«Venezia ostacola chi affitta ai veneziani. Alla faccia di noi “mona”»

La storia di un piccolo proprietario: «cittadini spremuti dalla burocrazia. Ma per i turisti zero regole»

«Ormai non so se considerarmi un eroe o un “mona”. In realtà non mi considero nemmeno un onesto: mi va semplicemente di fare le cose fatte in regola e di dormire in pace con me stesso. Però in questa città, così come in questo Paese, a fare le cose per bene si fa la fine del “mona”, a tutto vantaggio dei furbetti. Ed è inutile che a Venezia, così come a Mestre, ci sia la denuncia o l’indignazione per le case affittate ai turisti. La politica dovrebbe andare oltre».

Dopo l’ennesima ondata di notizie che registrano la crescita esponenziale di appartamenti destinati alla ricettività turistica nell’area di Mestre più vicina alla zona strategica della stazione, lo sfogo è di un piccolo proprietario. Guido, che in questa zona possiede un appartamento di 50 metri quadri, da qualche mese ha dato in affitto la casa a due persone: una mamma con figlia, con contratto transitorio a cedolare secca.

«Da un giorno per l’altro si sono ritrovate praticamente per strada e avevano bisogno di un tetto, almeno per un anno, in attesa di trasferirsi definitivamente in una casa acquistata ma ancora in via di realizzazione definitiva. Persone dunque non tanto disperate dal punto di vista economico, ma che erano soprattutto disperate perché non riuscivano a trovare niente in affitto. Quando ho comunicato loro che avremmo stipulato il contratto, ho visto gli occhi illuminarsi come se fossero due miracolate».

Da lì è partita la trafila burocratica: «mi sono rivolto all’associazione dei piccoli proprietari, ho pagato l’iscrizione, ho pagato la consulenza per garantire che tutto fosse in regola, ho pagato a monte le mie tasse all’Agenzia delle Entrate e le spese di registrazione varie. Ho rispettato la cifra massima mensile alla quale potevo affittare il mio appartamento, adeguandomi a tutti i parametri possibili».

Risultato? «Io dormo tranquillo, loro anche, però c’è un rovescio della medaglia che mi sta sulle scatole. Sia chiaro: con un appartamentino nessuno diventa ricco. Però di fronte alle poche centinaia di euro mensili che mi restano di netto in tasca e paragonandole alle cifre ben più consistenti che si intascano i troppi proprietari furbi e senza scrupoli, mi sale la rabbia».

Guido spiega perché: «su questa zona di Mestre l’unico can-can politico e mediatico che viene fatto riguarda la delinquenza per le strade. Il problema esiste anche se spesso viene ingigantito per fare facile propaganda. E intanto, lontano dalle strade e dentro le case, vengono spesso violate le regole senza che si muova un dito. Sì, certo, qualche intervento clamoroso quando l’evidenza delle irregolarità, magari dei 10 extracomunitari stipati a dormire in un buco, è impossibile da nascondere. Ma per il resto siamo all’anarchia, peraltro con problemi di sicurezza che, pur di natura diversa, sono perlomeno pari a quelli che ci sono per strada».

Il piccolo proprietario pensa ad esempio «agli stessi turisti che, spesso in nero, vivono in appartamenti senza tutele. Io, tanto per dirne una, ho dovuto garantire carte alla mano, prima di stipulare il contratto, che la caldaia fosse fresca di revisione e perfettamente funzionante. Per non parlare del rispetto che si deve agli altri vicini di casa quando vivi in un condominio: con il via vai di turisti quale garanzie posso dare sull’osservanza di regole riguardante gli spazi comuni? La verità è che c’è gente che se ne frega altamente di regole e rispetto. Cosa devo dire? Hanno ragione loro. Io non sono un pentito, però riconosco che hanno ragione i furbetti».

E allora per i pochi proprietari “mona” cosa bisognerebbe fare? «Ah, questo è compito della politica. Io dico soltanto che se vuoi davvero promuovere una politica della residenza e mantenere vivo un minimo di tessuto sociale, devi anche premiare chi ti aiuta in questo lavoro. Significa riconoscere agevolazioni vere ai proprietari regolari oppure intervenire garantendo a chi cerca casa in affitto una sostanziosa quota di sostegno che consenta di affrontare la spesa. Però ciò che penso io non conta: io sono un piccolo proprietario “mona”. Mi resta la consolazione di dormire sonni tranquilli».

(ph: shutterstock.com)

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