Tav, Mose e altre “grandi opere”: le Condotte dello sperpero

La società in concordato è presente nelle concessionarie delle più importanti infrastrutture venete. Un caso da non sottovalutare

Il settore delle opere pubbliche italiane è sempre molto generoso di novità negative: dalla costante rappresentata da corruzioni e tangenti al mancato rispetto di norme tecniche, che rappresentano il presidio per la sicurezza di persone e cose. Basti pensare al decreto ministeriale del gennaio scorso con cui sono state emanate nuove norme tecniche di costruzione in cui la progettazione della Tav Brescia-Verona fa riferimento alle NCT del 1996 e quella della Verona-Vicenza a quelle del 2008.

Ora scoppia un nuovo caso in questo Paese della illegalità istituzionale conclamata: il caso Condotte, che detiene l’11,35% di Iricav 2 , la concessionaria privata deve realizzare la Vr-Vi e il 12% di Cepav 2, che invece realizza la Bs-Vr (nonchè il Brennero 12%, il nodo Tav di Firenze, e il Mose). La Saipem di Eni, che deteneva il 52% di Cepav 2, vende la sua quota a Pizzarotti: corruzione e arresti per il presidente di Condotte Astaldi. Condotte ha un patrimonio di 214 milioni di euro, liquidità per 149 milioni, debiti verso le banche per 767 milioni di euro e un miliardo verso i fornitori. Ha richiesto al Tribunale di Roma il concordato in bianco che blocca sia le azioni esecutive che le richieste di fallimento dei creditori.

Per evitare il fallimento punta alla costituzione di una nuova società che salvi la componente sana e il volume di ordini per 6 miliardi di euro. I crediti vantati da Condotte verso lo Stato sono pari a 867 milioni di euro. Come sempre succede la colpa viene scaricata sui tempi lunghi dei processi autorizzatori e non, come emerge in due studi dello scorso anno, uno del Fondo Monetario Internazionale (“The Macroeconomic Effects of Public Investment: Evidence from Advanced Economies”) e uno della Banca Mondiale (“The Power of Public Investment Management”), su un insieme di cause che dimostrano come le opere pubbliche in Italiano siano caratterizzate da: a) influenza politica nella selezione dei progetti; b) pratiche corruttive; c) incremento dei costi rispetto alle previsioni; e) progetti incompleti; f) scarsa qualità delle infrastrutture realizzate.

Cosa dire più di un Codice appalti che dopo due anni ancora viene emendato e rinnegato? Non un’opera è stata sottoposta ad analisi economica e finanziaria. Tutto sommato a lorsignori frega poco che il ministro delle Finanze vada via lasciando un debito di quasi 160 miliardi di euro generato durante la sua gestione e che una manovra da 32 miliardi segnerà la legge di bilancio del 2019. Pagheranno un prezzo altissimo alla follia e agli interessi delle lobby politiche che hanno voluto a tutti i costi chiudere le procedure della Bs-Vr-Vi. E le vicende della Pedemontana veneta e lombarda, oltre che della metropolitana di superficie, lo controprovano ampiamente.

(ph: perunaltracitta.org)