San Fior (Tv), prostitute trans contro le multe: «siamo “caste”»

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A San Fior (Treviso) il regolamento della polizia locale è chiaro nel suo pugno duro contro la prostituzione. Si vieta infatti di «intrattenersi ai margini delle strade pubbliche o aperte al pubblico, al fine di attirare o indurre alla domanda di prestazioni sessuali a pagamento. Tale condotta si esplica attraverso la nudità anche solo parziale di parti intime del corpo, l’utilizzo di abbigliamenti succinti, attraverso comportamenti ed atteggiamenti indecorosi ed indecenti preordinati ad attirare la potenziale clientela». Ma, come scrive Giorgio Barbieri su La Tribuna a pag 47, le prostitute transessuali non ci stanno e vogliono impugnare il regolamento di fronte al giudice di pace.

In particolare, nei ricorsi presentati all’avvocato Daniele Panico si fa presente che la trans «non è solita prostituirsi intrattenendosi ai margini della strada, ma a bordo della propria autovettura in apposita zona di sosta, non esibisce alcuna nudità, nemmeno parziale, di parti intime, non ha comportamenti indecorosi ed indecenti, non utilizza invero nemmeno abbigliamenti succinti». Le prostitute transessuali ritengono quindi di essere vittime di discriminazione sessuale: «la motivazione verbalizzata, infatti, lascia intendere che essere omosessuali o transessuali, e quindi vestire abiti che per tipicità sono destinati al genere femminile, sia elemento sufficiente per essere sanzionati nel comune di San Fior ».

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  • Francostars

    Affermo che, anche con le nuove disposizioni legislative, le Ordinanze Sindacali ed i
    Regolamenti di Polizia Urbana devono essere conformi ai principi generali dell’Ordinamento, secondo i quali la prostituzione su strada non può essere vietata in maniera vasta ed indeterminata. Di conseguenza, i relativi verbali di contravvenzione possono essere impugnati in un ricorso. In più per le medesime ragioni, i primi provvedimenti suddetti non possono essere emessi per problematiche permanenti ed i secondi non possono riguardare materie di sicurezza e/o ordine pubblico.
    P.S. I relativi soggetti possono essere sanzionati per evasione fiscale, anche per le tasse locali (art. 36 comma 34bis Legge 248/2006, come chiarificato dalla Cassazione con la Sentenza n. 10578/2011).

  • don Franco di Padova

    “Si vieta infatti di «intrattenersi ai margini delle strade pubbliche o aperte al pubblico, al fine di attirare o indurre alla domanda di prestazioni sessuali a pagamento. Tale condotta si esplica attraverso la nudità anche solo parziale di parti intime del corpo, l’utilizzo di abbigliamenti succinti, attraverso comportamenti ed atteggiamenti indecorosi ed indecenti preordinati ad attirare la potenziale clientela».”
    Nella parte citata non si fa alcun riferimento al genere, nemmeno a quello ambiguo e si censurano gli spettacoli indecenti fatti nelle pubbliche strade ove hanno diritto di passare anche famiglie e ragazzi.
    Negare che in molti luoghi si superi l’esercizio di un legittimo diritto (che non può essere “prostituzione su strada”) configurando abuso manifesto, non è corretto.
    Che vi sia una contraddizione tra i diritti limitati in ambito privato e quelli tollerati in ambito pubblico, questo è un problema.
    Resta però il fatto che coloro che “non vedono” sono sempre pronti a tuonare contro l’ipotesi di regolamentare la prostituzione in ambito privato (case di tolleranza), mentre accettano, di fatto, la prostituzione pubblica.
    Come sempre, fa più danni la stupidità della cattiveria.