Vicenza, Forza Italia scopre i “programmi”. Ma non fateci ridere

Per virare su Rucco (civiche, Lega, FdI) gli azzurri devono capire se c’è accordo sulle idee. Quali, di grazia?

Nel lontano 1918 Max Weber, che se ne intendeva, scriveva nel suo “La politica come professione”: «I programmi di governo hanno un significato quasi puramente fraseologico». Sono parole insomma, solo parole, e questo il cittadino lo sa benissimo vista la nutrita esperienza di mancate promesse e voltafaccia spudorati a cui i suoi rappresentanti lo hanno abituato da quando esiste la democrazia cosiddetta rappresentativa. Il che, in parte, è naturale, visto che la realtà cambia e con essa non può non cambiare l’agenda delle decisioni (di qui il farsi e disfarsi dei patti e degli accordi). Ma c’è un limite alla decenza. Ad esempio quando questi programmi neppure ci sono, eppure vengono usati come foglia di fico per nascondere motivazioni di bottega. O quando si oltrepassa un accettabile soglia di ipocrisia.

E’ il caso del “mandato esplorativo” di una manciata di giorni che Forza Italia ha dato al commissario provinciale di Vicenza, Matteo Tosetto, per sondare la fattibilità programmatica (sic) di appoggiare il candidato sindaco Francesco Rucco, sostenuto da liste civiche, Lega e Fratelli d’Italia, e abbandonare così la prospettiva di correre in solitaria. I programmi, in realtà, non c’entrano proprio niente. Primo perchè, a differenza di Rucco che uno lo ha sfornato (anche se è in gran parte vago e generico), il partito azzurro per il capoluogo berico non ne ha ancora uno. Secondo, perchè, come ha candidamente ammesso lo stesso commissario veneto Adriano Paroli (Il Mattino, 27/4), questi tre giorni di esplorazione corrispondono in realtà all’attesa del risultato che uscirà dalle elezioni in Friuli-Venezia Giulia. Tutto penosamente normale: ci sta che i partiti considerino i campi di battaglia locali come tasselli giocabili nel risiko dei loro equilibri e rapporti di forza nazionali. Ma che lo dicano apertamente. Senza sceneggiare il filmetto stantio di quanto sono preoccupati, oddio quanto sono preoccupati, della corrispondenza dei “programmi”.

Quando la smetteranno con questa ipocrisia istituzionalizzata, questo prendere in giro gli elettori come prassi e regola di vita? Probabilmente mai. Un po’ perchè la politica, almeno dai tempi dei comizi centuriati e della boulé, deve pagare dazio ad una buona dose di menzogna, e non c’è niente da fare. Ma un po’ perchè vive nella convinzione che il popolo è bue, non si occupa normalmente delle sue beghe (e in una certa misura fa bene: la gente “la gh’ha i so impegn“, cantava Jannacci), e che si beve tutte le sue panzane come acqua fresca, irrorata giornalmente da quegli uffici stampa esterni che sono i giornali al valium. Si dà il caso, tuttavia, che qualcuno, nella mandria di bovini al pascolo, si accorga delle bufale.

Come quella, per stare sempre al caso Vicenza, di riscoprire la differenza etico-metafisica fra il “centro” e la “destra” da parte di una Forza Italia a cui si deve lo sdoganamento del Movimento Sociale Italiano, che qui in Veneto conta fra le sue file una Donazzan assessore regionale (non l’ultima in coda) che non fa mistero di ricordare sospirando al buon vecchio Duce, e che sulla copula centro-destra ci ha fatto governi su governi negli ultimi vent’anni. Un fossato ideale talmente incolmabile che al calar della quarta luna, fra 72 ore, magicamente potrebbe scomparire, rimangiandosi queste minestrine di balle, per applaudire alla riunificazione nel nome di Rucco candidato unico. «Ridere, ridere sempre» (cit. conte Raffaello Mascetti).