Signor Rosso, vuole davvero far tornare “Real” il Vicenza?

Il proprietario di Diesel è interessato alla società biancorossa. Problema: è già proprietario del Bassano

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L’11º uomo più ricco d’Italia, con un patrimonio stimato da Forbes in 3,2 miliardi di dollari, potrebbe essere il nuovo proprietario del Vicenza. Sarebbe la novità più eclatante per la città dai tempi del Palladio. Sembra fondata la voce, che circola già da qualche giorno, su un interessamento del grande industriale bassanese Renzo Rosso all’acquisto della società di via Schio. Che sarà messa all’asta venerdì 27 aprile.

Se si avverasse questa possibilità, anche i tifosi più laici ed agnostici sarebbero costretti ad ammettere che si è mossa la tanto invocata Madonna di Monte Berico per salvare la loro squadra del cuore. Nel momento peggiore della sua storia: fallita, ultima in classifica in Serie C e, finora, senza uno straccio di acquirente all’orizzonte.

Sulla figura dell’inventore del brand Diesel nessuno dovrebbe avere nulla da ridire. Nemmeno quella frangia di tifosi localisti che per principio ammettono solo una proprietà vicentina DOC.

Ma se qualcuno avesse il coraggio di storcere il naso perchè Rosso è nato in provincia di Padova (a Brugine), perchè vive a Bassano e, perdipiù, è il proprietario del Bassano Virtus 1955, che gioca come il Vicenza nel girone B della Serie C, be’ questo oltranzista della vicentinità sarebbe da internare in un reparto di neurologia. Se vogliamo dirla tutta Rosso risulta anche tifoso del Milan e la sua Diesel fornisce l’abbigliamento ufficiale al team rossonero.

Su tutti questi «difetti» si può chiudere un occhio e magari anche tutti e due pensando a quello che vorrebbe dire avere Renzo Rosso a capo del Lane.

È, oltre che un grande industriale, anche un uomo di sport. Nel 1996 è protagonista del rilancio del Bassano, appena retrocesso in Eccellenza, che Rosso compra e impronta alla sua personalità e alla sua visione imprenditoriale: il Bassano Virtus diventa Bassano Virtus 55 Soccer Team S.p.a. La differenza si coglie già nella nuova denominazione.

Ci vogliono otto campionati per portare i giallorossi fra i professionisti. L’impresa si realizza nel 2005, il Bassano non solo vince il suo girone di Serie D ma si aggiudica anche lo scudetto Dilettanti. Cinque anni dopo, nell’agosto del 2010, i giallorossi approdano in C1, allora Lega Pro Prima Divisione. Non è una promozione ottenuta sul campo (per altro già sfiorata nel 2008 perdendo la finale dei play off) né un ripescaggio, ma una scelta della Lega per completare gli organici del campionato falcidiato dai fallimenti (già allora…).

Il Bassano retrocede subito ma conquista la promozione, stavolta sul campo, tre anni dopo. Nel 2015 si ferma a un passo dalla Serie B: primo nel Girone di Lega Pro alla pari con il Novara, che però ottiene la promozione diretta per migliore differenza reti, perde poi la finale play off con il Como.  Proprio in questa stagione il Bassano è vittima di un vero e proprio sopruso. Quando mancano solo due giornate alla fine del campionato la Corte Federale D’Appello accoglie il ricorso del Novara e riduce da 8 a 3 i punti di penalizzazione assegnati ai piemontesi per il mancato versamento dell’IRPEF e li rimette in corsa per la promozione. Rosso se ne ha, giustamente, a male e sembra intenzionato ad abbandonare il calcio. Per fortuna poi cambia idea.

Quello in corso è quindi il quarto campionato consecutivo che il Soccer Team di Rosso gioca in Serie C, ogni anno qualificandosi ai play off. È il segno che il Bassano interessa davvero all’industriale. Qualcuno insinua che questo interesse non sarebbe così sviscerato: con i mezzi che ha, è infatti l’obiezione, Rosso avrebbe tranquillamente potuto allestire una squadra da promozione.

Il problema, probabilmente, è lo stadio. Il Mercante è il più piccolo impianto professionistico della regione e non otterrebbe la omologazione per la B. Non per niente il club giallorosso ha affidato l’anno scorso a B Futura lo studio per un nuovo impianto.

Come si inserisce il Vicenza in questo quadro? La risposta è difficile. C’è innanzi tutto un grosso problema: la regola federale che impedisce allo stesso proprietario di avere due squadre nella stessa categoria. E Bassano e Vicenza sono nello stesso girone. Il 30 aprile al Menti si giocherà lo scontro diretto.

L’ostacolo si potrebbe aggirare con la cessione del Bassano a un soggetto formalmente terzo ma «vicino» a Rosso. Non sarebbe però un granchè, questa soluzione. Oppure con la fusione fra i due club, ipotesi per altro difficilmente digeribile dalle tifoserie.

L’acquisto del Vicenza da parte di Rosso sarebbe una eccezionale operazione sotto ogni punto di vista. Economico, di immagine, sportivo. Un esperto di brand come lui saprebbe valorizzare al massimo quello del Vicenza Calcio. Un imprenditore mago dell’immagine e del marketing come lui porterebbe il salvataggio del Lane sulle prime pagine non solo in Italia. Lui che è un industriale abituato a fare business plan riuscirebbe a portare in alto i colori biancorossi senza buttare i soldi.

È prematuro ma sarebbe interessante sapere che progetti ha il grande protagonista. Signor Rosso vuole davvero diventare un grande del calcio veneto ed italiano? Sarà lei a far tornare «Real» il Vicenza? Un grande presidente biancorosso, Pieraldo Dalle Carbonare, ci ha dichiarato: «non potrebbe esserci di meglio». E lui se ne intende.

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