«Lago-discarica a Pescantina, bomba ambientale: basta indugi»

Albi (Legambiente Verona): «il percolato rischia di inquinare la falda: serve una presa di coscienza da parte di tutta la politica»

«Una bomba ambientale». Non ha dubbi Lorenzo Albi (in foto), vicepresidente di Legambiente Verona, sullo stato della discarica comunale di Ca’ Filissine a Pescantina. Una vicenda annosa tornata alla ribalta dopo il recente sopralluogo del sindaco Luigi Cadura insieme ai parlamentari Alberto Zolezzi e Francesca Businarolo (M5S) e Diego Zardini (Pd). La discarica è stata posta sotto sequestro nell’ormai lontano 2006, in seguito alla denuncia della stessa Legambiente, per la presenza di ammoniaca nei pozzi di prelievo del percolato. «La magistratura ha rilevato che il pericolo era reale. Oggi sappiamo che la prima falda è ormai inquinata. Si tratta di salvare la seconda, che è quella da dove si preleva l’acqua potabile». Da dodici anni la discarica è chiusa, ma il tempo stringe, perché la vasca del percolato è vicina al limite della capienza. «La prima responsabilità è sicuramente di Daneco, la società che aveva in gestione la discarica fino al 2006, che aveva avuto anche problemi con l’antimafia». In secondo luogo delle «amministrazioni che si sono succedute dopo il sequestro, che hanno tergiversato cercando soluzioni che non danneggiassero la Daneco e che di fatto non risolvevano nulla». Albi fa salvo l’attuale sindaco Cadura, «è stato l’unico che ha affrontato il problema con serietà e correttezza».

La vecchia amministrazione propose di bonificare la parte inquinante della discarica, mantenendo l’impianto attivo e continuando a conferire rifiuti. «C’era il pericolo che l’intervento non fosse efficace e ciò ha comportato la perdita di quasi 10 anni, perché la Procura della Repubblica disse che serviva un progetto credibile, con una copertura finanziaria». Il progetto risolutivo – che non prevede il conferimento di nuovi rifiuti – è stato poi presentato dall’Università di Trento e ha permesso di accedere al finanziamento da 65 milioni di euro del Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica). Soldi che ancora non si vedono, ma «ci sono. Ho letto il provvedimento». Tuttavia, sottolinea Albi, «l’erogazione dei finanziamenti avviene solo a fronte di un progetto esecutivo veramente risolutivo. Oggi ancora si tergiversa, invece serve la compartecipazione di tutti i soggetti interessati: è vero che si tratta di una discarica comunale, ma l’emergenza interessa tutti, dalla Provincia – tutto il veronese conferiva rifiuti a Ca’ Filissine – alla Regione. Anche perché il finanziamento dello Stato non va a finanziare il Comune: l’iter passa da Palazzo Balbi». Purtroppo, aggiunge, «gli equilibri politici sono il vero ostacolo alla soluzione dell’emergenza, perché un certo gruppo in Provincia non vuole ingerire sullo stesso gruppo in Regione e viceversa». Di fondo resta una «gestione pessima della discarica, con il solo obbiettivo di fare profitto, nel disinteresse delle amministrazioni locali».

Il risultato è «una bomba ambientale. Primo perché il livello di percolato ha raggiunto quasi i 40 metri e rischia di traboccare. Se dovesse accadere, questo inquinante colerebbe nel suolo e andrebbe a inquinare non solo le campagne, ma anche la seconda falda. Finché rimane all’interno della vasca – sempre che non ci siano perdite – il pericolo è relativo. Il fatto è che la vasca andava svuotata. Invece, nel momento in cui sono terminate le risorse “post mortem”, ovvero per la gestione della discarica dopo la sua chiusura, la Daneco ha chiuso tutto» e ha addirittura chiesto un risarcimento milionario. «Oggi – prosegue Albi – servono immediatamente risorse per prelevare il percolato ed evitare il pericolo di esondazione». Un altro rischio collegato allo spegnimento dell’impianto riguarda la torcia che non brucia più i biogas: «questo può provocare reazioni chimiche che fanno aumentare la temperature dei rifiuti conferiti, con la conseguente emissione di vapori nocivi per la salute». In definitiva, il vicepresidente di Legambiente rivolge un appello per disinnescare la bomba: «confido nel fatto che ci sia una presa di coscienza da parte di tutti i gruppi politici, dal parlamento al consiglio comunale di Pescantina, per arrivare alla definitiva chiusura di questa discarica».

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