«A Vicenza servono partecipazione e umiltà, il caso Fiera insegna»

Zaltron (ViNova): «il Pd non ha più identità, meglio il civismo nel centrosinistra»

«Sono uscito dal Partito Democratico circa un mese fa, quando sono state decise le liste elettorali. Non mi ritrovavo più nel contesto cittadino del mio partito, pur rimanendo fedele ai suoi valori. Il Pd a Vicenza ha una scarsissima identità. Così, ritrovandomi invece in quello di ViNova a cui mi ero avvicinato già da mesi, ho deciso di candidarmi a consigliere comunale su richiesta di Otello, a cui ho risposto di sì ad una condizione: “sarò leale, non fedele”». Lui è Lucio Zaltron, 57 anni, consulente nell’organizzazione di imprese, già responsabile della sicurezza della Fiera di Vicenza. Ed ex iscritto al Pd. L’Otello citato è Otello Dalla Rosa, che invece al Pd è ancora iscritto ma soprattutto è il candidato sindaco del centrosinistra in corsa nel capoluogo berico, e schiera una civica che si chiama per l’appunto ViNova, come la sua associazione. Zaltron rappresenta il caso, non proprio infrequente, di malcontento per l’andazzo nel partitone oggi guidato da Maurizio Martina (ma ancora di fatto in mano a Matteo Renzi), anche se per ragioni locali, più che nazionali. Il Pd di Vicenza città aveva in buona parte sostenuto alle primarie del dicembre scorso il giovane Giacomo Possamai, che oggi fa il “coordinatore politico” della campagna del vincitore interno Dalla Rosa. Zaltron è sempre stato dalla parte di quest’ultimo. Più in dettaglio, spiega lui alla nostra domanda se fosse in realtà prosaicamente perchè il partito non gli dava un posto in lista, «la sofferta decisione l’ho presa quando è stato deciso di abolire il limite del doppio mandato e di sospendere per 24 mesi chi si candida al di fuori del Pd, cosa che non era mai avvenuta prima. Possamai coordinatore? Sinceramente, è una figura che non ho capito. Gli rendo merito di essere un investimento per la nostra comunità, ma dovrebbe avere più pazienza».

Tolti questi sassolini, l’ex rappresentante sindacale della Cgil in Fiera (dove ha lavorato dal 1981 al 2014, e con cui è in causa di lavoro) passa proprio al tema del futuro di quest’ultima, tornato di prepotente attualità in questi giorni: «mi dà una grande amarezza vedere come sia stato disatteso lo scopo sociale di quando era un ente pubblico, e cioè “sviluppare e incentivare l’economia del territorio”». Sì, ma sono ormai parecchi anni che è una società per azioni, e per quanto il 98% del capitale sia pubblico (Comune, Provincia, Camera di Commercio di Vicenza), la finalità che persegue legittimamente è il profitto. «Ma è il principio che conta», ribatte Zaltron, «la Fiera resta un punto di riferimento per la comunità. Faccio un esempio: anche se non sono tifoso di calcio, sono orgoglioso quando il Vicenza vince. La Fiera è l’ambasciatrice della città nel mondo. Come lo era in Italia la Banca Popolare. Oggi tutti questi soggetti sono scomparsi o stanno scomparendo. E mi chiedo: quali politiche sono state fatte per garantire la comunità?». Il sindaco Achille Variati (Pd) difende la scelta di fondere la società fieristica con Rimini, incorporandola in una holding pur con una quota ultraminoritaria del 19%. Non c’erano alternative, dice, in un mercato mondializzato dove se resti piccolo, muori. Zaltron non concorda: «la ragione che ha costretto alla fusione è stato il debito generato dal nuovo padiglione. Non sono d’accordo con chi dice che altrimenti si falliva. La Fiera non ha fatto nulla per difendere il distretto degli orafi, che l’hanno costruita. Infatti è stato un errore abolire l’esposizione orafa di maggio: l’abbiamo regalata ad Arezzo, che è risorta. Per me la responsabilità sociale di un’impresa deve essere fondante». Zaltron si batte per essere reintegrato nel ruolo di quadro che ricopriva e perciò ora il suo rapporto con l’ex datore di lavoro è in mano agli avvocati. La sua situazione personale non potrebbe allora inficiarne il giudizio politico? «Il motivo dell’interruzione del mio rapporto di lavoro è dovuto alla mia personalità: non mi accontento delle spiegazioni ufficiali. Le scelte fatte negli ultimi anni mi hanno visto molto critico. E non ho mai accettato che un politico che non sa niente di un settore non metta a confronto i punti di vista, in base alla sola convenienza immediata, senza mai avere l’umiltà di ammettere di avere sbagliato». Ogni riferimento a Variati, che evidentemente si è fidato di chi ha gestito la Fiera, ovvero Matteo Marzotto e l’ormai direttore generale Corrado Facco, non è puramente casuale.

Zaltron nel frattempo si impegna nel volontariato (Fondazione Caponnetto) e nello sport (cura le relazioni del Vicenza Rugby), ma la sua fissa è la parola che è già ricorsa varie volte nelle righe sopra: comunità. Bellissima ed evocativa, ma non magari un po’ troppo idealistica, o peggio, retorica, persino per una città di media grandezza come Vicenza? «Non voglio passare da prete falso, ma io ci credo veramente. Non voglio andarmene via da Vicenza come fanno tanti: voglio mettermi a disposizione della mia comunità. Perchè i nostri problemi provengono dalla sua mancanza». Appunto: come si fa a credere in qualcosa che non c’è? Sembra un quesito teologico, ma è tutto politico. «La chiave sta nella partecipazione», risponde sicuro Zaltron, «l’ho vista ad esempio applicata con il bilancio partecipativo, e mi ha entusiasmato. Lo spirito responsabilizzante che dà il partecipare alla cosa pubblica è il primo vaccino contro il degrado. Come si raggiunge? Bisogna educare, informare, creare contesti favorevoli, e insistere, insistere, insistere. Chi amministra deve avere il coraggio di rompere le abitudini pigre. E poi insomma, non toglietemi il sogno, l’utopia!». Per carità, non sia mai. E tuttavia, come li traduce nel concreto, il sogno e l’utopia, visto che si candida a sedere in consiglio comunale? «Ad esempio proponendo ai cittadini di riqualificare gli argini dei fiumi per renderli ciclopedonali, sfruttando il fatto che Vicenza ha una rete fluviale ottima da questo punto di vista, occorre smettere di considerare i fiumi la succursale di una latrina». Difficile che i cittadini possano dire di no. Darsi da fare, però, è un’altra cosa. Ed è questo lo scoglio del cosiddetto civismo: dura lo spazio di una campagna elettorale. Zaltron, come sempre, guarda invece con l’occhio dell’inguaribile ottimista: «ViNova dovrebbe appunto fare quell’opera continuativa di educazione e impegno anche dopo le elezioni. E qui, bisogna dirlo, sta la grande differenza col centrodestra di Rucco: là non c’è nessuna partecipazione. Avrei preferito che la sfida vera fosse con il M5S, con cui vedo più affinità. Ma posso garantire che noi siamo veramente civici. Perchè non abbiamo una ideologia: seguiamo un metodo, quello partecipativo».