Camolei, il superfigo di Treviso che non sbaglia mai

L’assessorissimo della giunta Manildo ha un alto concetto di sè. Ma è umano anche lui. Anzi, Lui

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Renzi è acciaccato, ma il renzismo è vivo vegeto e non smette di prolificare. Per la serie “i nuovi mostri renziani”, eccovi l’assessore di Treviso alle attività produttive, turismo, rilancio del centro storico, edilizia, grande viabilità su strada e rotaia, ricerca finanziamenti e contributi comunitari Paolo Camolei. Che sia stato o sia ancora un ammiratore del Bullo di Rignano sull’Arno, poco importa: egli, CamoLui (come lo chiama quel tipaccio spaccazebedei di Romeo Scarpa di Italia Nostra) è renziano dentro. Come definire altrimenti un politico – chi ha amministrato per cinque anni e si ricandida con una sua civica non è più un imprenditore prestato alla politica, è un politico strappato all’imprenditoria – che dichiara senza una punta di vergogna di non aver fatto nessunissimo errore, quando anche la nonna di Trump, probabilmente, avrà insegnato al futuro «idiota alla Casa Bianca» (cit. Hassan Nasrallah, leader di Hezbollah) che chiunque sbaglia e non può non sbagliare. Solo chi non fa, non sbaglia. E solo chi non sa come contenere l’ego, non sa fare autocritica.

Ma Camolei è uno che ha fatto. Ergo, qualcosa ha sbagliato. Solo che l’ego lo frega. E lo obnubila fino a non fargli scorgere il senso del limite. Ma noi siamo qui per questo, e gli suggeriamo almeno due temini su cui provare, certo con grande sforzo, a riflettere sul se e sul come abbia commesso qualche errorino. Vogliamo ad esempio parlare della pedonalizzazione del centro storico? Diamo per buona l’idea in sè. Ma con tutte le proteste, le discussioni, le accuse, le lamentele e gli scontri che ne sono venuti fuori, possibile, proprio possibile che sia sempre e solo colpa di coloro che lui ha dovuto accettare ai tavoli pur non pensandola come Lui? Il confronto è il sale della democrazia. A Camolei piace mangiare sciapo. Ma un po’ di contegno, nell’aborrire la dialettica, sarebbe d’uopo. Lo diciamo per Lui, eh. Perchè rischia di passare per arrogante, il che non è mai una buona pubblicità in campagna elettorale.

Il secondo argomentino è legato al suo giudizio adorante per il sindaco Giovanni Manildo, il migliore che Lui abbia conosciuto. E ti credo: lo ha fatto assessore, pur non essendo mai stato Lui, almeno prima del 2013, noto agli ambienti di centrosinistra per avere un cuore che batteva a centrosinistra. Anche qua, un filino di understatement in più non farebbe male. Però allora, se Manildo è il meglio figo del bigoncio, com’è che nulla è stato fatto di significativo per le periferie? Ci viene il sospetto che Camolei abbia il quadrante troppo spesso centrato sul centro. Come i borghesi romani dei Parioli che votano in massa Pd, Camolei pare tutto pago nell’ergersi a campione di quella fetta di società trevigiana a cui interessa solo la superficie calpestata dalle loro lucide scarpine chic, nello struscio fra le vetrine. Il resto? Ciccia. Basteranno, i voti della Treviso-bene?

Ma lo si vede, che Camolei è uno sicuro di sè. Figuratevi che l’intervista rilasciataci ieri l’ha voluta svolgere tramite domande per iscritto (una prassi barbara, da ufficietto di marketing, che abbiamo accettato solo perchè tenevamo spasmodicamente al suo punto di vista, altrimenti l’avremmo schienato augurandogli tutto il bene immaginabile). Un normalissimo botta e risposta dal vivo incontrandosi con la dovuta calma, come invece ha fatto Manildo, forse gli riusciva ingestibile come un tavolo di concertazione. Che coraggio, che tempra, che palle. Ecco, proprio: che palle, questi renziani antropologici di provincia.

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