Verona, promosso funzionario Agec che patteggiò per l’affaire Tartaglia

É il caso di Dusi che ora occupa la casella più alta dell’organigramma prima del livello dirigenziale. E il presidente Niccolai è di Verona Pulita

Nonostante sia finito per un periodo ai domiciliari e nonostante abbia patteggiato una pena di un anno e mezzo, una volta tornato in ruolo un importante funzionario di Agec coinvolto nell’affaire Tartaglia, Davide Dusi, è stato elevato di livello. Generando, almeno secondo una voce che circola a Palazzo dei Diamanti, più di qualche malumore tra i dipendenti. E in una parte della maggioranza di centrodestra a Palazzo Barbieri.

Dusi è addetto agli affari generali dell’ente di via Noris, che si occupa per il Comune di Verona della gestione del patrimonio delle case popolari, di servizi cimiteriali e delle farmacie pubbliche. Giusto cinque anni fa, come ricorda l’Arena, all’epoca 38enne, rimase invischiato in una storia di malversazioni che colpirono l’Agec quando a palazzo Barbieri imperava l’amministrazione comunale capitanata da Flavio Tosi. La società partecipata finì all’epoca in un maxi scandalo dopo le denunce dall’avvocato Michele Croce, già presidente dello stesso Agec che di lì a poco divenne uno dei più fieri oppositori politici di Tosi, tanto che oggi la sua formazione civica, Verona Pulita, è parte della maggioranza dell’attuale sindaco di centrodestra Michele Sboarina. Croce oggi è presidente di Agsm, la più importante holding municipale della città.

In realtà la reintroduzione al ruolo di Dusi fece un certo clamore sui media scaligeri. Nel 2014 ancora l’Arena spiegò che i funzionari coinvolti nell’affaire Tartaglia e che avevano patteggiato la pena per la malagestio dell’ente pubblico (oltre a Dusi, Giovanni Bianchi, Giorgia Cona, Alessia Confente e Luisa Fasoli) pur costretti ad una procedura di «dequalificazione con conseguente riduzione dello stipendio e un ridimensionamento delle loro funzioni», sarebbero tornati al loro posto di lavoro dopo un periodo di sospensione perchè una «pronuncia della Corte costituzionale… stabilisce che il patteggiamento sia insufficiente per l’apertura di un procedimento disciplinare finalizzato all’espulsione del dipendente». Si tratta in realtà di una interpretazione che ancora divide il mondo degli specialisti del diritto del lavoro. Ma ad ogni modo il patteggiamento permise a Dusi di far ritorno entrando nello staff della direzione generale.

Ora confrontando gli organigrammi di Agec datati 2015 e 2018 che Vvox ha potuto consultare emerge un fatto singolare. Nel 2015, appena un anno appresso dal ritorno al suo posto di lavoro, Dusi è inquadrato come impiegato di livello 8S, uno dei gradi più alti dell’ambito impiegatizio. Tuttavia l’organigramma del 2018 riporta che lo stesso Dusi sale ancora di livello e diviene caposezione con inquadramento a quadro superiore «QS», il massimo prima della soglia dirigenziale. La decisione che ha avuto l’avallo definitivo del direttore generale Giovanni Governo nonché il placet del presidente Roberto Niccolai, avrebbe però generato qualche mal di pancia nella civica Verona Pulita: non solo perché fu questa compagine a scatenare il fuoco di fila delle accuse contro Agec, poi rivelatesi fondate; ma anche perché Niccolai è espressione proprio di Verona Pulita.

L’altro grande interrogativo riguarda invece proprio la dequalificazione di cui parlò l’Arena nel 2014. Come è conciliabile un demansionamento di quel genere con un organigramma che addirittura parla di promozione al più alto livello della gerarchia? I vertici di Agec pur contattati per avere un chiarimento in merito hanno preferito non rispondere.

Rimane infine una curiosità sullo sfondo. Tra coloro che hanno patteggiato, Bianchi è stato reintegrato nello stesso ruolo che aveva prima delle indagini, ovvero quello di addetto al settore informatico. Come mai, anche per un mero criterio precauzionale, Bianchi non è stato destinato ad altra mansione? Il ruolo chiave che riveste il settore informatico è, astrattamente parlando, nevralgico nell’ambito della redazione di bandi di gara, che sono uno dei punti deboli in termini di trasparenza di qualsiasi amministrazione pubblica. Ed è proprio l’ambito dei bandi che finì sotto la lente d’ingrandimento dei magistrati all’epoca dello scandalo che vide quale principale indagato proprio l’ex dg di Agec Sandro Tartaglia. Anche questo sarebbe stato un argomento sul quale i vertici di Agec avrebbero potuto dire la loro.