Idrovia Pd-Ve, eterna incompiuta: i ministri vadano a studiare in Olanda

È dal 1974 che se ne parla. L’opera è utile per decongestionare l’A4 e come canale scolmatore

La maglia nera dell’opera incompiuta con sperpero di risorse pubbliche spetta all’asta idroviaria Venezia-Padova. Si tratta di un’autostrada d’acqua di cui si parla dal 1947. Nel tempo i media locali hanno classificato in vari modi quest’opera: «fantasma», «dei misteri», «della discordia».

La prima autorizzazione di spesa avvenne con legge 92 nel 1963. In seguito la legge n. 16 del 2000, che ratificava l’accordo europeo sulle grandi vie navigabili d’importanza internazionale, includeva nella lista di vie navigabili d’importanza nazionale il canale Venezia-Padova.

Circa 54 anni fa (agosto 1964) il Genio Civile di Venezia presentò il progetto dell’idrovia, costruita al 60% con una quantità di risorse che al valore attuale corrisponde a circa 75 milioni di euro. La bocciatura al completamento dell’opera avvenne nel 1993, a seguito di uno studio commissionato dalla Regione Veneto. In seguito altri studi hanno dimostrato l’importanza dell’idrovia che coglie vari obiettivi come il decongestionamento dell’intasata A4 (Torino-Venezia-Trieste) e la statale 11 tra Padova e Venezia. Nel 1985 un’approfondita verifica svolta dallo studio d’Ingegneria C.P.C. di Padova, con la consulenza generale dell’Halcrow e Codi Londra quantificava in circa quaranta mila autotreni annui il traffico attratto dall’idrovia.

Si tenga presente che il conto è fatto per navigli da 1350 tonnellate e non su quelli da 2000 tonnellate che dovrebbero invece interessare il progetto riveduto dell’idrovia Pd/Ve. L’idrovia inoltre avrebbe la funzione di scolmatore delle piene del Brenta salvaguardando il rischio di alluvione nel territorio della Bassa padovana dovuta all’altissima instabilità idraulica per l’incapacità della rete idraulica minore, formata dai canali della bonifica, che hanno mostrato difficoltà a causa della crescita impetuosa della urbanizzazione e delle trasformazioni nell’uso del suolo.

Incomprensibilmente però nel Piano Regionale dei Trasporti del Veneto fu prevista la trasformazione dell’asta idroviaria in “camionabile” con lo sperimentato project financing. La cementificazione dell’asta causerebbe l’aumento del rischio d’inondazione del padovano come denunciato da una delle massime autorità del settore, il prof. D’Alpaos. L’Unione Europea ha rilanciato le vie navigabili attraverso la revisione delle reti strategiche di trasporto (TEN-T) e lo sviluppo del Programma NAIDES e, alcuni anni fa, attraverso l’Allegato Infrastrutture al DEF,si “recuperò” l’asta idroviaria Padova-Venezia catalogandola nella generica e atemporale voce “attività programmate”.

Sempre nell’Allegato Infrastrutture di 7 anni fa il governo affermava di voler recuperare i 990 km di rete e canali fluviali ubicati nel settentrione d’Italia dove è movimentato il 60% delle merci del Paese. Noi ci limitiamo a osservare che il governo sarebbe stato molto più credibile se, unitamente alle dichiarazioni di principio, avesse allocato delle risorse in bilancio per dare un segnale chiaro verso una modalità di trasporto economica e ambientalmente sostenibile.

Ora la Corte dei Conti finalmente avvia un’istruttoria su questo gigantesco spreco. E’ intervenuto sull’argomento l’avvocato Cacciavillani evidenziando «la responsabilità per l’erroneità dell’avvio della costruzione di un’opera senza il completo finanziamento». Resta inteso che agli ultimi ministri dei trasporti (compreso l’attuale, il ministro della cura del ferro, inteso come montagne di soldi per la Tav e il cemento per giustificare le proroghe delle concessioni autostradali senza gara dei trasporti sulle vie d’acqua interna) interessa ben poco.

Bisognerebbe spedirli in Olanda a studiare il canale Van Stankenborg che collega Amsterdam con le province di Friesland e Groeningen. Infine chissà la fine che ha fatto il progetto “365 Po River System” per la navigabilità del Po, finanziato anche dalla Regione Veneto. Progetto sviluppato con la collaborazione di Unioncamere del Veneto e rientrante tra le reti strategiche europee. Il limite? Costa appena 7 miliardi di euro.

(Ph: YouTube – Nicola Dell’Urbex IT)