«Incendi in aziende rifiuti, preoccupante “abitudine” in Veneto»

L’incendio divampato in un’azienda di smaltimento rifiuti speciali a San Donà di Piave sta suscitando le reazioni politiche dei consiglieri regionali veneti che chiedono un intervento della regione per chiarire le cause di episodi che si verificano con troppa frequenza.

Piero Ruzzante (Liberi E Uguali) ieri pomeriggio ha presentato un’interrogazione con risposta immediata: «ennesimo episodio che riguarda aziende attive nella gestione del ciclo dei rifiuti. Un altro rogo, a brevissima distanza di tempo da quello che la notte del 15 aprile ha distrutto la sede della Sev di Povegliano Veronese (VR). E mentre cresce la preoccupazione per le conseguenze ambientali e sulla salute pubblica, restano intatti i dubbi legati all’origine di questi incendi in preoccupante aumento. Va chiarita ogni possibile connessione con la presenza della criminalità organizzata nel territorio veneto. Torno a chiedere alla Giunta Zaia di attivarsi per fare chiarezza e contrastare questi episodi, che in Veneto avvengono ormai con frequenza allarmante. Secondo la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, sono stati 27 gli incendi negli impianti di trattamento e smaltimento di rifiuti in Veneto tra il 2013 e l’estate 2017. Ma i roghi, secondo alcuni osservatori, se allarghiamo lo sguardo anche al settore dei trasporti sono oltre 50».

Anche i consiglieri del Partito Democratico Andrea Zanoni e Francesca Zottis chiedono chiarezza: «gli incendi nei centri di trattamento rifiuti stanno diventando una preoccupante “abitudine” in Veneto. Occorre intervenire in maniera decisa perché non si può parlare di casualità: o le aziende non applicano in maniera corretta le norme sulla sicurezza e la prevenzione, oppure siamo di fronte a un disegno criminale. Non possiamo ancora sottovalutare questi episodi: il procuratore nazionale Antimafia Federico Cafiero De Raho nel corso di un convegno a Treviso aveva parlato di “modalità tipica delle mafie, e della ‘ndrangheta in particolare, per intimidire ed estorcere denaro”. Anziché tagliare nastri e preoccuparsi solo del Prosecco, Zaia e i suoi assessori dovrebbero interessarsi del fenomeno con maggiore attenzione. Abbiamo presentato, e continueremo a farlo, numerose interrogazioni per sollecitare verifiche serie e urgenti sulle attività di questi centri. Anche perché – concludono Zanoni e Zottis – oltre al danno economico ce n’è un altro non meno importante riguardante la salute dei cittadini: gli incendi liberano nell’aria sostanze nocive, l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno in una delle aree più inquinate d’Europa e in un Paese che è la maglia nera, con quasi 90mila morti annue legate alle conseguenze dello smog».