«5 maggio, Napoleone? Con i Veneti fu criminale»

Condividi
Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on LinkedInEmail to someone

Il 5 maggio si celebra l’anniversario di Napoleone Bonaparte, morto a Sant’Elena e ricordato nella famosissima poesia di Alessandro Manzoni. A scuola lo si studia come un grande condottiero, stratega, ma anche statista, avendo posto le basi per i moderni stati nazionali. Ma non tutti lo vedono come una figura positiva. Come per esempio Milo Bozzolan, che sul blog Dalvenetoalmondo lo paragona a Mussolini, Hitler e Stalin. Imperdonabile per Bozzolan, venetista doc, il trattamento riservato da Napoleone alla Serenissima. «In soli 20 anni di odiato dominio francese andarono in vario modo saccheggiate o distrutte: almeno 30 mila opere d’arte provenienti da chiese, conventi, scuole di arti e mestieri e sedi di magistrature venete – scrive Bozzolan -. 25 mila pitture, tra le quali capolavori come interi cicli del Carpaccio, Tiziano, Veronese, Pordenone, Mantegna ed altri. Un numero incalcolabile di sculture in legno ed in pietra, di leoni di S. Marco, di statue, tra le quali quella di S. Marco. Opere orafe in oro e argento, arredi, altari, ornamenti, vere da pozzo, la gran parte del Tesoro di S. Marco (sacro per i Veneti) fuso per pagare una colossale indennitá di guerra, che in realtá Venezia non aveva né dichiarato, né combattuto; le Insegne dogali ed il Libro d’oro dei Padri della Repubblica Serenissima, bruciato in Piazza San Marco».

«I dossali – prosegue Bozzolan – e le tribune in legno del Doge e dei Magistrati delle sale di Palazzo Ducale, migliaia di antichi manoscritti, incunaboli, stampe e libri di pittura, disegni, manoscritti musicali, codici rarissimi provenienti dalla biblioteca Marciana, da collezioni private veneziane o da monasteri. Candelieri, aste, mazze, lampade, crocefissi, bacili, tutti in oro ed in argento. Perle, diamanti e pietre preziose,  il Bucintoro – la nave di rappresentanza dello Stato Veneto, ornato di statue allegoriche – prima venne fatto a pezzi e poi bruciato per fondere le parti in oro. Numerosissime reliquie e reliquiari di Santi. Alle chiese e campanili rimasti rubò persino le coperture in rame e piombo. Soffocó in bagni di sangue le rivolte che inevitabilmente scoppiavano – aggiunge Bozzolan – vedi ad esempio le Pasque Veronesi. È stato l’artefice – conclude Bozzolan -con accordi imbrogli segreti (Leoben-Campoformido) di inganni e provocazioni, della scientifica eliminazione della Serenissima Repubblica. Il suo esercito fu il primo nella storia ad entrare in laguna violando la neutralitá dello Stato Veneto».

(Ph: Facebook – Milo Boz Veneto)

Tags: ,

Leggi anche questo