Treviso e Vicenza: candidati sindaci, parliamo anche di sport?

Elezioni comunali nei due capoluoghi veneti: l’argomento non è in primo piano nei programmi elettorali dei principali concorrenti

Vicenza e Treviso eleggeranno il 10 giugno il loro nuovo sindaco e nuovo consiglio comunale. Le campagne elettorali dei principali candidati di tutte e due le città non sono ancora a pieno regime, anzi da alcuni di loro il programma non è ancora stato pubblicato. Le rispettive posizioni sui grandi temi (sicurezza, accoglienza, viabilità, periferie, innovazione) sono conosciute, almeno a grandi linee. Per tutti lo sport non rientra fra i punti qualificanti della proposta politica per le elezioni.

Il rapporto fra una amministrazione comunale e lo sport si può sviluppare su almeno quattro aspetti: impianti, eventi, sport di base e sport professionistico. Che rientrano nelle competenze di più assessorati, dal patrimonio alle opere pubbliche, dal sociale al turismo, senza contare naturalmente quello allo sport. Che però è sempre stato considerato una delega di serie B.

Di solito l’attività di questo referato si caratterizza per la assegnazione annuale di palestre e di impianti pubblici alle società e per la concessione di patrocini e contributi. Quasi mai ci si aspetta dagli assessori politiche sportive o grandi progetti. Anche perché sono dotati di portafogli davvero poco forniti.

È aggiornata questa visione di secondo piano dello sport nella amministrazione di una città? Senz’altro non lo è, e a prescindere dalle dimensioni del centro amministrato. Lo sport, inteso anche solo nella accezione di attività fisica non finalizzata al lavoro, è una componente sempre più diffusa nella società e investe ormai ogni fascia di età. È un fattore della cultura di massa.

Lo sport professionistico poi ha bisogno di impianti adeguati, che spesso sono condizione per raggiungere i risultati. In Italia l’impiantistica è ancora prevalentemente pubblica. Le società non sono strutturate per avere stadi e palazzetti di proprietà. Ma i Comuni, a cui appartengono i principali impianti, non hanno le risorse per costruirne di nuovi e spesso neanche per la manutenzione di quelli esistenti. E senza strutture nemmeno si possono fare i grandi eventi, perdendo spesso opportunità di immagine e di turismo.

Così sindaci e assessori, quando parlano di sport, quasi sempre oscillano fra assistenzialismo alle attività di base e attenzione (che sconfina nella sudditanza in certi casi) verso le società professionistiche. Nel primo caso per una superata visione del ruolo pubblico, nel secondo perché mettersi contro i grandi club fa perdere consenso.

Vicenza e Treviso sono molto simili nella loro identità sportiva. Sono medie città di una regione fra le prime per numero di praticanti e di società e per tradizioni. E, come numeri, sia l’una che l’altra sono al top nel Veneto. In entrambe è in corso una gravissima crisi della principale società di calcio. Il Treviso è sprofondato nei Dilettanti e non riesce a riemergerne. Il Vicenza è sull’orlo di un tracollo societario e sportivo, di cui non si conosce l’esito.

È un problema per il Comune? Sì, perché la squadra di calcio cittadina è un elemento identitario e unificante. Ed anche perché sia i biancocelesti che i biancorossi giocano in due stadi di proprietà comunale, l’Omobono Tenni di Treviso ed il Romeo Menti di Vicenza. Impianti entrambi vecchi e centrali, obsoleti e bisognosi di manutenzione.

Il Comune di Vicenza ci ha appena rimesso 400.000 euro di canoni arretrati che il fallimento del club ha fatto finire fra i crediti che non saranno mai recuperati. C’è stato finora un candidato sindaco della città del Palladio che abbia inserito l’argomento in campagna elettorale? Nessuno. Nemmeno quelli presentati da partiti che sono stati all’opposizione di Variati durante l’ultimo quinquennio. Del Vicenza Calcio non si parla. Se non per manifestare (come hanno fatto Otello Dalla Rosa del centro-sinistra e Francesco Rucco, civiche di centro-destra) solidarietà e attenzione.

Rucco ha almeno dedicato un po’ di spazio allo sport fra i 9 punti del suo programma. Proponendo addirittura la costruzione di un nuovo palazzetto in qualche formula pubblico-privato. Un po’ vago. Ha anche promesso la promozione di iniziative «con maggiore attenzione alle attività sportive meno conosciute, ma molto praticate in città». Ed ha assicurato alle società sportive che sarà «un interlocutore dedicato che le sgravi dagli oneri organizzativi e burocratici». Almeno ne ha parlato. I vicentini stanno aspettando di conoscere i programmi di Francesco Di Bartolo (M5S) e Dalla Rosa (centrosinistra). Il quale per ora si è limitato ad accennare ad un restyling dello Stadio Menti. Il centrodestra è ancora alle prese con l’accordo su chi sarà il suo candidato, figuriamoci se pensa allo sport.

A Treviso il sindaco uscente di centrosinistra Giovanni Manildo, che si ricandida per un secondo mandato, per ora non si sbottona. Nelle linee guida del suo programma per il quinquennio in scadenza aveva inserito un variegato elenco di impegni centrato prevalentemente sul benessere psicofisico dei cittadini. Aveva promesso anche la Cittadella dello Sport e, con perfetta tempistica pre-elettorale, il progetto è stato presentato pochi mesi fa. Gli altri candidati forti del capoluogo della Marca, Mario Conte (Lega) e Domenico Losappio (M5S), sullo port non hanno ancora scoperto le carte.

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