25 Aprile, attenzione alla “democrazia diretta” in salsa grillina

Il M5S non è fascista in senso storico, per due motivi. Ma preoccupa il “casaleggismo” del vincolo di mandato

Il 25 aprile si festeggia la liberazione del Paese dalla dittatura fascista e dall’occupazione nazista. Una festa sacrosanta che, purtroppo, non è mai diventata vera festa nazionale come il 4 luglio americano e il 14 luglio francese e che, anche per questo, sembra avviata sulla strada delle meste celebrazioni del 4 novembre (centenario a parte). Complice una sorta di torpore civile che avvolge sempre di più una società esausta che tutto pareggia, vinti e vincitori, carnefici e vittime, dittatori e resistenti.

In tale contesto cresce e prospera il Movimento 5 Stelle il cui attacco frontale alla democrazia e alle libertà volute dalla Costituzione, nata dalla Resistenza, sembra preoccupare quasi nessuno. Perché di questo si tratta e di questo si dovrebbe discutere con tutta la serietà che l’argomento merita, non dei congiuntivi mancati di Gigino né dei veleni personali accumulati nel tempo da Renzi e Di Maio. Il M5S, infatti, è una formazione che ha nel suo Dna il progetto di sostituire la democrazia rappresentativa con la cosiddetta democrazia diretta, storica anticamera di ogni totalitarismo.

Sia chiaro, il M5S non è la versione aggiornata del fascismo da cui ci hanno liberato i partigiani e gli Alleati più di settant’anni fa: il solo proporlo manderebbe fuori strada anche quei pochi che vogliono contrastarlo con un minimo di razionalità e di nerbo morale. Al Movimento della Casaleggio&Associati, infatti, mancano due elementi che furono decisivi per la vittoria del fascismo, e del nazismo, negli anni Venti.

In primo luogo al M5S manca lo “squadrismo”, cioè l’utilizzo della violenza organizzata, mai equiparabile alla violenza solo verbale del capocomico Grillo. In secondo luogo manca un leader riconoscibile che trascini e, insieme, guidi. Infatti il vero capo politico del Movimento non è quello che via via appare: Grillo trascina (o trascinava) le piazze ma non si è mai proposto come leader in grado di guidare il Paese. Di Maio vorrebbe guidare ma è solo la brutta copia dell’Ambra Angiolini teleguidata da Boncompagni.

Il vero leader del Movimento è Davide Casaleggio, un capo che, a differenza di tutti i capi dei totalitarismi moderni, ama la penombra, compare raramente, non suscita entusiasmi di massa. Ma è lui che detta la linea, che tiene saldamente le fila; solo lui guida e decide con un clic. E’ lui il vero puparo hi-tech, un privato cittadino al quale ubbidiscono, con ferreo e anticostituzionale vincolo di mandato, 221 deputati e 112 senatori della Repubblica Italiana.

Dicono i pensosi, gli intelligenti: mettiamolo alla prova questo M5S, mandiamolo al potere vuoi con la Lega vuoi con il PD, tanto uno vale uno, cioè il forno dell’uno è uguale a quello dell’altro. Vedrete che l’impatto con la dura realtà ne sbianchetterà in fretta i programmi, anche i più rivoluzionari. Senza contare che il Salvini sovranista e/o il Franceschini dialogante sono una garanzia, un argine potente che ci rassicura. Con le dovute differenze del caso, faccio un unico accostamento al fascismo “storico” al quale fu concesso di andare al potere quando aveva 35 deputati su 553. Molti credevano di poterlo “costituzionalizzare” in fretta. Con ogni evidenza, non fu così.

(ph: gettyimages.co.uk)

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