«Manildo, sei il meglio. Ma non sai comunicare»

Caro direttore,
Giovanni Manildo di errori ne ha fattiGiovanni Manildo è uno di quelli che, prima di tutto, non ha la più pallida idea di cosa voglia dire comunicare il proprio operato in una città che conta meno di 100.000 abitanti, sottolineando che siamo nel 2018 e non nel 1998. Giovanni Manildo è uno di quelli che gli errori li ha fatti ignorando le proprie doti autolesioniste davvero inarrivabili Giovanni Manildo è stato anche quello che ha tentato il “suicidio politico” (più realisticamente un errore politico epico) con la vicenda del “daspo” urbano, a dimostrazione che la sinistra italiana (per quanto accostare molte figure della giunta Manildo con un pensiero di “sinistra” sia più che azzardato ma per semplicità continueremo così), dal 1994 ad oggi, ancora non ha perso il vizio del sorpasso a destra. Lo stesso sorpasso che continua a farla uscire di strada e disintegrare, da allora.

C’è da dire però, che Manildo l’ha fatto in buona fede, dato che la miglior “buona fede” di sinistra oggi è quella annacquata e quella il cui masochismo ce l’ha intrecciato nel DNA. In buona fede, inoltre, non è stato nemmeno in grado di spiegare come la sua amministrazione sia stata la migliore possibile e che, se paragonata al ventennio precedente, ha dimostrato una lungimiranza più unica che rara nel panorama politico veneto. La rinascita del centro cittadino, sia dal punto di vista commerciale che da quello delle proposte culturali ed urbano penso sia sotto gli occhi di tutti:

nuove attività commerciali avviate grazie ai bandi comunali a cui hanno aderito decine di imprenditori– piazze riqualificate (penso a Santa Maria Maggiore e Piazza Duomo)
– la riqualifica dei musei di Santa Caterina e del Museo Bailo
– la pista ciclabile di Viale Montegrappa a favore del pubblico di una delle manifestazioni più grosse mai avute in città e di chi vuole arrivare in centro storico in bicicletta in sicurezza
– l’appoggio – seppur mediato con fatica con una cittadinanza ancora aggrappata ad un’idea di città chiusa e sostanzialmente “muta” – alle attività culturali e alle manifestazioni in città

E via dicendo tutta quella serie di piccole scelte che hanno fatto sì che Treviso sia rinata e sia diventata una città di cui non vergognarsi più di esserne cittadino. Non per ultimo, la gestione della “faccenda Centro Sociale Django“. Cosa è successo?  Sono stati occupati degli spazi da parte di un collettivo di persone interessate a riqualificare un’area allo sbando da decenni. Cosa è stato fatto? Le stesse persone hanno trovato un accordo con il Comune per la gestione (non esclusiva ma aperta) dell’intera area, dando vita ad Open Piave, l’associazione in cui operano più soggetti e che ha visto l’avviamento di: un centro accoglienza per richiedenti asilo, degli spazi che hanno accolto liberamente alcune tra le più importanti associazioni che a Treviso si muovono in ambito culturale, un’aula studio frequentata da decine di giovani trevigiani, una sala per rappresentazioni artistiche.

Insomma, una gestione virtuosa il cui cuore ha appena cominciato a pulsare. Potrà piacere o non piacere la modalità con cui è nato tutto ciò ma non si possono non riscontrare due aspetti fondamentali: il primo è l’evidente successo dell’amministrazione nell’essere stata in grado di gestire una questione così “calda” in una cittadina di provincia, arrivando ad un accordo che ha accontentato più parti in campo e l’altra è che, con lo stesso accordo, si è data conferma che la democrazia a Treviso ha tutti gli anticorpi per poter gestire anche queste criticità e richieste dal basso, a differenza di chi altrove urla nel 2018 e con la giunta Manildo (!!) al Comunismo.

In tutto ciò, francamente preferisco i grossolani errori di questo sindaco e la sua incapacità di comunicare ma con risultati costruttivi e – obiettivamente – innegabili, piuttosto che il ricordo che si ha della Treviso di 15/20 anni fa, ovvero:

– attività commerciali letteralmente in mano ad orde di picchiatori che imponevano una selezione su quali fossero i locali frequentabili e quali no, per evitare di ritrovarsi a sfuggire da risse, aggressioni e maltrattamenti
– vie ed aree nelle quali non era consigliabile andare se non a testa bassa a causa del rischio di molestie da parte dei picchiatori di cui sopra. Inutile citare quali fossero i soggetti, i locali o le aree in questione: oggi la situazione è cambiata e diverse attività commerciali verrebbero ingiustamente coinvolte.
– pestaggi in pieno centro storico a discapito di “negri e mestrini”. Fa ridere eh? Volendoli citare, sarebbero molti gli aneddoti ma è una parentesi così triste che è meglio lasciarla cadere nel dimenticatoio. Chi c’era sa. 
– un’amministrazione che, di fronte a violenze di vario genere, alla stampa rispondeva “sono ragazzate!” (trevigiani… ve lo ricordate? Ripeschiamo gli articoli? Vabbè dai, uno “simpatico” a caso: https://www.ilgazzettino.it/…/tentata_violenza_sessuale_gen…)

Quindi, caro Manildo, sei stato un incosciente ed è innegabile ma è innegabile anche come Treviso sia rinata con la Tua amministrazione. In queste ultime settimane di campagna elettorale, cerca di lasciare da parte l’orgoglio, non snobbare più “i mercati e le osterie”: confrontati con i tuoi elettori e nel farlo, per favore, chiedi scusa per quanto tu li abbia snobbati in questi anni. Fallo presto e fallo con il cuore in mano, che lasciare in mano la città al ventennio precedente non mi pare proprio il caso. 

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