano: legge inutile»

«La legge sull’omicidio stradale non ha portato alcun risultato». Lo ha detto il procuratore capo di Treviso Michele Dalla Costa (in foto) a proposito dell’inasprimento delle pene negli ultimi anni per chi provochi la morte o lesioni gravi di un’altra persona nel corso di un incidente. La legge di iniziativa popolare è stata invocata sin dal 2010 ed è stata definitivamente varata e approvata nel 2016. Come riporta La Tribuna a pagina 3, secondo Dalla Costa l’introduzione della patente a punti, nel 2003, «ha determinato un calo dei sinistri e delle morti su strada», mentre l’omicidio stradale no.

«Il legislatore, come spesso accade in questo Paese, si è mosso sull’onda dell’emotività, senza rendersi conto dell’impatto che questa norma avrebbe avuto sul sistema complessivo – ha spiegato Dalla Costa -.Quello che si chiedeva a gran voce con questa legge -ha aggiunto – era di mandare in galera chi si rendeva responsabile di omicidio stradale o di gravi lesioni. Nei fatti la legge non lo consente: c’è l’arresto in flagranza di reato, ma la norma non è raccordata al resto della legislazione. Quando il pm chiede la misura cautelare – conclude il procuratore capo – deve portare a sostegno delle circostanze che non sempre ci sono: il rischio di inquinamento delle prove, quando le prove sono già ben raccolte, il pericolo di fuga, che è difficile da dimostrare per il futuro, il pericolo della reiterazione del reato, che è dura da sostenere per una persona che fa per la prima volta un incidente. Se poi ci aggiungiamo il concorso di colpa, è facile intuire come sia veramente difficile approvare una richiesta di misura cautelare»

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