La resurrezione del Forrest Gump di Padova

Il visionario vicesindaco Lorenzoni è animato dalle migliore intenzioni. Che cozzano però con la dura realtà della politica. Retroscena di una sinistra patavina ovviamente divisa

Arturo Lorenzoni come Forrest Gump? «Beh, sì, qualche volta ci assomiglia», dice credendoci uno di quelli che ha portato la sua lista ad un’affermazione inaspettata. Attenti però: quel film ha vinto sei Oscar e quel personaggio vent’anni fa ha cambiato un po’ l’America. Riuscirà il nostro eroe vicesindaco a cambiare Padova?

Innanzitutto ha cominciato a stupire i suoi stessi sostenitori: un impolitico per eccellenza (ma non era un pregio necessario?), uno che inanella gaffes e disastri mediatici spiazzanti perfino per i compagni di cordata. L’elenco è lungo: il percorso del nuovo tram in via Facciolati, la Ztl allargata in centro, l’affaire Leroy Merlin all’ex foro boario di corso Australia… A Padova non erano abituati a uno così, la politica mostrava la sua faccia dopo essere passata dalle segreterie dei partiti, se andava bene; o dopo gli accordi più o meno sottobanco con associazioni, potentati economici, influencer di vario genere; passava spesso e volentieri per qualche salotto importante: sigaro, cognac, affabili padrone di casa e affari complessi. Succede ancora, ma è arrivato Forrest Gump con la sua visione del mondo: tutti in bicicletta a pedalare in mezzo a prati verdi, l’energia al servizio dell’uomo e non solo dell’economia, «i cittadini dovranno capire che si andrà sempre meno in macchina». Apriti cielo!

Per l’unico uomo nuovo della ribalta padovana sono cominciati tempi difficili, silenziosamente difficili. Ha rischiato l’isolamento, l’abbandono, l’emarginazione. Si ricorderà che, per arrivare a battere l’ex sindaco leghista Bitonci, sono stati decisivi la nascita e il successo di Coalizione Civica, che ha scelto a proprio alfiere Lorenzoni. E poi, arrivato terzo, l’apparentamento al ballottaggio con il candidato Pd Sergio Giordani. Un esperimento politico di successo da analizzare anche oltre questi primi mesi di amministrazione reale. Nemmeno il tempo di sedersi sulla sedia di vicesindaco, ed ecco le prime avvisaglie. Arturo Lorenzoni, identikit della Padova benpensante, rassicurante, intelligente senza fughe in avanti, di formazione e convinzione cattolica, è anche nel cda della Fondazione Lanza, dove comanda la curia. In pratica lo obbligano a dimettersi, anche se resta al vertice della Fondazione Fontana che è più casa sua. Il 5 settembre gli arriva una letterina da un’ammiratrice della prima ora: «Arturo, qualcosa non va». E sottotraccia monta la diffidenza: Arturo è poco gestibile, i sostenitori trasecolano a certe sue uscite («faremo una funivia sopra la città tra la stazione e la zona industriale»), si arrabbiano perché per mesi e mesi non ha fatto un giro nelle piazze, anche se «vorrebbe essere dappertutto ma non si capisce dove sta andando». Un po’ visionario, molto prof universitario, sfugge e non si mescola. L’incomprensione è in agguato, cala l’entusiasmo, affiorano aggettivi ingenerosi, zuzzurellone è il più simpatico.

Non si sa bene cosa Lorenzoni dirà l’indomani, se è la stessa cosa che ha detto il giorno prima oppure no, e questo è un problema. Coalizione Civica, la sua vera base elettorale, prende le distanze. Non lo chiamano, non lo invitano, non lo cercano per il confronto, insomma lo snobbano. Peggio: l’ala sinistra di Coalizione (leggi Rifondazione, Sinistra Italiana, i neonati di Potere al Popolo) gli danno del traditore per il sì automatico al centro commerciale Leroy Merlin, gli rinfacciano la politica del verde e via contestando. Lorenzoni abbassa per un attimo lo sguardo dai suoi grandi orizzonti e capisce. Non può essere tagliato fuori, perdere consensi, anche se si tiene cara la sua idea del fare politica. A chi dei suoi gli chiede se fra cinque anni vorrà fare il sindaco risponde evasivo: «Mah, chissà…».

Arturo senza cavalieri della tavola rotonda: non ha un cerchio magico, alle sue assessore Marta Nalin, Francesca Benciolini, Chiara Gallani che chiedono documenti ai funzionari capita di sentirsi dire «non si possono avere», insomma manca l’esperienza dei marpioni della politica. Ma Lorenzoni capisce che non può essere messo all’angolo. L’idea è quella di far nascere dalle ceneri insoddisfatte della sua lista un’associazione politica, si chiamerà «Orizzonti» come quelli che ha lui. Sembra facile…

Bisogna pure che ci sia qualcosa o qualcuno che faccia recuperare il terreno perso con Coalizione Civica. Ma si litiga anche lì, da subito. Il deus ex machina di «Orizzonti» è Marco Carrai, che però ha un’idea molto chiara dell’associazione: sostegno convinto a Lorenzoni e alla giunta, ma autonomia e mani libere nel fare analisi, proposte, iniziative. Arturo vorrebbe l’associazione come sua “longa manus”, basta e avanza. Si sfiora il parapiglia, gli amici di vecchia data di Arturo (Leopoldo Benacchio, Tiziana Vecchiato) si battono, dall’altra parte Francesco Arnau, l’avvocato Vitale, insomma prima di nascere «Orizzonti» sembra già morta. Boccheggia cercando un presidente, lo storico Carlo Fumian vede la bagarre e dice no grazie, il presidente Lorenzo Benvenuti indicato da Arturo viene licenziato in breve, finché il pallino torna nelle mani di Marco Carrai. E forse avviene il miracolo. Proprio a Pasqua: non è risorto solo Gesù, magari anche Lorenzoni.

Torna a farsi vedere nel panorama padovano Francesco Bicciato, testa pensante che avrebbe potuto essere candidato sindaco se non avesse avuto impegni professionali. Gli fa un fischio Marco Carrai, e come per incanto alla prima riunione di «Orizzonti» arrivano osservatori non belligeranti di Coalizione Civica. Per inciso: di quella parte di Coalizione che s’era un po’ persa per strada, i “civici”, cittadini fuori dai partiti. Se non è Pasqua di Risurrezione, è disgelo. Si leggono in chiave ottimistica le grandi visioni di Lorenzoni. Forrest Gump ha preso quattordici nomination e sei Oscar. Vedremo come andrà Arturo nelle sale padovane.

Tags: , , ,

Leggi anche questo