Caso Agec, opposizioni all’attacco: «Niccolai e Sboarina chiariscano»

Le reazioni di M5S, Bertucco e Benini (Pd) sulla promozione di un funzionario della società comunale di Verona che ha patteggiato dopo lo scandalo Tartaglia

Funzionario promosso nonostante il patteggiamento giudiziario sull’affaire Agec a Verona? Dopo le rivelazioni di Vvox di ieri, a Palazzo Barbieri le acque sono agitate. Cinque Stelle, Sinistra e Pd alzano la voce e chiedono lumi all’azienda e alla giunta di centrodestra guidata da Federcio Sboarina.

Il consigliere comunale del M5S Alessandro Gennari, vicepresidente del consiglio comunale, si dice stupito: «Oltre al danno, la beffa. Dopo mesi e mesi di scandali e dopo il processo scaturito dal caso Tartaglia, leggere che un funzionario non solo avrebbe riacquisito la posizione lavorativa precedente ma è addirittura salito di grado, mi lascia interdetto». La sua critica si rivolge alla lista civica Verona Pulita da cui viene l’attuale presidente di Agec, Roberto Niccolai: «Verona Pulita ha fondato tutta la sua esistenza su princìpi quali la meritocrazia, l’efficienza e l’onestà, valori sacrosanti in cui mi riconosco poiché cardini del M5S sin dalla sua nascita. Oggi i veronesi si chiedono cosa sia rimasto di quei princìpi. Comprendo pertanto eventuali mal di pancia da parte dei dipendenti di Agec. Mentre nei Paesi nordeuropei saltano ministri per aver copiato una tesi di laurea, in Italia si può tranquillamente aspettarsi che nulla cambi, nemmeno dopo le sentenze definitive di un processo. Forse i vertici di Agec debbono qualche spiegazione alla città».

Non usa mezzi termini Michele Bertucco della civica Sinistra in Comune: «Agec non riesce ad essere una azienda normale. Cambiano i presidenti ma non cambiano i metodi. In quale azienda normale verrebbe promosso un dipendente che ha patteggiato una condanna per reati commessi nella stessa azienda? Ci troviamo di fronte ad una società che a distanza di mesi non ha ancora nominato il direttore generale. La promozione di Davide Dusi non è stata presentata e discussa nel consiglio d’amministrazione. È una decisione del presidente e del direttore reggente. So che è stata presentata una richiesta di chiarimenti da parte di alcuni consiglieri e so che il cda ne discuterà nella prossima riunione. Per una amministrazione che aveva garantito legalità e trasparenza mi sembra un grave infortunio».

Il consigliere comunale del Pd Federico Benini, dal canto suo, chiede spiegazioni direttamente alla giunta: «Questa vicenda è molto preoccupante. Fermo restando che nelle prossime ore mi attiverò presso chi di competenza per capire come stiano nel dettaglio le cose, mi auguro che la giunta si premuri di spiegare quanto accaduto: e con la massima sollecitudine. L’affaire Agec è stato una umiliazione per Verona. Sapere che quella ferita si possa in qualche modo riaprire non è affatto un bel segnale per la cittá».

Il leader di Verona Pulita, l’avvocato Michele Croce, presidente di Agsm che la più importante holding municipale, almeno per ora si limita ad un «no comment». Sul fronte aziendale, starebbe serpeggiando il malumore tra i dipendenti di Agec, in primis tra coloro che chiedono che il Comune vagli attentamente sotto il profilo giuridico la procedura con cui nel 2014 si evitò il licenziamento in tronco per i dipendenti che avevano patteggiato. Su quello politico, invece, nel cda presieduto da Niccolai e composto da Maurizio Ascione, Luigi Contolini, Anita Viviani ed Elena Marchesani, più di qualche consigliere avrebbe chiesto al presidente chiarimenti in merito alla promozione di Dusi.

Le opposizioni si apprestano a chiedere spiegazioni ufficiali con i tipici atti del sindacato ispettivo, come le interrogazioni. E la querelle potrebbe deflagrare giovedì prossimo a Palazzo Barbieri dove è prevista la prossima seduta del consiglio comunale.