Bombe sulla Siria, la prova che l’Italia non conta nulla

Usa, Regno Unito e Francia sono liberi di attaccare chi vogliono. E Roma non riesce a tenere la schiena dritta

Per quanto possa sembrare strano ci sono dei collegamenti politici tra Aldo Moro e il recente attacco in Siria, e dei collegamenti politici tra l’attacco in Siria e Kim Jong Un. Prima di passare all’analisi dei collegamenti, avendo fatto il militare negli NBC (difesa Nucleare, Biologica, Chimica), mi sono chiesto che senso ha bombardare un presunto deposito e/o laboratorio di armi chimiche. Se ci fossero state veramente delle armi chimiche, o peggio batteriologiche, nei siti colpiti, avremmo avuto un disastro ambientale di proporzioni catastrofiche. Partendo dal presupposto che, se non i politici, almeno i militari americani non siano degli imbecilli, il bombardamento è stato programmato per non colpire un deposito di armi chimiche.

Nella schizofrenia del momento questa è una buona notizia. Per comprendere i collegamenti partiamo dagli articoli del Trattato Nord Atlantico (Nato). L’articolo 1 dice: «Le parti si impegnano, come stabilito nello Statuto delle Nazioni Unite, a comporre con mezzi pacifici qualsiasi controversia internazionale in cui potrebbero essere coinvolte, in modo che la pace e la sicurezza internazionali e la giustizia non vengano messe in pericolo, e ad astenersi nei loro rapporti internazionali dal ricorrere alla minaccia o all’uso della forza assolutamente incompatibile con gli scopi delle Nazioni Unite».

Mentre l’articolo 5 recita: «Le parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse in Europa o nell’America settentrionale sarà considerato come un attacco diretto contro tutte le parti, e di conseguenza …». Evito di riportarvi l’art. 11 della Costituzione ormai noto a tutti. Sia chiaro che USA, Gran Bretagna e Francia sono liberi di bombardare chi vogliono, ma cosa centra la NATO con questa azione? Non è stato attaccato nessun paese Nato, inoltre è stato fatto un uso della forza assolutamente incompatibile con gli scopi delle Nazioni Unite, in violazione dell’articolo uno dell’alleanza. Perché il Governo e il Parlamento italiani in virtù degli articoli della Trattato Nord Atlantico e dell’art. 11 Costituzione non hanno rilevato questa violazione?

Un indizio lo possiamo trovare in un articolo di Aldo Moro scritto per Il Giorno nel gennaio 1978 e non pubblicato «per motivi di opportunità». Era in corso la trattativa per una inclusione dei comunisti, anche se il PCI aveva accettato la Nato, per gli americani rappresentava ugualmente un problema e lo esplicitarono apertamente, Moro osservava: «I giudizi espressi nei giorni scorsi da parte americana sugli sviluppi della politica italiana e la possibilità di accesso dei comunisti al Governo del nostro Paese hanno destato vivaci polemiche ed introdotto qualche nuova ragione di tensione». Moro, pur prendendo atto della realtà, «e questa è una cosa che sarebbe da ingenui non comprendere, prima perché è un dato della realtà (e fuori dalla realtà non si fa politica), poi perché un assetto bilanciato è un fattore di pace, certo non sufficiente, ma essenziale», rivendicava una autonomia decisionale perché: «se una democrazia non fosse in grado di accettare e di riassorbire una polemica, e per giunta in materia così delicata ed importante, essa cesserebbe di essere tale e cioè viva, problematica ed aperta».

Quaranta anni dopo siamo sempre allo stesso punto, se Moro ebbe il coraggio di rivendicare l’autonomia politica e il superamento delle polemiche Nato, oggi i suoi eredi non riescono nemmeno ad assumere la posizione eretta, quindi la democrazia italiana è ancora viva, problematica e aperta? Nato SI o Nato NO è una questione secondaria, il nocciolo per noi italiani è la nostra incapacità di richiedere il rispetto dei trattati internazionali ai nostri partner, dalla Nato all’Unione Europea.

Il collegamento tra Attacco alla Siria e Nord Corea l’ha evidenziato James Griffiths in un articolo apparso sul blog della CNN. In sostanza Griffiths osserva come l’intervento in Siria rafforzi l’idea della Corea del Nord di mantenere il proprio armamentario nucleare come deterrente, per evitare di fare la stessa fine di Libia, Ucraina e della Siria. I dirigenti nord coreani osservano che la Libia ha fatto una brutta fine quando ha rinunciato al suo programma nucleare. All’annuncio della rinuncia del nucleare nel 2003, pacche sulle spalle di congratulazioni a Gheddafi da parte americana e inglese, nel 2011 però l’hanno tirato giù dalle spese, e chissà che fine avrebbe fatto Assad se non ci fossero i russi. Possiamo considerare la dittatura coreana becera, repressiva e brutale, ma è indubbio che il bombardamento in Siria sarà sicuramente un argomento di discussione nelle prossime trattative con gli Stati Uniti. In attesa di sapere cosa farà l’Iran, Kim Jong Un ha segnato un goal a porta vuota, forse è meglio parlare di autogol occidentale, voi comprereste un’auto usata da Trump, Macron e May?

L’attacco in Siria ci ha confermato che l’Italia non conta nulla a livello internazionale e a livello Nato, gli altri violano tranquillamente i trattati ma in Italia nessuno, o quasi, apre bocca. Contiamo meno della Turchia che ha un Pil la metà del nostro ma ha la propria moneta, e non mi sembra che la globalizzazione la stia schiacciando. In questo contesto internazionale i nostri politici continuano a cantare: “fatti più in làaa”.