Padoan, le banche venete e l’Italia dei fessi

Gli italiani, diceva Prezzolini, si dividono in due categorie. Ma non dobbiamo rassegnarci al predominio dei “furbi”

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Giuseppe Prezzolini sessanta anni fa diceva che l’Italia è un paese dove «l’intelligente è un fesso anche lui»; dove «il furbo non usa mai parole chiare, e comanda non per la sua capacità ma per l’abilità di fingersi capace»; dove «i fessi hanno dei principi, i furbi soltanto dei fini»; dove «in generale il fesso è stupido, perché se non fosse stupido avrebbe cacciato via i furbi da parecchio tempo»; dove «ci sono i fessi intelligenti e colti che vorrebbero mandare via i furbi, ma non possono: primo, perché sono fessi; secondo, perché gli altri fessi sono stupidi e non li capiscono»; dove «per andare avanti ci sono soltanto due sistemi: il primo è leccare i furbi; il secondo – che riesce meglio – consiste nel far loro paura; infatti, non c’è furbo che non abbia qualche marachella da nascondere, e non c’è furbo che non preferisca il quieto vivere alla lotta, e l’associazione con altri briganti alla guerra contro questi».

Queste considerazioni del promotore della “Società degli Apoti” (Per una società degli Apoti. 1./ Prezzolini, p.g. (A. 1, n. 28 (28-9-1922), p. 103-104, qui l’articolo originale) le ho ritrovate nell’articolo di Icebergfinanza “Facebook e la banca bassotti”, collegate al richiamo di due eventi. Ci avevano detto che il salvataggio delle banche non avrebbe influito sul deficit, infatti il secolo XIX il 26 giugno 2017 titolava: “Banche Venete, sì al salvataggio. Padoan: niente impatto sul deficit”. Dieci mesi dopo il Sole 24 Ore, il 3 aprile 2018, non esitava a titolare: “Doccia fredda da Eurostat: da banche venete impatto sul deficit di 4,7 miliardi”

Come ci fa osservare Icebergfinanza, tra i due articoli si inserisce un fatto accaduto il 4 marzo scorso quando, precisamente a Siena, hanno eletto il ministro economista Pier Carlo Padoan. Si avete letto bene CarCarlo Padoan è stato eletto a Siena, non in un posto qualsiasi proprio a Siena. E’ come se Zonin e Consoli venissero eletti in Parlamento nelle circoscrizioni venete: un sospetto che Prezzolini avesse ragione può ragionevolmente sorgere. Forse alle ultime elezioni gli italiani hanno dimostrato di essere meno fessi di quello che si crede, forse siamo fessi a macchia di leopardo, lascio a voi scegliere le macchie.

Con l’unico intento di giocare sulle parole di Prezzolini, partiamo dalle due categorie menzionate: dei fessi e dei furbi. Supponiamo di classificare come fessi gli elettori, e come furbi gli eletti.  Tra gli elettori abbiamo le categorie degli intelligenti fessi e dei fessi stupidi. Io che considero chi ha eletto certi partiti dei fessi stupidi mi colloco automaticamente tra gli intelligenti fessi. Però il fatto di essere fesso, anche se nel senso “i fessi hanno dei principi, i furbi soltanto dei fini”, non mi piace molto, ma non essendo un parlamentare non sono nella categoria dei furbi, quindi rischio di perdere l’aggettivo intelligente e rimanere solo un fesso. Effettivamente non sono messo bene.

La frase “il furbo non usa mai parole chiare, e comanda non per la sua capacità ma per l’abilità di fingersi capace” si attaglia a molti. Ma se avete pensato in particolare a lui, e l’avete votato allora siete fessi stupidi, se non l’avete votato siete fessi intelligenti. Se invece pensate a un altro e non l’avete votato allora siete degli intelligenti fessi. Comunque la giriamo siamo dei fessiForse è giunto il momento di recuperare un istituto costituzionale di democrazia diretta, il referendum abrogativo. Comporta impegno e sacrificio, ma forse ci colloca in quel limbo di non fessi e non furbi. Per chi non è furbo, meglio di niente.

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