Vicenza come Danzica? Lia, indicaci la via

Pasticciaccio sulla candidatura a sindaco del centrodestra, lettera aperta all’eminenza azzurra Sartori sul kamikazismo di Forza Italia

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Lia Sartori, palésati a noi volgo profano. O tu che sei stata dichiarata innocente al processo Mose, tu che eri la consigliori dell’ex doge azzurro Galan (specie nella sanità, tanto che in Forza Italia si parlava di “corrente sanitaria”, come un tempo ci fu la “corrente ferroviaria” nel Psi donde tu provieni), tu che sei stata consigliere regionale, assessore regionale e vicepresidente della giunta regionale, tu che dall’alto di una cocentissima sconfitta nel 2008 alle comunali contro Variati (perdendo per soli 500 voti di scarto, roba da andarsi a nascondere sotto un salice piangente per un buono mezzo secolo) dispensi dritte, e forse anche qualche storta, alla Forza Italia vicentina, impelagata in un dissidio suicida con la Lega per chi deve fare il candidato sindaco, tu che sei donna indubbiamente intelligente, di un’intelligenza fredda e di una prudenza quasi maniacale, ordunque dicci: esattamente, che senso ha mandare allo sbaraglio un Matteo Tosetto coordinatore berico del tuo partito, che a parte il presidente di circoscrizione vari anni fa, non ha esperienza amministrativa, e non sembra essere riuscito a dare all’ectoplasma forzista una qualche significativa consistenza? Con Francesco Rucco che ha l’appoggio, oltre alle sue sigle civiche, di Fratelli d’Italia e soprattutto della Lega, cioè in pratica di tutti tranne che di Fi, una Fi che lancia un Tosetto candidato primo cittadino, dopo la figura da peracottari fatta con l’impallinamento interno e affondamento finale del povero Fabio Mantovani, risulterebbe incomprensibile se va bene, e se va male degna di un’altra bella figura da chiodi alle urne.

Amalia detta Lia, orsù e perdincibacco, ti si conosce come mente politica di una qualche raffinatezza: possibile che ci caschi così sul Tosetto? E’ vero anzi verissimo che le amministrative non sono le politiche, e dunque non è detto che Forza Italia replichi percentuali da albumina anche a Vicenza (o a Treviso o San Donà). Ma è certo anzi certissimo che per l’elettore medio di centrodestra ritrovarsi sulla scheda due opzioni, di cui una in trista e mesta solitudine dovuta al puntiglio sui “patti” (i patti in politica: grasse risate), e l’altra con quasi tutti dentro, sarebbe come dirgli “caro cittadino stufo di dieci anni di centrosinistra, a noi amanti del brivido piace un sacco renderci la vita difficile per il ballottaggio, ma non per avventurismo, ma perchè siamo c…onestabili di corte, e viviamo appesi a logiche nazionali, anche se qua dobbiamo combattere una sfida locale”. Sia ben chiaro: che nessuno venga sfiorato dal maligno dubbio che impuntarsi sia una scelta per favorire il principale avversario, l’Otello Dalla Rosa erede diretto – anche se a lui la definizione non calza e non piace – del defungente Variati. Ma che scherziamo? Le passate liasons fra te, berlusconianissima Lia, e il Variatone mica ce le inventiamo: ne parlava pubblicamente illo tempore, ricordi?, l’ex-tutto Maurizio Franzina (a proposito: il Mauri si piazzerà da qualche parte, vecchio gattaccio dalle sette vite?). Ma ciò non basta, no no no, per pensar male. Assolutamente. Non sia mai. Proprio no. Abbiamo detto no ed è no. Tsk, i soliti malfidenti, malelingue e malebranche.

Giungi a noi, domina Sartori, e svelaci il sapienzale secretum che nasconde questa riscoperta della moderazione liberale per tacciare di estremismo il Rucco, che è estremista come noi siamo uzbeki. Nella nota ufficiale i tuoi compagni (ops, scusa) di partito scrivono nientepopodimeno che «il candidato sindaco appoggiato da Fratelli d’Italia, e dal 17 aprile sostenuto anche della Lega Nord-Liga Veneta, Francesco Rucco, non può rappresentare l’elettorato di proprio riferimento moderato e liberale essendo questi, ad oggi, candidato espresso unilateralmente da forze politiche espressione della destra, in alcuni casi, financo radicale». Addirittura. Mancherebbe solo il non compianto Ostellino che ci fa sopra un editoriale intriso di Locke, Mill e Popper, e saremmo a posto. Radicali a Vicenza? Ma dove sono? Presentateceli, ché noi ci si sente tanto soli. Basta leggere il programma di Rucco per capire che, a parte qualche volo pindarico e proposta bizzarra, la sua campagna sarà quasi interamente giocata politicamente, sfruttando al massimo il traino nazionale del leghismo egemone e i grandi temi (sicurezza, immigrazione), e non tanto calibrata sui problemi di contrada e di quartiere (Dalla Rosa invece ha una rete molto forte nel tessuto cittadino, ma ha la zavorra Pd e il marchio del Decennio variatiano). Questi forzisti: sono come gli Hyksos di cui parlava Croce, catapultati qui dal Nulla, mostrano di non sapere nulla e si candidano, sì. A raccogliere un nulla di consensi.

Amalia, il tuo acume ci ammalia, ma non può essere del livello di un Brunetta che ieri, sul Gazzettino, prometteva cataclismi e missili atomici in tutto il Nord a nord della linea gotica saltasse Vicenza. Converrai con noi che Vicenza non è Danzica. Dovrai prendere atto che il responsabile trevigiano del tuo partito, che responsabile lo è davvero, l’Andrea De Checchi, resta ritto e fermo a sostegno del candidato unico leghista Conte. Dovrai saper leggere fra le righe il sanguigno e bonhomme Toni Da Re, quando vi prende un filo per il culo quando dice che al secondo turno gli piacerebbe trovare accordi. Come dire: uè matti azzurri, alla fine tanto dovete tornare con noi. Ma si vede che tu, augusta Lia, aspiri a giocarti il gruzzolino di voti che piglierà Fi al primo turno per farlo strapesare al secondo. Anche fossero soli 500 voti, come capitò a te quella stramaledetta domenica. Ma ti prenderesti una pesantissima responsabilità: far schiantare la tua parte. Per cosa? Spiegacelo.
Con riverente rispetto, noi ti salutiamo. E una prece per Zanettin, il padrino dell’operazione Mantovani.

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