I magnifici 7 alla conquista di Treviso

Cronaca ragionata del primo dibattito fra i candidati sindaco. Molto ordinario, poco polemico

I magnifici 7 si sono manifestati al popolo di Treviso in tutta la loro magnificenza. I supereroi sono i candidati a sindaco che ieri sera, al cinema Corso in centro, hanno sventagliato sulla sala (piena) le loro mitragliate di idee, proposte e punzecchiatine. Oddio, forse proprio mitragliate non son state: il tono è stato composto, i contenuti non particolarmente brillanti, l’atmosfera, più che di guerra, è stata di confronto un po’ grigio, da amministratori (o aspiranti tali: qualcuno ha mostrato una pesante naiveté, praticamente non sapeva le materie) più che da politici ammaliatori e paraculi. Da questo punto di vista il generoso ospite, l’associazione “Rivivere Treviso” col suo presidente Enrico De Wrachien, può dirsi soddisfatto: il moderatore Domenico Basso (direttore di TvA Vicenza) in sostanza non ha dovuto moderare nessuno di loro. Eccoli, in rassegna alfabetica, ciascuno con un oggetto-simbolo della città: Maristella Caldato (Treviso Unica, una clessidra), Said Chaibi (Coalizione Civica, un gomitolo con colori diversi, in rimando alle diverse anime della sinistra), Carla Condurso (Popolo della famiglia, un biberon), Mario Conte (centrodestra, una conchiglia, a ricordare il cattolicissimo Cammino di Santiago), Domenico Losappio (M5S, un pulmann giocattolo), Giovanni Manildo (centrosinistra, una lampadina, a rappresentare il progetto di illuminazione su cui punta molto) e Elisabetta Uccello (Casapound, un quadro che raffigura una trincea, a raffigurare la lotta alla privatizzazione dei servizi pubblici).

Basso fa scaldare i motori sulla vita in centro storico. Ad accenderli, ma come un diesel, è la Caldato, che ha una caratteristica particolare: l’invidiabile competenza da consigliere comunale è tradotta in un linguaggio da addetti ai lavori, citando persino le delibere con la data esatta a memoria. La candidata del Popolo della Famiglia attacca un pistolotto sulla maternità e sulla «natalità come forma di economia». Il leghista Conte entra nel merito e con la sua cadenza popolaresca fa passare i seguenti concetti: attenta calendarizzazione degli eventi, niente pià supermercati e bancarelle in piazza, sì ai mercatini ma non se creano confusione. Si becca un sonoro applauso quando ricorda la chiusura di tre domeniche per manifestazioni sportive, e per l’accessibilità giura che spegnerà i varchi elettronici durante la settimana. Il compagno Chaibi sfodera la sua arma-fine-di-mondo: l’istituzione di un «assessorato alla Notte, per sviluppare l’economia dopo le 21 di sera», e butta lì il sogno di una città universitaria per rimpolpare i soli 6 mila residenti del centro.
Il grillino Losappio, prendendosi il plauso dei presenti, parte dall’area Appiani, «che ha tolto vita al centro», e se ne prende un altro quando dice no all’area commerciale sulla Feltrina. Per gli eventi culturali, pensa al modello Mantova. Il sindaco Pd uscente, Manildo, inorgoglisce i suoi coi 16 festival, con le mostre di Goldin, difendendo il piano parcheggi e i cantieri aperti. La camerata Uccello insiste sul problema «strutturale» della spesa pubblica che oggi manca a causa dei vincoli Ue, e punta il dito contro l’«assurdità» di enti pubblici che pagano l’affitto all’Appiani.
Di qui a passare alla vexata quaestio della pedonalizzazione, è bastato un giro di domande. Per Conte, così com’è, è una «penitenza, dal lunedì al venerdì Treviso è deserta»; Chaibi a sorpresa si complimenta con il detestatissimo assessore Camolei per essersi dovuto sobire l’eredità lasciata in questo campo dal vicesindaco Grigoletto; Manildo minimizza la portata, e contrattacca con un 25% in più di turisti, e promette di rafforzare parcheggi e trasporto pubblico «fortissimamente»; per Casapound i varchi elettronici sono soltanto uno strumento «per fare cassa».

