«Il Berlusconi di Sorrentino? Brutta copia dell’originale, lui è umile»

Il giovane berlusconiano Bazzarello: «rappresenta l’italiano medio, “bunga bunga” romanzato». E sulla Lega: «concesso troppo spazio»

«Sorrentino ha dichiarato che è stato più difficile fare un film su Berlusconi che sul Papa. Questo la dice lunga sulla caratura del Presidente». Roberto Bazzarello è un giovane berlusconiano doc, che conosce il suo Presidente (con la maiuscola) e che non è affatto convinto che sia un uomo sul viale del tramonto. Consigliere comunale a Tribano (Padova) e vicepresidente dell’Anci Giovani del Veneto, commenta così il film “Loro” di Paolo Sorrentino, incentrato, più che sulle vicende politiche e giudiziarie, sul mito dell’uomo Berlusconi (interpretato da Toni Servillo) e soprattutto su quel microcosmo di personaggi (“loro”, appunto) che gravitano intorno alla sua figura. Non ha ancora visto la prima parte del film, ma conta di andare a vederlo «per curiosità. Non mi aspetto nulla di più di quello che già si conosce sulla figura di Berlusconi, ma spero che il film lo dipinga per ciò che è realmente, anche se so già che non può che essere una brutta copia dell’originale. Questo posso dirlo conoscendo il vero Berlusconi».

Quante volte ha incontrato Berlusconi?
La prima volta gli ho stretto la mano da giovanissimo. Da allora ci siamo incontrati molte volte, ho anche festeggiato il mio compleanno insieme a lui. Ora è da un po’ di tempo che non lo vedo, a causa dei tanti impegni politici che lo assorbono completamente.

Mantiene sempre la sua lucidità e simpatia o con gli acciacchi dell’età è diventato più malinconico?
È sempre ironico, ottimista e allegro, anche se pure lui – come capita a tutti – ha vissuto dei momenti bui. Certo, l’età avanza, ma vale la battuta che ha fatto in campagna elettorale in Molise: a un pastore che gli ha detto che la vecchiaia arriva per tutti, ha risposto «posso toccarmi le palle?». Lui è giovane dentro. Viene da chiedersi dove trovi tutta quell’energia…

Nel trailer di “Loro”, la voce fuori campo domanda a Berlusconi: “davvero ti aspettavi di diventare l’uomo più ricco del Paese, fare il premier e che tutti ti amassero alla follia?”. Il peccato originale di Berlusconi è la sua megalomania?
Io penso che Berlusconi rappresenti l’italiano medio. Quello che gli viene criticato vale per tutti: ognuno vorrebbe una vita decorosa, arrivare primo, essere amato dagli altri. Non è Berlusconi megalomane, sono gli italiani ad esserlo, a voler arrivare primi.

Solo che lui ce l’ha fatta…
Sì: dall’edilizia, all’editoria, alla televisione, fino alla politica. Non dimentichiamo che è stato al governo più di chiunque nella storia d’Italia e ancora oggi ha un ruolo fondamentale nella politica nazionale. Se la sinistra in questi anni avesse capito chi è davvero Silvio Berlusconi – la sua umanità e capacità – non si sarebbe autodistrutta cercando di combatterlo ed eliminarlo.

Cosa pensa del rapporto tra Berlusconi e Gianpaolo Tarantini, l’imprenditore pugliese implicato nel caso Ruby, interpretato nel film da Riccardo Scamarcio? Non è stato quantomeno incauto legarsi a simili personaggi?
Berlusconi è sempre stato generoso e si fida delle persone che incontra. Succede a tutte le figure pubbliche di partecipare a incontri o cene con persone che non conoscono, finendo poi etichettati dalla stampa come “amici di”, quando in realtà non è così. Tra l’altro, lo stesso Berlusconi ci scherza sopra: sono stato ad Arcore e davanti agli ospiti chiama la sala da pranzo “la stanza del bunga bunga”. Ma è una stanza normale, poi la cosa è stata romanzata.

La prima parte di “Loro”, si conclude con una nota romantica: Berlusconi che riconquista la moglie Veronica, che per tutto il film si mostra distante e sembra quasi disprezzarlo. Sorrentino non lo demonizza del tutto, almeno nel finale, anche se per il resto lo tratteggia come un cumenda milanese. Secondo lei, chi è il vero Berlusconi, quello più autentico?
Il Berlusconi che conosco io è un ottimo imprenditore, ma anche un bravo padre e un bravo nonno. È una persona che fin da giovane è riuscita a realizzarsi, grazie alle sue capacità e avendo le intuizioni giuste negli anni giusti. Ma non è dedito unicamente al lavoro e agli affari: ha un gran cuore ed è sempre pronto ad aiutare il prossimo. Come lui ce ne sono pochi, se non nessuno.

A tal proposito, commentando “Loro” Emilio Fede ha detto: «il film non intende colpire Berlusconi ma raccontare il mondo che gli ha ruotato intorno. Non dimentichiamoci che Berlusconi è malato di generosità». È così? È un suo punto debole?
Penso che sia così: essendo una persona buona e che ascolta tutti può capitare di farsi condizionare da “loro”. Per fare un esempio, so che i tanti regali che riceve non li tiene per sé, ma li dona in beneficenza. È una persona che potendo donerebbe anche il cuore. Ricordo un imprenditore sardo che si diede fuoco davanti ad Arcore per problemi economici. Berlusconi non solo lo aiutò con il mutuo, ma anche con le cure. Non è difficile immaginare che ci siano persone pronte ad approfittarsi di lui cercando di avvicinarlo per avere un tornaconto.

Venendo alla politica, dopo il sorpasso della Lega nazionale, che futuro ha Forza Italia?
Il futuro è ancora da scrivere. Per me in passato abbiamo dato troppo spazio alla Lega, lasciando dei loro esponenti a capo delle coalizioni locali. Vedremo se ora la Lega avrà lo stesso rispetto nei nostri confronti. Forza Italia ha bisogno di rialzarsi e di non finire trainata da Salvini. E ce la può fare: il partito purtroppo è stato uno degli ultimi a rinnovarsi candidando persone nuove. Dobbiamo valorizzare di più la rete territoriale, puntando su amministratori capaci ed esperti e su e giovani preparati. Bisogna anche dire che, considerando tutte le difficoltà – a partire dall’incandidabilità di Berlusconi – il 14% ottenuto da Forza Italia alle elezioni politiche è un risultato importante.

Al posto di Salvini e Berlusconi, lei un governo coi 5 Stelle lo farebbe?
No. I grillini non mi stanno simpatici: sono partiti dal voler aprire il parlamento come una scatoletta di tonno e dal disprezzare le cravatte e poi hanno abbandonato le dirette streaming e si sono affidati al manichino Di Maio. In secondo luogo, sono impreparati e guidati dal blog della Casaleggio Associati. E poi hanno le idee molto confuse: prima sono contro l’euro, poi a favore; prima guardano al Pd, poi a Salvini, ma chiudendo le porte a Berlusconi e Meloni, salvo poi dire «se non governiamo noi si torni al voto». Sono dei bambini che stanno giocando con il futuro del Paese. L’arroganza di Di Maio è la stessa che ha punito Renzi. In politica invece bisogna essere umili.

Berlusconi è umile?
A modo suo, lo è. La sua autoironia lo dimostra.