Treviso, ultimo consiglio per Manildo: «ci abbiamo messo il cuore»

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato di Giovanni Manildo, sindaco di Treviso, nel giorno del suo ultimo consiglio comunale da amministratore, prima delle elezioni del 10 giugno 

Essere il sindaco di Treviso e dei trevigiani è stato per me un onore, un privilegio. Cinque anni fa ho intrapreso la sfida da sindaco non per ambizione personale, ma per amore della nostra città e dei trevigiani. Ed è per questo che ho messo il bene di Treviso davanti a tutto e a tutti. Amministrare la propria città è totalizzante, nel tempo, nelle proprie competenze e nelle proprie emozioni. Non avrei potuto fare tutto questo da solo. Tengo a ringraziare per questo, in questa sede, la mia famiglia: mia moglie Valentina, i miei figli, che in questi anni hanno condiviso con me la gioia, ma anche il peso dell’amministrare questa città. Grazie per esserci stati sempre, grazie per la vostra generosità, per non avermi consentito di mollare mai. Per tutta la nostra famiglia quest’esperienza è stata un’occasione di crescita, un’occasione per scoprire quello che nella vita conta davvero: avere delle persone che, giorno dopo giorno, camminano accanto a noi.

Grazie alla mia squadra, all’amministrazione tutta, che in questi anni hanno saputo voltare pagina, cambiare le proprie abitudini, accogliendo tutte le sfide che si presentavano come un momento di crescita per la città. In questa sede tengo a ringraziare i consiglieri comunali che hanno saputo interpretare il proprio ruolo come un servizio alla propria città. Per me Treviso ed i trevigiani vengono prima di tutto. Ed è questa la sintesi dell’azione di governo messa in campo in questi cinque anni. Treviso è oggi una città che pulsa. Una città che ha un cuore e che ha una senso di comunità straordinari. Treviso è una città delle persone. Una città che sa esprimere talenti, energie civiche e forza. Una città composta da tanti eroi silenziosi che ogni giorno lavorano per il bene della città, nei nostri uffici, sulle strade, nei nostri ospedali, nelle nostre scuole, nei nostri bar, nei nostri ristoranti, nei nostri alberghi, nelle nostre case di ricovero. Lo ricorderemo domani, in occasione della Festa del Primo Maggio, il valore del lavoro, di quanto esso sia radicato nella nostra comunità che vive l’occupazione come un fattore di identità, uno specchio nel quale riconoscersi. Per questo la perdita e la necessità di ritrovare il lavoro è un processo tragico e al tempo stesso edificante: il lavoro costruisce non solo beni, ma l’identità delle persone. Sono eroi silenziosi tutti i trevigiani che rendono questa città meravigliosa. Ed è per tutti i trevigiani che ce l’ho messa tutta. Ho sempre lavorato con dedizione, pancia a terra, per rendere i trevigiani sempre più orgogliosi della loro comunità e della loro città.

Ce l’ho messa tutta è vero, ma amministrare è complesso. Fare il sindaco è complicato. Noi sindaci spesso siamo lasciati soli. Amministrare non è facile. Gridare dalla tribuna è molto più semplice, ma essere seduto sulla sedia da sindaco e avere la fascia significa governare e fare scelte. Io l’ho fatto mettendo Treviso ed i trevigiani prima di tutto. Io ho governato come persona guardando negli occhi i cittadini e cercando di motivare sempre le mie scelte. Se qualcuno non si è sentito protetto o se non sono riuscito ad ascoltare tutti o se non sono riuscito a risolvere i problemi di tutti i trevigiani, chiedo scusa. Una cosa deve essere chiara e lo ribadisco con forza: ce l’ho messa tutta. Io e la mia squadra ce l’abbiamo messa tutta. Ci abbiamo messo il cuore.

(Ph: Facebook – Giovanni Manildo sindaco)