Sui quartieri Manildo rassicura: «ora i soldi per riqualificarli ci sono». Ma la Caldato, combattiva, gli fa presente che finora «solo alcuni hanno beneficiato di quelli derivati dalla vendita delle quote nell’aeroporto Save». La Condurso se ne esce un po’ bizzarramente con l’immagine puramente sognante di un «quartiere dell’arte attorno al museo di Santa Caterina», ma sottolinea che «è solo un’idea». Conte cavalca il cavallo della sicurezza, e promette di reintrodurre i vigili di quartiere. Manildo gli ribatte che i vigili sono già aumentati (qualcuno nel pubblico sibila: «ma non si vedono…»), e fa appello ai controlli di vicinato degli stessi cittadini. Ma soprattutto esalta il piano di illuminazione totale globale con un bando da 11 milioni di euro. Casapound non poteva non schierare il suo furor polemico contro l’immigrazione, ma la Uccello aggiunge anche che l’insicurezza «ha cause economiche» (un presente in sala: «ma questa xe comunista»). La Caldato, pugnace, dà una stoccata a Manildo evidenziando la mancanza di un comandante dei vigili a tempo pieno, e contro le baby gang vorrebbe aumentare i miseri 100 mila euro destinati alle politiche giovanili. La Condurso, ispirata dalle misteriose vie del Signore, contro l’insicurezza schiererebbe un assessorato alla Famiglia (sic).

Il primo serio rumoreggiamento colpisce Chaibi quando dichiara che «a me insicurezza lo dà vedere i soldati per le strade», ma compensa con una reazione più favorevole quando afferma che le baby gang semplicemente non esistono, e con una ancor più favorevole quando dà questo bel pestone sui piedi, anche se a distanza, a Gentilini: «c’era uno sceriffo, e la situazione non è cambiata». Ma a sorpresa, anche Conte viene fischiato: succede quando dichiara che Manildo ha ereditato il lavoro delle amministrazioni precedenti sulla cultura. Anche a Losappio del M5S arriva una contestazione, quando gli scappa di dire che il problema delle fognature va risolto «a cominciare dalle periferie», anzichè dalla zona centrale dove invece è più sentito. La più subissata è la Uccello: con l’atteggiamento un po’ odiosetto di chi viene a far capire la verità a chi, i cittadini, fino ad allora non ha capito niente della vita, sul finale ha liquidato il dibattito come «cosmetico», e una salva di buuu l’ha sommersa. Ilarità diffuse, invece, pe la pia Condurso, con quell’aria di chi si è candidata sindaco ma un po’ per caso («ho sentito in televisione una volta che Treviso nella raccolta differenziata è una delle città più virtuose d’Italia»), specie allorquando si chiede, Alice nel paese delle meraviglie, «se era proprio necessario che l’aeroporto sorgesse lì… vi lascio con questo punto interrogativo». Un presente sbotta: «e dove lo metemo?».

Losappio come assessore vedrebbe bene Romeo Scarpa, il presidente di Italia Nostra che ha sfornato una piattaforma ambientalista per la campagna elettorale molto dura e molto dettagliata. Conte, invece, il forzista (ex An) Andrea De Checchi. Chaibi, dopo l’assessorizzazione della Notte, riscuote successo facendo balenare uno sportello unico per lo spettacolo, per tagliar via la burocrazia per gli eventi. Per Manildo è importante «che il teatro torni bene comune», e per questo ha scritto al presidente di Cassamarca, Dino De Poli (auguri: fra i due non corre buon sangue, e il successore designato è il leghista Gobbo…). Casapound lancia qualche idea controcorrente, come quando contesta il fatto che «i nostri bambini a 6 anni imparano l’inglese e poi a scuola non sanno nulla dei valori patriottici, di educazione civica, di macroeconomia», o come quando attacca frontamente la corsa al turismo in sè: «è qualcosa in più, non ci si può basare su un punto di domanda».

In sintesi: Manildo apparso un po’ sottotono, Conte molto misurato e Zaia-style, la Caldato ineccepibilmente tecnica, Losappio senza grilli per la testa, Chaibi scoppiettante, la Condurso im imbarazzante buona fede, la Uccello anti-moderata in un contesto ultramoderato. La campagna di Treviso è cominciata.

Tags: , , ,

Leggi anche questo