Calcio a Vicenza e Padova, storie parallele. Ma strade diverse

La promozione in B dei biancoscudati potrebbe indicare la via ai biancorossi. A patto che…

Vicenza Calcio e Calcio Padova, due squadre storiche del calcio italiano. E fra le più antiche del Veneto: 1902 l’anno di fondazione dei biancorossi, 1910 quello dei biancoscudati. Due storie molto simili, culminate tutte e due con la la fine della società originaria per una procedura fallimentare e la ripartenza dal fondo.

Oltre ai colori sociali, sono tanti i punti in comune fra i due club. Il Vicenza occupa il 19º posto nella tradizione sportiva delle squadre che hanno giocato in A e il 17º posto nella classifica perpetua, il Padova il 21º e il 25º posto. I biancoscudati hanno vissuto dal 1955 al 1961 il suo momento di gloria nazionale con lo squadrone allenato da Nereo Rocco a cui si deve il miglior piazzamento assoluto (3° posto in Serie A) della storia patavina nel campionato 1957-1958.

Il Vicenza vanta tre periodi di eccellenza: i vent’anni consecutivi in A della Nobile Provinciale (1955-1975), i tre campionati del Real Vicenza (1976-1979), la vittoria della Coppa Italia del ’97 e la semifinale della Coppa delle Coppe nel biennio 1997-1998.

Teatro dei successi delle due squadre sono stadi fra i più vecchi e conosciuti del calcio italiano, il Romeo Menti sotto i Berici e il Silvio Appiani di Pra’ della Valle. Il primo ancora in funzione, il secondo abbandonato nel ’94. Grande calcio insomma, anche se di provincia.

Per qualche stagione, a fine anni Settanta, le due società hanno avuto anche lo stesso proprietario, il vicentino Giussy Farina, che colonizzò il Padova riducendone il ruolo a club affiliato del Lanerossi.

Mancano tutti e due da molti anni dai ranghi della Serie A. I biancoscudati dal 1996, i biancorossi dal 2001. In questi stessi giorni in cui il Padova festeggia il ritorno in Serie B, il Vicenza brucia le ultime speranze di sopravvivenza sportiva e giuridica. La rinascita del primo può fare da battistrada e da esempio a quella del secondo.

C’è un’altra curiosa coincidenza nelle due storie sportive. La promozione in B del Padova con due giornate di anticipo porta la firma di un allenatore, Pierpaolo Bisoli, che, l’anno scorso, non è riuscito a salvare il Vicenza dalla retrocessione ed è stato esonerato poco prima della fine del campionato. Il merito va ovviamente condiviso con una squadra che ha dominato il girone di Serie C e con una società che, in sole quattro stagioni, è riuscita a ripartire dai Dilettanti.

La fine del Calcio Padova porta la data del 15 luglio 2014. I biancoscudati sono retrocessi in Lega Pro dopo cinque campionati consecutivi fra i Cadetti. Il presidente Diego Penocchio, che l’anno prima ha acquistato il 100% della società dall’imprenditore vicentino della GDO Marcello Cestaro, presenta incompleta la domanda di iscrizione al campionato e, dopo che è stata respinta, non fa ricorso alla Co.Vi.Soc. Il Padova non è iscritto. Penocchio prova allora a chiedere la ammissione alla D ma anche questa non è accolta perché, in forza del potere che le NOIF attribuiscono al primo cittadino, il sindaco Bitonci indica un’altra società al posto del Calcio Padova. È la s.s.d. Biancoscudati Padova, costituita dagli imprenditori padovani Giuseppe Bergamin e Roberto Bonetto. Se per il ritorno fra i professionisti è bastato un solo campionato, ce ne vogliono ben tre per risalire fra i Cadetti. E questo deve essere di monito per i tifosi vicentini, che auspicano una catartica ripartenza del Vicenza dalla Serie D.

Il 6 luglio 2015, dopo la promozione in Lega Pro, la società assume la storica denominazione Calcio Padova. Come ha fatto? Diversamente dal Vicenza, il Padova non è fallito. Ha infatti ottenuto di essere ammesso al concordato preventivo. Gli amministratori della società hanno transato un debito con il Comune cedendogli denominazione e marchio. L’amministrazione ne ha a sua volta ceduto la licenza d’uso alla nuova società. Potrebbe essere questa la strada da seguire per la nuova società che subentrerà dal prossimo 1° luglio a Vicenza Calcio Spa, cancellato dal fallimento sotto il profilo giuridico, e che ne erediterà la tradizione sportiva, Federazione e sindaco permettendo.

A Padova hanno avuto la fortuna di trovare due imprenditori locali che si sono fatti carico di subentrare alla disastrosa proprietà precedente per assicurare la continuità di una storia sportiva ultracentenaria. Così, almeno per ora, non sembra stia succedendo a Vicenza, dove industriali e finanzieri latitano dando l’impressione di non avere assolutamente a cuore un patrimonio della cultura popolare locale qual è la società biancorossa.

Davvero c’è da chiedersi perché, sotto i Berici, sia impossibile trovare delle figure che vogliano salvare il Vicenza. L’esempio che arriva da vicino, dai cugini-rivali padovani, indica che non ci vuole molto per farlo, non servono magnati né chissà che investimenti: basta saper coniugare professionalità e passione.

(Ph: Facebook – Calcio Padova)