Vicenza, per fare il sindaco devi nascondere il partito

Dal Pd a Forza Italia i candidati fanno a gara per apparire apolitici. Ma è tutto un cerchio di matti

Sui muri della città sono già comparsi i manifesti giganti del candidato Otello Dalla Rosa. La faccia, il nome, uno slogan. Nient’altro. Nessun accenno al partito, il Pd, che lo supporta e di cui è l’espressione, nonché un iscritto. I partiti non tirano, in questo momento. Il Pd meno degli altri.

C’è in giro tutto un tentare di nascondere e di nascondersi. Guai ad apparire politici. Berlusconi ci allieta e ci contrista da 25 anni, ma è ancora convinto di non essere un politico. E spesso ce ne ha dato le prove.

Il partito più antico, la Lega, ha dimezzato il nome e cerca di nasconderlo dietro il cognome del suo capo. Il partito più votato ha in gran dispetto il fatto di essere un partito: vuol essere solo un movimento. Ci sarebbe una Costituzione da qualche parte, ma la si invoca solo quando serve.

Dalla Rosa, del resto, è candidato solo perché il sindaco uscente ha tradito il partito, volendo imporgli il suo successore. Possamai che, senza Variati, sarebbe il candidato, non farà neanche il consigliere comunale, e mette molti dei suoi amici nella lista di Vicenza capoluogo.

Se a sinistra c’è un po’ di confusione, a destra siamo alla farsa. L’assenza di candidati ha fatto fiorire un’intera aiuola di candidature, tutte destinate a precoce appassimento. Salvo una, nata fuori del campo dei grandi (grandi?) partiti, i quali avevano fatto un accordo: Treviso a me, Vicenza a te.

La cosa più straordinaria è che Forza Italia ci ha creduto. Ci ha creduto al punto da candidare un passante, talmente ingenuo e a-politico, da averci creduto anche lui. Appena scelto, lo ha mollato come si molla una bottiglia in mare aperto, con dentro un messaggio: arrangiati! Anzi, peggio. Gli stessi forzitalioti, invece di farlo conoscere, hanno cominciato a dire: non è conosciuto. Il tapino ha cercato di andare a qualche incontro. Lo guardavano e sembravano chiedergli: ma sei sicuro di essere candidato?

La Lega, che ha sempre onorato i patti quando erano a suo vantaggio; la Lega, che pretendeva e otteneva i posti quando aveva un terzo dei voti; la Lega ha disdetto il patto. Ma va’! Chi l’avrebbe mai detto? E siccome a Vicenza di militanti la Lega ha a malapena il segretario, il quale, per parlare con un altro leghista, deve andare in Regione, al lavoro, ha dovuto ripiegare su quel che c’era su piazza: Rucco con i suoi sette nani.

Forza Italia, allora, scossa da cotal tradimento, il passante ritiratosi nel frattempo, impossibilitata a trovarne un altro del pari ingenuo e a-politico, ha calato l’asso di briscola, il suo segretario provinciale, prontamente crocifisso da una pattuglia di suoi commilitoni, amministratori e sindaci, che gli hanno detto: non ci rappresenti. Ma lui, indomito, fa le conferenze stampa in piazza, dicendo di essere il centro, lui, tra la destra, Rucco, e la sinistra, Dalla Rosa. E certo, un centro ci voleva, in questo cerchio di matti che è la politica vicentina.

I grillini, quelli che rivolteranno l’Italia come un calzino, con travolgenti “comunarie” da qualche decina di voti, hanno scelto come alfiere del rinnovamento un vecchio arnese della politica locale, uno che si è rottamato da solo diverse volte. Con una coerenza rispettabile assai, essendo i grillini diventati la Lega del Sud, hanno giustamente scelto un meridionale.

Ricapitolando. Per fare il candidato sindaco a Vicenza, parti da lontano, e contro i partiti. Prima o poi, arriveranno. Al limite, faranno tali maneggi che li batterai alle primarie. Se sei un passante, stai lontano. Rischi che, ad appoggiarti, ritorni in campo la Manuela, e allora sei spacciato per davvero. Se poi sei un riciclato da riciclare, sposa gli innovatori. Gli estremi, come si sa, si toccano.