Treviso, Conte e De Checchi “garanzia moderata” per i cattolici

Il mondo che gravita attorno alla Curia ha uno storico feeling per il centrosinistra. Che oggi è in crisi

C’è una parte del voto cattolico, quello più vicino alle organizzazioni strutturate che operano a stretto contatto con la Curia come Caritas e Acli, che storicamente a Treviso ha un certo qual feeling col centrosinistra. Ma questa volta non è detto che il feeling si traduca in voti per il sindaco uscente Giovanni Manildo (Pd).

I TEMPI CAMBIANO
Può sembrare ovvio ricordarlo, ma anche nella bianca Treviso sono ormai trascorsi i tempi di Pio XII, quando sul cruscotto delle principali diocesi venete, a portata di dito, pacchetti interi di voti venivano indirizzati a tizio piuttosto che a caio, solitamente maggiorenti della Dc locale. Prendiamo le Acli. Da anni, in modo più o meno approssimativo, l’associazione viene accreditata di simpatie di centrosinistra. Tuttavia la sezione della Marca ha dato vita da settimane ad una agenda di incontri ufficiali con tutti i soggetti candidati alle amministrative. Il tutto è avvenuto senza clamori particolari sui media, con appuntamenti ben scadenzati dei quali comunque è stata data notizia sul bollettino on line dell’associazione.

NO ENDORSEMENT, NEMMENO UFFICIOSI
Andando su per li rami al vescovo Agostino Gardin, il suo atteggiamento sarebbe il seguente: di endorsement, ufficiali o ufficiosi, non se ne parla. E non solo per la prudenza super partes tipica della curia e della Chiesa in generale. Ma per una ragione tutta politica e locale. Le recenti elezioni politiche del 4 marzo hanno consegnato al Paese un Nord, ed un Veneto in particolare, in cui la Lega ha vinto a mani basse. Di senatori e deputati del Carroccio che hanno staccato un biglietto di sola andata per Roma se ne contano a bizzeffe, anche dalle parti del Trevigiano. All’Episcopio non potevano ignorare questo fattore. E nessuno ha pensato di mettersi di traverso rispetto ad un establishment leghista locale che sarà pure distantissimo sul tema dell’immigrazione, ma che su altri dossier come la famiglia e il sostegno alla educazione scolastica cattolica non è mai stato un interlocutore sordo.

IL FATTORE DE CHECCHI
L’altro ragionamento che nei corridoi del vescovado è riecheggiato più volte riguarda il candidato vicesindaco dello schieramento di centrodestra. Si tratta dell’azzurro Andrea De Checchi. Da destra e sinistra viene descritto come persona molto preparata e ben addentro ai gangli della macchina comunale, anche per la sua passata esperienza di assessore alla sicurezza dal 2008 al 2013. In vescovado De Checchi è stato da subito identificato come la figura di garanzia qualora la compagine guidata dal candidato sindaco leghista Mario Conte (Lega) dovesse assumere la guida dei Trecento e di Ca’ Sugana. Moderazione, capacità di dialogo, buona sensibilità per le istanze del mondo cattolico, capacità di districarsi coi problemi amministrativi, sono le credenziali del consigliere De Checchi che avrebbero dato alla diocesi quella tranquillità necessaria per immaginare che, dovesse vincere Conte col sostegno di un intramontabile Gentilini, non ci saranno ripercussioni nella abituale dialettica tra piazza Duomo e Ca’ Sugana.

OGGI LA LEGA NON È (PIU’) GENTILINI
Ecco, Conte, umanamente e anche politicamente, pur essendo stato il suo “figlioccio”, non è Gentilini. E viene apprezzato per questo: da lui non si sentono e non si sentiranno battute sgradevoli all’orecchio timorato di Dio su «carri piombati, Dio patria e famiglia, razza Piave, leprotti e culattoni». Tutto questo per dire che il mondo cattolico ora guarda più a destra? Non esageriamo, la predilezione per la coalizione “progressista” rimane, ma la “base” degli elettori più credenti e praticanti ora è più contendibile. E questo gli sfidanti lo sanno.

Ph: Diocesi di Treviso